Nuovo studio italiano trova microplastiche nel liquido seminale

microplastiche

Un nuovo studio dell’Università di Padova coordinato dal professor Carlo Foresta ha trovato microplastiche nella prostata e nel liquido seminale umano, con dimensioni paragonabili a quelle degli spermatozoi. Un risultato che rafforza l’attenzione scientifica sui contaminanti ambientali e sui loro possibili effetti indiretti.

 

Un nuovo studio dell’Università di Padova coordinato dal professor Carlo Foresta ha trovato microplastiche nella prostata e nel liquido seminale umano, con dimensioni paragonabili a quelle degli spermatozoi e con quantità che, su un eiaculato di volume medio, arrivano a un ordine di grandezza di alcune centinaia di particelle. Un risultato che rafforza l’attenzione scientifica sui contaminanti ambientali e sui loro possibili effetti indiretti.

Lo studio

I risultati, presentati a Padova nel corso del 40° Convegno di Medicina della Riproduzione (29 e 30 gennaio), riguardano una nuova ricerca coordinata dal professor Carlo Foresta, in collaborazione con i prof. Andrea Di Nisio e Lucio Litti, e forniscono evidenze inedite su come queste particelle, ormai onnipresenti nell’ambiente, possano raggiungere anche il sistema riproduttivo maschile mantenendo inalterata la loro morfologia.

Microplastiche presenti in tutti i campioni analizzati

Analizzando campioni di liquido seminale provenienti da uomini sani con parametri nella norma, i ricercatori hanno individuato microplastiche in tutti i sei campioni esaminati. Le particelle osservate hanno dimensioni comprese tra circa 2 e 13 micrometri, grandezze paragonabili a quelle degli spermatozoi, la cui testa misura circa 5–8 micrometri.

Le quantità osservate e il confronto con altri fluidi biologici

“Parliamo di circa 50 particelle per millilitro, quindi di numeri molto bassi se confrontati con le cellule presenti nel liquido seminale”, spiega il professor Foresta. “Nel caso delle microplastiche però il dato va letto in termini di presenza e non di peso: si tratta di un ordine di grandezza in linea con quello osservato in altri fluidi biologici umani, come sangue, latte materno o placenta, e indica che l’esposizione ambientale riguarda anche il sistema riproduttivo”.

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Polimeri di uso quotidiano

L’analisi chimica, effettuata in collaborazione con il professor Lucio Litti del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova, ha mostrato che le microplastiche individuate sono costituite da polimeri di uso comunissimo, come polipropilene, polietilene e polistirene, oltre a quantità minori di altri materiali plastici. Si tratta delle stesse plastiche utilizzate quotidianamente per imballaggi, contenitori, tessuti sintetici e numerosi oggetti di largo consumo, a conferma di una esposizione ambientale continua.

Nessuna adesione con gli spermatozoi

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è che le microplastiche, pur essendo presenti nel liquido seminale, non aderiscono agli spermatozoi e non penetrano al loro interno. Le particelle risultano disperse nel plasma seminale e coesistono con le cellule senza stabilire un’interazione diretta. “Questo dato è importante perché indica che, almeno per le microplastiche di queste dimensioni, non osserviamo un contatto diretto con gli spermatozoi”, sottolinea Andrea Di Nisio.

Possibili effetti indiretti sull’apparato riproduttivo

“Ciò non significa che il problema sia irrilevante, ma che eventuali effetti potrebbero essere mediati da meccanismi indiretti”, spiega Di Nisio, legati alle strutture riproduttive attraversate dalle microplastiche prima di arrivare al liquido seminale, come testicoli, epididimo e prostata.

La prostata come possibile filtro biologico

Un ulteriore risultato di interesse riguarda la presenza di microplastiche anche nella prostata. In questo caso, le particelle osservate risultano mediamente più grandi rispetto a quelle rinvenute nel liquido seminale. La differenza suggerisce che la prostata possa svolgere una funzione di filtro biologico, trattenendo le particelle di dimensioni maggiori e consentendo a quelle più piccole di superare la barriera prostatica.

Il liquido seminale come indicatore di esposizione

“La prostata potrebbe rappresentare un punto chiave nel percorso delle microplastiche all’interno dell’apparato riproduttivo maschile”, osserva Foresta. “Le particelle più piccole sembrano in grado di oltrepassare questo filtro naturale e arrivare fino al liquido seminale”.

Servono nuovi studi sugli effetti a lungo termine

Nel loro insieme, i risultati indicano che il liquido seminale potrebbe rappresentare un indicatore biologico non invasivo dell’esposizione umana alle microplastiche. “Questi dati non devono essere interpretati in modo allarmistico, ma come un segnale da comprendere meglio“, conclude Foresta. “Servono ulteriori studi per chiarire gli effetti a lungo termine dell’esposizione, soprattutto considerando particelle ancora più piccole, come le nanoplastiche”.