Zoomafia 2017: un fascicolo di reato contro gli animali ogni 57 minuti in Italia

L’abigeato, reato che pensavamo relegato a tempi lontani, in Italia non si ferma. Ogni anno spariscono nel nulla circa 150.000 animali.

È uno dei dati che vengono a galla dal  Rapporto Zoomafia 2017 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV.

Animali di provenienza sconosciuta, farmaci illegali, stalle e allevamenti abusivi, cure veterinarie mai registrate e animali tenuti in condizioni di sovraffollamento o senza il rispetto delle norme igieniche: questi alcuni casi accertati nel 2016. Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica, o per uso proprio, a quella organizzata, riconducibile a traffici criminali, da quella collegata alla caccia di frodo a quella etnica. Le sofisticazioni alimentari creano sempre maggiore allarme sociale. Tonnellate di alimenti di origine animale sequestrate. E poi, cagliate in cattivo stato di conservazione, carne avariata sprovvista di bolli sanitari, tonnellate di salumi in condizioni pessime, migliaia di uova di dubbia provenienza, utilizzo fraudolento dei solfiti nella carne.

Reati contro gli animali in aumento

Da anni il Rapporto Zoomafia pubblica i dati delle varie Procure italiane, relativi ai reati contro gli animali. L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV ha chiesto alle 140 Procure Ordinarie e alle 29 presso il Tribunale per i Minorenni, i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali del 2016.  Il totale dei procedimenti per i reati a danno degli animali e per il campione del 74% delle Procure Ordinarie, è di 6848 fascicoli (3030 a carico di noti e 3818 a carico di ignoti) con 4710 indagati. Esaminando i dati di un campione di 85 Procure su 140 che hanno risposto sia quest’anno che l’anno passato i procedimenti nel 2016, rispetto al 2015, sono aumentati del +1,68% mentre gli indagati sono aumentati del +13,31% (3984 indagati nel 2016 e 3516 nel 2015).

Proiettando i dati del campione nel nostro Paese si aprono circa 25 fascicoli al giorno, uno ogni 57 minuti, per reati a danno di animali con una persona indagata ogni 80 minuti circa. Si rivela un aumento di circa un fascicolo in più al giorno rispetto agli anni scorsi.

Si tratta di stime basate su un campione e non sul numero totale delle Procure italiane e che non hanno la pretesa si essere esaustive, ma solo indicative – spiega Ciro Troiano -. Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti. Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30 per cento, e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati”.

Combattimenti tra animali: vero allarme

133 cani sequestrati, 29 persone denunciate per reati che vanno dal maltrattamento alla detenzione incompatibile, all’organizzazione di combattimenti; un combattimento interrotto in flagranza: questi i dati relativi al 2016. Il numero dei cani sequestrati ha avuto un’impennata: si registra un aumento del 189% dei cani sottoposti a sequestro e del 38% delle persone denunciate rispetto al 2015.

Ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, furti e rapimenti di cani di grossa taglia o di razze abitualmente usate nei combattimenti, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

L’affare dei canili e del traffico di cani

Secondo i dati Lav, sono almeno 5 i canili, con oltre 200 cani, sequestrati nel corso del 2016 e 5 le persone denunciate per reati che vanno dalla truffa al maltrattamento all’esercizio abusivo della professione di veterinario. Il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.

Aumentano le denunce per il traffico di cuccioli importati illegalmente dai Paesi dell’Est. Secondo i dati che ci sono stati forniti dagli organi di Polizia giudiziaria, negli anni 2015 e 2016  sono stati sequestrati 964 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 717.800 euro). E questi sono solo quelli che sono stati intercettati. Sono 107 le persone denunciate nel 2016. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni e, ovviamente, italiani. L’importazione illegale di cuccioli, vede attivi gruppi organizzati, che fanno uso di modalità operative raffinate, e che hanno reti di appoggio e connivenza.

 

“Malandrinaggio” di mare

Il mare in mano ai pirati della pesca di frodo, che con le loro flottiglie depredano le popolazioni di pesce, devastano i fondali, impoveriscono la biodiversità. Tonnellate di tonno rosso, di pesce spada, di molluschi, di novellame, di anguille, insieme a ricci e datteri di mare, posti sotto sequestro. “Un nuovo esempio di sfruttamento organizzato di animali arriva dal saccheggio delle Oloturie, meglio conosciute come “cetrioli di mare” – prosegue Troiano -. L’Oloturia è richiesta dall’industria alimentare e cosmetica, soprattutto orientale, e per questo, da qualche anno, è oggetto di una capillare e illegale cattura, da parte di gruppi organizzati, soprattutto nel Salento. I contrabbandieri e pescatori di frodo delle Oloturie dispongono di magazzini, mezzi e pescherecci e hanno un’articolata rete di contatti e appoggi”.

Nel business del pesce non manca l’infiltrazione della mafia o della camorra che, come diverse inchieste hanno accertato, sono infiltrate in società operanti nel settore ittico. L’operazione “Frontiera” dei Carabinieri ha permesso di accertare l’esistenza e l’operatività della “cosca Muto”, i cui membri, sono riusciti a influenzare l’economia locale, monopolizzando, con modalità mafiose, l’offerta di pescato, principale fonte di finanziamento della struttura criminale.