Tacito rinnovo, cosa dice davvero l’emendamento sulle assicurazioni

“Nient’altro che un regalo alle grandi case assicuratrici e un danno gravissimo per i consumatori. Altro che tutela della libertà di scelta!”. La senatrice PD Laura Puppato va dritta al punto e sconfessa chi vuole eliminare la regola del tacito rinnovo nelle assicurazioni ramo danni non obbligatorie, facendola passare per una buona cosa per i cittadini.

Un emendamento al ddl concorrenza approvato alla Camera (e fortemente sostenuto dalla senatrice) ne blocca così un altro (di NCD), passato mesi fa in commissione Industria al Senato: l’estensione del tacito rinnovo alle assicurazioni facoltative, diverse dalla Rc-auto, non s’ha da fare. E la senatrice Puppato ne spiega bene il motivo, raccontandoci come la fiducia dei consumatori stava per essere tradita.

PER RC-AUTO NON CAMBIA NULLA

Chiariamo subito, l’Rc-auto non c’entra nulla con questa vicenda: dal 2013 per essa – assicurazione obbligatoria – non c’è più tacito rinnovo. Da allora le compagnie si fanno concorrenza per accaparrarsi i clienti che tornano ogni anno sul mercato. Con un abbassamento generale dei costi delle polizze. Fin qui, dunque, tutto bene per i consumatori.

Ma lo stesso discorso non si può fare con riferimento alle assicurazioni ramo danni non obbligatorie. L’equazione “via il tacito rinnovo = condizioni migliori per i cittadini” qui non funziona. Anzi, è esattamente il contrario.

RAMO DANNI, GARANTIRE LA CONTINUITÀ DELLA COPERTURA

“Un’astuzia inaccettabile” – ci dice la senatrice PD – “sostenuta da un gruppo di imprese assicuratrici on line e tradottasi nell’emendamento-blitz di NCD passato in commissione Industria del Senato diversi mesi fa”.

Ora l’emendamento approvato alla Camera ristabilisce le garanzie per i cittadini.

“I contratti per il ramo danni – spiega Puppato – sono polizze volontarie molto complesse, che coprono malattie, infortuni e anche la responsabilità civile professionale o d’impresa. Vanno disegnate su misura di chi le richiede, per cui ci vuole l’esperienza e la professionalità di un agente che aiuti a valutare le diverse esigenze” (l’Rc auto è obbligatoria e, una volta scelto il massimale, c’è poco da discutere, il contratto è sostanzialmente preconfezionato).

“Eliminare il tacito rinnovo per assicurazioni così peculiari che riguardano beni primari come la salute, la sicurezza, i propri fabbricati e l’attività imprenditoriale – continua Puppato – significa dunque non garantire più la continuità della garanzia allo stesso costo.
Il rischio concreto, infatti, è che dopo un anno il cliente si ritrovi con un contratto che è carta straccia, soprattutto non più rinnovabile alle medesime condizioni, ma a condizioni peggiorate con franchigie, scoperti o aumenti di premio, solo perché per quel rischio assicurato ha avuto nel corso dell’anno un sinistro o un aggravamento del rischio (nel caso di malattia o infortunio) che lo rende più costoso o addirittura non assicurabile”.

CONTRATTI PLURIENNALI “VERO CAPPIO AL COLLO”

Insomma, il rischio è quello di “scardinare una tutela assicurativa seria sui contratti annuali, che possono essere disdetti 30gg prima della scadenza, ma con il vincolo per la compagnia di mantenere la copertura e il rischio alle medesime condizioni della stipula. E mantenendo invece i contratti pluriennali, vero cappio al collo che impedisce ogni forma di disdetta, che tra l’altro in alcuni Paesi europei nemmeno esistono più”. Tradotto: il cittadino si troverebbe costretto a scegliere solo tra un vincolo estremo e un contratto che diventa carta straccia appena 12 mesi dopo”.

AGENTI SOTTO SCACCO

“Inoltre – incalza la senatrice – senza il tacito rinnovo gli agenti di assicurazione vedranno ulteriormente ridotto il proprio potere contrattuale nei confronti delle grandi compagnie, non potendo più contare, nei fatti, su un portafoglio di clienti stabili e garantiti. A tutto vantaggio delle grandi imprese assicurative che si stanno strutturando nell’on line, senza agenti professionisti, e che puntano a vendere contratti preconfezionati”.