Le finte coop usate dai grandi del cacao contro i contadini

Raw cocoa pods in mans hand. Fresh cacao at plantation

Le organizzazioni di produttori di cacao lanciano l’allarme sul numero crescente di false cooperative, legate alle compagnie di cioccolato e i distributori di cacao, soprattutto in Africa occidentale e in America latina. A riportare la notizia il portale confectionerynews.com, che ha intervistato Sako Warren, segretario esecutivo della World Cocoa Farmers Organization (WCFO), e uno dei principali coltivatori di cacao al mondo. Le finte cooperative sarebbero destinate a favorire le imprese piuttosto che gli agricoltori, il che può portare allo sfruttamento anche nel settore del commercio equo e alle certificazioni biologiche.

2 su 20 vere

Secondo Sako Warren, queste false cooperative, “Non sono in realtà orientati alla cooperazione ma agenti d’acquisto stabiliti da una delle compagnie di cioccolato. “In Costa d’Avorio si hanno, ad esempio, 20 cooperative, a stento ne troverai due guidate da contadini”, ha affermato. Le principali compagnie di cioccolato stanno espandendo rapidamente i loro programmi di approvvigionamento sostenibile di cacao, in genere attraverso cooperative certificate del commercio equo e solidale. L’industria del cioccolato contribuisce quindi a sostenere le comunità di agricoltori a diventare gruppi organizzati per diffondere i suoi programmi di sostenibilità. Gli organismi commerciali degli agricoltori sono spesso favorevoli a questi programmi, ma il timore è che le società governino i gruppi di agricoltori per i loro interessi piuttosto che per quelli degli agricoltori.

Ipocrisia delle compagnie

“Ma quello che abbiamo nella maggior parte dei paesi produttori, – dichiara Warren – specialmente nell’Africa centro-occidentale, sono le cooperative messe in atto da una delle compagnie di cioccolato per poter dire alle persone ‘compriamo da cooperative”. “La maggior parte delle volte – spiega Warren – vedi che questi gruppi vengono creati in comunità che non sono troppo lontane da Abidjan o Accra, dove (le compagnie e i commercianti di cioccolato) hanno i mezzi di spedizione, e qui abbiamo un numero molto limitato di agricoltori”. Le aziende del cioccolato dovrebbero incoraggiare il raggruppamento del 90-95% dei piccoli coltivatori in modo che siano ben addestrati e sensibilizzati sul lavoro minorile. Ma affidarsi a cooperative create ad hoc non aiuta la battaglia contro lo sfruttamento. Warren aggiunge: “Il mercato del cacao a valle è altamente consolidato e il fatto che la base di produzione sia in gran parte disorganizzata ha provocato uno squilibrio sostanziale del potere negoziale“. Uno squilibrio che favorisce i grandi marchi occidentali che producono cioccolato.

La posizione di Fairtrade

Fairtrade scrive al Salvagente per precisare la sua posizione: “La pratica delle false cooperative è un rischio conosciuto in molte situazioni del settore del cacao. Fairtrade è un sistema di certificazione rigoroso che non tollera questo tipo di situazione. Lo Standard Fairtrade per le organizzazioni di piccoli produttori stabilisce in modo chiaro regole importanti in modo che le cooperative sostengano la partecipazione democratica e trasparente dei loro membri. L’Assemblea generale dei membri è il più importante organismo decisionale della cooperativa, in cui tutti i membri hanno lo stesso diritto di voto e il consiglio di amministrazione viene scelto nel corso di elezioni democratiche e libere. Le cooperative che non riescono ad applicare in modo soddisfacente queste regole non possono essere certificate o potrebbero perdere la loro certificazione se sbagliano ad applicare questi criteri. [..] Per controllare il rispetto degli Standard Fairtrade, le organizzazioni di produttori e di aziende di commercializzazione sono sottoposte ai controlli di FLOCERT, un’azienda indipendente accreditata secondo le norme per gli organismi di certificazione ISO 17065. FLOCERT è a sua volta controllata in modo indipendente per assicurare il rispetto del più alto livello di standard rispetto alla terzietà e al rigore dei controlli”.