Acqua minerale italiana contaminata da pseudomonas: venduta solo in Belgio?

Un batterio pericoloso per la salute umana, ma scoperto in bottiglie di acqua minerale italiana commercializzata in Belgio. Il caso è serio, dato che la segnalazione, partita proprio dal nostro paese, è stata fatta il 5 settembre scorso attraverso il Sistema rapido di allerta della Ue sugli alimenti e i mangimi (Rasff), dove è stato notificato un allarme per la presenza di Pseudomonas aeruginosa.

Per capire quali siano i rischi e quale sia la situazione, l’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini ha presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea in cui ha posto tre domande: Quali marchi di acqua sono interessati e per quanti lotti sono stati disposti i sequestri? Perché la notizia non è stata comunicata ai consumatori italiani visto che l’Italia è il Paese di origine di quest’acqua? Qual è il rischio per i consumatori di contrarre tale batterio?

Un batterio che può essere pericoloso

Nell’interrogazione, Pedicini ha spiegato che il batterio in questione, denominato Pseudomonas aeruginosa, si acquisisce dall’ambiente e può essere trasmesso anche attraverso il contatto diretto o tramite le goccioline liberate da tosse e starnuti da persone che ne sono infette. La sua diffusione avviene in acqua, suolo e piante, e può diventare un’infezione ospedaliera di notevole rilevanza, data la sua capacità di sopravvivere in numerose condizioni ambientali come quelle che si ritrovano nell’ambiente ospedaliero (lavandini, soluzioni di lavaggio, disinfettanti, endoscopi, spirometri, piscine per fisioterapia). Lo Pseudomonas aeruginosa è un batterio molto virulento che in genere può essere tollerato da una persona sana e con un sistema immunitario efficiente, tuttavia quando dovesse colpire il tratto urinario può causare infezioni più o meno gravi ed estese.

Il silenzio italiano

Nonostante l’Italia sia il paese da dove è partita verso il Belgio l’acqua contaminata, non è escluso che qualche bottiglia possa essere stata distribuita anche entro i nostri confini. Per questo motivo, sarebbe stato auspicabile rendere noto il provvedimento anche in Italia ma il ministero della Salute si è bene guardato da pubblicare sul suo sito l’allerta che si è diffusa solo grazie al Rassf.