Carne, 8 italiani su 10 disposti a pagare di più per il benessere animale. 5 consigli per gli acquisti

La maggioranza degli italiani è disposto a pagare di più per comprare carne prodotta con rispetto del benessere animale. A dirlo è un sondaggio commissionato dal Ciwf Italia, organizzazione che si batte per un miglioramento etico degli allevamenti del nostro paese. Per la precisione, il 54% degli italiani sarebbe molto disposto a pagare il 10% in più per comprare uova e carni da animali allevati all’aperto, sommato al 33% che sarebbe “abbastanza disposto”, significa che 8 italiani su 10 sono pronti a fare la loro parte per cambiare il sistema di produzione alimentare. Il sondaggio viene reso pubblico insieme  alla “Guida al consumo consapevole” pubblicata da Ciwf Italia, che snocciola una serie di dati impressionanti. Nel nostro paese, ci sono 48 milioni di galline ovaiole, di cui il 66% in allevamenti intensivi in gabbia, così come 500 milioni di polli da carne di cui il 95% costretti in spazi ristrettissimi, come il 98% degli 11 milioni di suini, e l’80% dei 2,8 milioni di bovini da carne e bufalini. La guida, scaricabile a questo link, riporta indicazioni sulle etichette disponibili sul mercato consigliando i prodotti disponibili più rispettosi del benessere degli animali.

Indicazioni fuorvianti

Proprio la crescente attenzione dei consumatori verso l’aspetto etico del consumo di carne spinge tanti produttori a puntare su indicazioni d’etichetta che vanno in questa direzione. Ma anche qui, bisogna saper fare differenza tra garanzia e garanzia. Ad esempio il claim ”Benessere animale in allevamento”, che potrebbe essere presto utilizzato sui prodotti lattiero-caseari dalle aziende che rispettano gli standard del protocollo del CReNBA (Centro di referenza nazionale per il benessere animale), non implica necessariamente che le vacche siano in condizioni di completo benessere. Questo protocollo, infatti, riporta il livello medio di gestione dell’allevamento, del benessere delle vacche e della biosicurezza. Ma tra tracciare lo stato di una stalla e parlare di benessere animale c’è molta differenza. Anche l’etichetta “Allevato senza antibiotici” nasconde delle insidie: purtroppo può accadere che gli animali vengano allevati negli stessi sistemi intensivi ma senza cure adeguate, oppure che i trattamenti antibiotici vengano sostituiti con altri tipi di farmaci senza che siano migliorate le condizioni di allevamento. “Per questo sarebbe opportuno accertarsi che contestualmente alla riduzione di antibiotici ci sia anche un reale miglioramento delle condizioni di allevamento”, spiega la guida di Ciwf Italia.

“Ministro Martina, più trasparenza sugli allevamenti”

Secondo Annamaria Pisapia, Direttrice dell’organizzazione: “Purtroppo non tutte le etichette e i claim presenti sulle confezioni hanno un’effettiva funzione informativa: a volte possono essere fuorvianti oppure non chiare”. Pisapia aggiunge: “Speriamo che anche il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, accanto alla legittima azione per ottenere l’indicazione dell’origine in etichetta, cominci presto a lavorare anche su un’etichettatura chiara e trasparente  secondo il metodo di allevamento per tutte le specie allevate, attualmente ancora non esistente nel nostro Paese. Anche se solo su base volontaria, essa sarebbe di importanza fondamentale contro la comunicazione fuorviante di certa industria alimentare e per lasciare veramente ai consumatori la possibilità di contribuire al miglioramento del benessere animale tramite le loro scelte di acquisto.”

Le aziende premiate da Ciwf

Nel frattempo, ogni anno Ciwf premia le aziende che mettono in atto politiche per rispettare il benessere animale negli allevamenti. L’elenco delle aziende virtuose è consultabile qui.