Marijuana di Stato: pazienti delusi. Noi l’abbiamo provata, e…

Il Salvagente ha portato in laboratorio i diversi tipi di cannabis terapeutica a disposizione dei pazienti: Bedrocan, Bediol, Bediolite, Bedica e la FM2 prodotta in Italia. I risultati nel numero in edicola

La notizia della distribuzione nelle farmacie di cannabis terapeutica prodotta in Italia è stata accolta con soddisfazione da chi soffre di malattie come Sla, sclerosi multipla, neoplasie, tumore, e altre patologie che con l’assunzione dei principi attivi contenuti da questa pianta permettono una forte riduzione dei dolori e dei sintomi.
Dal 1° gennaio, infatti, chiunque abbia una prescrizione del medico può chiedere al farmacista l’Fm2, la marijuana piantata e coltivata dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unico autorizzato a produrla. Fino allo scorso anno, invece, la cannabis terapeutica poteva essere importata solo dall’Olanda.

 

Molti dubbi tra chi la usa

A due mesi dalla novità, il Salvagente ha portato i campioni di Fm2 e degli altri farmaci a base di cannabinoidi utilizzati dai malati italiani in laboratorio per fare un confronto tra quanto promesso in etichetta e quanto contenuto effettivamente, dal punto di vista dei principi attivi. A spingere verso un’analisi, le molte segnalazioni che abbiamo ricevuto da parte di alcuni malati riguardo la qualità del medicinale di Stato, se confrontato col Bediol, il cannabinoide prodotto dalla ditta olandese Bedrocan, che per quantità di Thc e Cbd è paragonabile al Fm2.
Marco (nome di fantasia), diciassettenne di Roma, per esempio, ha bisogno della cannabis terapeutica per un mal di testa cronico che ha 24 ore su 24 da quando era piccolo e di cui non si è mai trovata la causa: “Con la cannabis terapeutica passa – ci spiega – usualmente prendo Bediol e Bedrocan (altro farmaco dell’omonimo produttore, ndr). Con la Fm2 ho difficoltà, perché hanno cercato di ‘omogeneizzare’ i principi attivi triturandola in polvere fine, rendendola meno facile da gestire per il paziente, che non può stare a recuperarsi lo ‘sbriciolo’ dalle bustine”.
Fin qui un problema di praticità di utilizzo del prodotto, fastidioso forse, ma non determinante dal punto di vista curativo. Marco, però, è convinto che l’Fm2 gli provochi un effetto “ansiogeno” rispetto al Bediol e anche allo stesso Bedrocan, che ha un concentrato di Thc più alto.

“Non è come quella olandese”

Perplesso anche Carlo Monaco. Il fondatore del “Canapa caffè”, spazio romano dove i malati possono consumare la cannabis terapeutica, la usa in quanto anoressico. Sull’Fm2 dice: “Appena arrivata, ho visto che di fondo può essere una buona genetica, ricca di cannabinoidi. Dà anche una piacevole sensazione all’inizio, ma forse l’hanno seccata troppo, quando sono andato a sgretolarla si è polverizzata. Anche i farmacisti hanno problemi nel manipolarla”. Monaco si lamenta del “gusto” , e anche in questo caso potremmo dire che il buon sapore non è certo una priorità per un farmaco, ma lui replica: “Per una patologia come la mia, il sapore è importante per stimolare l’appetito. Mi prescrivono vari tipi di farmaci, Bedrocan, Bediol, Bediolite, Bedica, Fm2, proprio per farmi cambiare sapore, sentore…”. Paragonando la cannabis coltivata dall’esercito al Bediol, spiega: “L’effetto dopo alcuni utilizzi è più negativo. Con l’Fm2 dopo la terza, quarta volta mi è venuto da vomitare”.
Che il gradimento su questo farmaco non sia altissimo lo conferma a il Salvagente un farmacista che lo distribuisce: su una dozzina di pazienti, circa la metà ha espresso un parere negativo rispetto al bediol. Abbiamo ovviamente provato a chiedere un commento allo stabilimento di Firenze, ma senza ottenere risposte.
A questo punto abbiamo consegnato a un laboratorio specializzato alcuni campioni di inflorescenze di Fm2, insieme ad altri di Bedrocan, Bediol e Bediolite. Tutti sono stati forniti da pazienti che l’avevano ricevuti dietro regolare presentazione delle ricette dai canali farmaceutici. I risultati sono pubblicati in un lungo speciale sul numero in edicola. Vi anticipiamo però che Tch e Cbd non sembrano tradire quanto dichiarato in etichetta.

500 sostanze che interagiscono

Come si conciliano i dati del laboratorio con le sensazioni dei pazienti?
Per una risposta abbiamo chiesto ad Annunziata Lombardi, farmacista specializzata in galenica tradizionale e clinica, esperta in preparazioni galeniche a base di cannabinoidi: “La cannabis è costituita da circa 500 componenti di cui 100 fitocannabinoidi. Dal punto di vista terapeutico, è sicuramente rilevante la concentrazione del Thc e Cbd, ma non solo; se così fosse, avremmo avuto gli stessi effetti della cannabis dai singoli principi attivi isolati; invece tutti i componenti presenti nel fitocomplesso contribuiscono all’azione e all’efficacia terapeutica globale; parliamo del cosiddetto effetto entourage. Ad esempio i terpeni, contenuti nella cannabis terapeutica, presentano un attività recettoriale, ancora non del tutto chiara, ma sicuramente collaborano con i fitocannabinoidi nell’azione terapeutica, aumentando l’assorbimento intestinale e polmonare, modulando il metabolismo epatico, facilitando il superamento della barriera ematoencefalica”.
A seconda della forma farmaceutica scelta per l’assunzione, abbiamo una modifica al profilo chimico della pianta sia in termini quantitativi che qualitativi. Così, spiega la dottoressa Lombardi, il risultato finale non dipende solo dalla coltivazione, ma anche dalla preparazione che avviene nei laboratori galenici delle farmacie. Non è facile infatti mantenere intatte tutte le proprietà del fitocomplesso e sviluppare allo stesso tempo una procedura standardizzata che non intacchi i principi attivi. Dunque, il margine di miglioramento del prodotto finale Fm2 appare ancora ampio, come del resto è comprensibile vista che finora i malati italiani hanno potuto usufruire del primo raccolto immesso in distribuzione.