Cuffiette piene di sostanze chimiche: studio Ue fa scattare ritiri in Olanda

Un’indagine europea ha analizzato 81 modelli di auricolari trovando sostanze dannose (bisfenoli, ftalati e ritardanti di fiamma), in tutti i campioni. Il gaming la categoria peggiore. In Olanda ritirate le cuffie HyperX Cloud III, Razer Kraken V3 e la serie per bambini Paw Patrol

Utili e comode, le cuffiette per parlare al telefono e ascoltare la musica dovrebbero essere un oggetto innocuo, da tenere tranquillamente nelle orecchie. E invece sono piene di bisfenoli, ftalati e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose. È il risultato di uno studio europeo che, nei giorni scorsi, ha spinto alcuni grandi rivenditori olandesi – tra cui Bol.com, Coolblue e MediaMarkt (marchio MediaWorld) – a ritirare in via precauzionale alcuni modelli di auricolari. Tracce di sostanze dannose sono state trovate in tutti gli 81 modelli analizzati e tra i prodotti ritirati nei Paesi Bassi compaiono le cuffie gaming HyperX Cloud III e Razer Kraken V3 (ritirate da Bol.com); MediaMarkt ha rimosso prodotti dagli scaffali modelli destinati ai più piccoli, come le cuffie della serie animata Paw Patrol, offerte da un venditore esterno.
L’indagine, finanziata dall’Unione europea nell’ambito del progetto ToxFree LIFE for All, è coordinata dall’organizzazione ambientalista Arnika insieme ad associazioni di consumatori di Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria e Austria. Tra i marchi coinvolti ci sono anche i Big Apple, Samsung, Sony, Bose, JBL, Sennheiser, Beats, HyperX e Razer.

BpA nel 98% dei campioni e ritardanti di fiamma nel 100%

I ricercatori hanno smontato 81 modelli di cuffie, ricavando 180 campioni di plastica – rigida e morbida – analizzati alla ricerca di diverse categorie di sostanze, tutte appartenenti alla famiglia degli interferenti endocrini: bisfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma (bromati e organofosforati) e paraffine clorurate.

I risultati:

  • il bisfenolo A, collegato a rischi per lo sviluppo e già vietato in alcune applicazioni alimentari e nei giocattoli per bambini, è stato rilevato nel 98% dei campioni
  • ftalati classificati come cancerogeni o reprotossici (che possono alterare il sistema riproduttivo) in circa il 60%
  • ritardanti di fiamma organofosforati presenti nel 100% dei campioni testati, spesso in combinazione (quasi tre quarti dei campioni contenevano cinque o più sostanze diverse di questo gruppo)

Un vero e proprio “cocktail chimico”, come lo hanno definito gli autori che, attraverso i colori del semaforo hanno analizzato i vari auricolari assegnando il rosso al 44% dei modelli (per chi supera i limiti di legge o presenta combinazioni critiche di sostanze) contro il 42% dei modelli che hanno ricevuto il colore verde (per chi rispetta i limiti più restrittivi). Il restante 14% ha ottenuto il giallo, ad indicare sostanze nella norma ma sopra soglie precauzionali.
In Italia per ora non sono stati effettuati ritiri e l’unico paese in cui MediaMarkt è intervenuta, per motivi precauzionali, è l’Olanda, anche se la situazione è monitorata anche altrove.

Rischio legato a esposizione cumulativa

Gli autori dello studio invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati, sottolineando che “non c’è alcun pericolo imminente nell’utilizzare queste cuffie. Si tratta di concentrazioni minime”. Anche perché gli studi dimostrano la presenza delle sostanze nei materiali, ma non quanto effettivamente vengano assorbite dall’organismo. Il problema, come da sempre sostiene anche il Salvagente, non è il singolo prodotto, ma l’esposizione cumulativa: cuffie, imballaggi, cosmetici, abbigliamento. Tutto contribuisce a un’esposizione quotidiana a queste sostanze, da anni sotto osservazione per possibili effetti su fertilità, sviluppo e metabolismo. Un altro fattore di attenzione specifico per le cuffie è legato all’uso prolungato: calore e sudore durante l’attività fisica o l’uso notturno possono teoricamente accelerare la migrazione di alcune sostanze dalla plastica alla pelle. E se a utilizzarli sono bambini e adolescenti il rischio aumenta.

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Dati peggiori per il gaming e i marchi noti non sono una garanzia

A registrare i risultati peggiori sono le cuffie da gaming: in sei casi su dieci hanno una valutazione complessiva rossa. Al polo opposto, i prodotti progettati appositamente per bambini hanno ottenuto risultati migliori della media, con solo il 25% di valutazioni rosse. Un segnale che, secondo i ricercatori, dimostra che standard più severi sono tecnicamente possibili.

Altro elemento che smentisce le aspettative: il prezzo o la notorietà del brand non garantiscono maggiore sicurezza. Circa il 48% dei marchi famosi ha ricevuto una valutazione rossa, percentuale simile a quella dei brand della grande distribuzione (50%). I prodotti acquistati su marketplace cinesi come Temu e Shein hanno invece ottenuto risultati mediamente migliori nel campione analizzato, con il 67% di valutazioni verdi contro il 36% dei brand noti. Un dato che, come precisa lo stesso studio, è relativo a un campione ristretto (7 prodotti totali) e non va generalizzato, ma che ribalta almeno in parte il pregiudizio diffuso sull’elettronica di provenienza cinese.

Alcuni produttori, tra cui Bose e Sennheiser, hanno difeso i propri prodotti, sottolineando il rispetto delle normative europee e criticando la metodologia dello studio, che non indica le quantità precise delle sostanze rilevate in ogni campione, ma solo quali sostanze chimiche sono state identificate. Marshall ha sottolineato che “lo studio applica soglie di valutazione per i bisfenoli più restrittive di quelle previste dalla normativa europea per i prodotti elettronici” aggiungendo però di considerare rapporti di questo tipo utili perché “promuovono maggiore trasparenza e responsabilità nel settore”.

Il nodo strutturale delle regole europee

L’obiettivo dello studio non è sconsigliare l’acquisto di determinati prodotti né creare allarme. È piuttosto spingere i legislatori europei verso regole più stringenti superando il limite “strutturale”: oggi, infatti, le norme vietano le sostanze una alla volta, permettendo sostituzioni con composti simili (la cosiddetta regrettable substitution”, che permette, ad esempio di sostituire il Bisfenolo A con bisfenolo S, e via di seguito per altre sostanze).

La richiesta all’Unione europea è chiara:

  • vietare intere classi chimiche (bisfenoli, ftalati)
  • maggiore trasparenza sui materiali
  • introdurre strumenti come il passaporto digitale di prodotto
  • integrare la sicurezza già nella progettazione

Cosa può fare chi le usa ogni giorno

In assenza di rischi immediati, ha senso seguire qualche precauzione:

  • evitare di dormire con le cuffie, poiché il contatto prolungato combinato con il calore corporeo può teoricamente aumentare la migrazione di sostanze
  • limitarne l’uso durante attività fisica intensa
  • informarsi sulle politiche chimiche dei produttori: alcune aziende, come Apple, applicano standard interni più restrittivi di quelli di legge

Senza allarmismi: non si tratta di rinunciare a cuffie e auricolari, ma – come ricordano gli esperti – di ridurre l’esposizione complessiva quando possibile.