Ecco come Coca-Cola “modella” le raccomandazioni delle autorità sanitarie

Se c’è una multinazionale capace più delle altre di influenzare le autorità sanitarie, questa è Coca Cola. In un articolo pubblicato di recente sulla rivista Critical Public Health, Gary Ruskin ha messo in fila – una dopo l’altra – le tre tattiche che l’azienda utilizza per “addolcire” gli scienziati. Si tratta di tecniche sottili che, comunque, raggiungono sempre l’obiettivo come dimostrano le ultime linee guida destinate a sensibilizzare gli americani ad uno stile di alimentazione più corretto. Nella prima versione di questo documento, si sottolineava la necessità di ridurre il consumo di carne rossa e di bibite zuccherate. Buoni propositi, certo, che sono stati corretti dopo uno cambio di e-mail tra due ex manager di Coca Cola e i rappresentanti dell’International Food Information Council Foundation.

In risposta a questo documento iniziale, l’Ific ha organizzato una conference call tra un gruppo di esperti del settore alimentare che si è opposto ad alcune delle raccomandazioni  e da oltre 40 giornalisti e food blogger. “Questa chiamata ai media Ific è un ottimo esempio di come il settore dovrebbe rispondere a raccomandazioni tendenziose e non basate sulla scienza”, ha scritto Michael Ernest Knowle (uno dei manager della multinazionale) in una delle sue e mail. Ma è bastato questo per far sparire dal documento le raccomandazioni sulla necessità di ridurre il consumo di zucchero.

Ma nella pratica, che strumenti utilizza Coca Cola per “modellare” le conclusioni degli scienziati? Ruskin li sintetizza così.

 

 1. Modella i dati esistenti e crea nuovi studi: Knowles scrive, appunto, che occorre affrontare il problema dell’obesità utilizzando organizzazioni esterne;

2. Collabora con le organizzazioni scientifiche: Knowles raccomanda ai rappresentanti del settore di utilizzare le loro posizioni nei consigli scientifici a beneficio delle aziende alimentari e li incoraggia a raggiungere “ruoli di leadership in quelli chiave e a spingere per questioni individuali che devono essere affrontate da conferenze / workshop pubblici “.

3. Favorire relazioni positive con i responsabili politici: l’Unione Europea, scrive Knowles, sta facendo pressioni per “una maggiore collaborazione internazionale” e noi – aggiunge – dobbiamo favorire questa collaborazione.