Olio di palma, l’Efsa torna indietro sul cancerogeno 3-Mcpd

Sono passati meno di due anni da quando aveva stabilito limiti più stringenti per la presenza di 3-Mcpd nell’olio di palma, e ora l’Efsa torna sui suoi passi: l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha infatti più che raddoppiato la dose giornaliera tollerabile (Tdi) di questa molecola associata alla riduzione di fertilità e a danni ai reni. Il 3-Mcpd è un contaminante che si sviluppa durante il processo di raffinazione dell’olio di palma.

Due volte e mezzo in più

Nel 2016, la stessa Efsa aveva allertato sulla potenziale tossicità del 3-Mcpd, a seguito della quale il Salvagente aveva fatto analizzare la presenza di questa sostanza in decine di prodotti, trovando livelli allarmanti. Da allora l’industria aveva cominciato a sostituire l’olio di palma con grassi sostitutivi. invece, in un nuovo aggiornamento, realizzato usando le stesse prove del parere precedente ma usando un metodo scientifico aggiornato, l’Efsa ha aumentato il Tdi  per 3-MCPD da 0,8 μg per chilo di peso corporeo a 2,0. Pari a due volte e mezzo la quantità precedente. Come riporta FoodNavigator, la Commissione europea sta portando a termine la nuova legislazione dell’Ue volta a ridurre i livelli di esteri di glicole, un altro contaminante cancerogeno, negli oli vegetali e negli alimenti. Già a febbraio scorso l’Oms aveva alzato il livello accettabile allo stesso a cui l’Efsa l’ha riportato adesso.

I danni ai reni e alla fertilità

Il nuovo Tdi dell’Efsa di 2 μg è “considerato protettivo” per la salute dei reni e la fertilità maschile negli adulti, tuttavia, ha aggiunto l’autorità: “Un leggero superamento del TDI è stato osservato negli alti consumatori delle fasce di età più giovane e in particolare per gli scenari sui bambini che bevono solo latti in polvere” Questa revisione aggiornata ha certificato prove di ridotta motilità dello sperma e ridotta fecondità maschile nei ratti che sono stati esposti a più di 1 mg di 3-MCPD per chilo di peso corporeo al giorno in un breve periodo di tempo. Sono stati anche trovati collegamenti tra l’assunzione di 3-MCPD e l’iperplasia tubulare renale.