Il clan imponeva la carne degli “amici” ai supermercati di Palermo: 6 arresti

La carne venduta nei supermercati di Palermo doveva arrivare solo dai fornitori che indicava il clan, ed essere comprata a prezzo maggiorato. Una nuova indagine della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del capoluogo siciliano conferma che il settore alimentare continua ad essere importante per Cosa nostra. Pietro Formoso, fratello di boss che parteciparono alla strage di via Palestro a Milano nel’93, è stato raggiunto in carcere, dove si trova già per traffico di stupefacenti, da un mandato d’arresto, così come altre cinque persone. L’accusa nei confronti di Formoso è avere svolto un ruolo di rilievo nella famiglia mafiosa di Misilmeri, alle porte di Palermo, con interessi in città. Era la ditta amica dell’uomo a dover essere imposta nei negozi palermitani e della provincia.

Gli arresti

Il provvedimento del gip Nicola Aiello, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Palermo diretta dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca, ha portato in carcere anche altri cinque uomini: Lorenzo D’Arpa, Paolo Dragna, Francesco La Bua, Pietro Morgano, e Vincenzo Meli. La grande disponibilità di soldi, probabilmente legate al narcotraffico, veniva reinvestita nel settore della carne, in quello dell’oro e dei gioielli. Il clan poteva contare anche sulla complicità di una rete di imprenditori che approfittava della “protezione” per schiacciare la concorrenza.

Anche due insospettabili nel mirino degli inquirenti

Colpito da un divieto di dimora a Palermi un ispettore di polizia che prestava servizio al commissariato Porta nuova, Franco Paolo Migliaccio. Per lui l’accusa è di omessa denuncia: non avrebbe fatto seguito alla segnalazione di una donna su merce rubata e rivenduta in un compro-oro. L‘avvocato di Formoso, Alessandro Del Giudice è sotto indagine per aver ricevuto un “pizzino” dalla mani dello stesso durante una visita in carcere. Secondo Salvo Palazzolo di Repubblica, gli affari nel settore alimentare per Cosa nostra sono variegati: “Formoso aveva scelto la carne, i mafiosi più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro preferiscono l’olio extravergine di oliva, i mafiosi del centro città hanno investito nelle forniture di mozzarella e nel caffè. La lista della spesa mafiosa è davvero lunga: dai carciofi alle arance, al pomodorino, i boss sono ormai seduti a tavola”.

Le agromafie in Italia

Secondo il quinto rapporto sulle Agromafie di Eurispes e Coldiretti, il fatturato delle agromafie in Italia ammonta a 22 miliardi di euro l’anno, una cifra enorme. E in effetti i casi rilevati negli ultimi anni sono molti: Nel febbraio del 2016,i carabinieri del Ros hanno rivelato che la cosca di ‘Ndrangheta dei Piromalli  controllava la produzione e le esportazioni di arance, mandarini e limoni verso gli Stati Uniti, oltre ad avere pesanti interessi nell’import-export di prodotti olivicoli e ortofrutticoli. Sempre nel 2016, l’operazione Gamma Interferon ha sgomitano nel messinese una rete che immetteva carne infetta in commercio con la complicità di allevatori e veterinari, testimoniano di un campo d’affari per Cosa nostra dal valore di centinaia di milioni, probabilmente miliardi di euro, grazie ai fondi europei. Inoltre, gli interessi dei casalesi (Camorra) nel settore della logistica e dei trasporti dell’ortofrutta è stato appurato da diverse inchieste.