Interferenti endocrini, Francia contro Bruxelles: “Rischi elevati ma Ue fa poco”

“L’Europa non sta prendendo in seria considerazione il contrasto ali effetti degli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana”. L’atto di accusa è scritto nero su bianco in un documento riservato del governo francese anticipato oggi dal quotidiano Le Monde e che mette a nudo il ritardo europeo per ridurre le sostanze capaci di perturbare il sistema ormonale presenti in tanti oggetti di uso quotidiano: dai contenitori alimentari ai giocattoli, dal vestiario fino ai cosmetici.

“I regolamenti Ue non escludono i perturbatori ormonali”

Si legge nel report stilato per conto del governo di Parigi dall’Ispettorato generale degli affari sociali (Igas), dal Consiglio generale per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile (Ccedd) e dal Consiglio generale per l’alimentazione, l’agricoltura e gli spazi rurali (Cgaaer): “Ad oggi, i regolamenti della Ue non consentono l’esclusione degli interferenti endocrini. Lo scorso dicembre, un nuovo testo che stabilisce i criteri per la definizione degli interferenti endocrini è stato adottato dai suoi Stati membri” ma non è sufficiente come abbiamo anche noi più volte evidenziato.

Gli effetti sulla salute

Gli interferenti endocrini, come ad esempio gli ftalati usati per rendere le plastiche più morbide come quelle usate nei giocattoli o nelle stampe dei vestiti per bambini, piuttosto che il bisfenolo A, messo al bando nelle tettarelle dei bebé ma molto usato nei rivestimenti dei contenitori alimentari, o come i pesticidi, glifosato in testa, hanno degli effetti diretti sulla salute umana. Il report francese li elenca al governo di Parigi: “I perturbatori endocrini possono causare la riduzione della qualità dello sperma, l’aumento della frequenza di anomalie dello sviluppo di organi o funzione riproduttiva, abbassare l’età della pubertà“. Senza contare che sono causa anche dell’insorgenza del diabete e del cancro.

Criteri rigidi e così tante sostanze rischiano di non essere vietate

Insomma tanto basterebbe per correre in fretta ai ripari vietando l’uso di alcune sostanze o quanto meno riducendone le concentrazioni. E invece che fa la Ue? In otto anni, lo scorso settembre, ha partorito quello che abbiamo definito “un topolino“: ha finalmente fissato i criteri per definire una sostanza interferente endocrino ma ha talmente ristretto il mirino che dall’obiettivo rischiano di uscire una larga fetta di prodotti.

A essere criticati i criteri molto rigidi che identificano un perturbatore endocrino. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora mai richiesto per altre molecole problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione. C’è una volontà politica precisa?