
Il Tribunale di Roma archivia la querela di Carlo Rienzi contro il direttore del Salvagente: nell’articolo su Codacons e Coricelli, dopo il test sull’extravergine, i fatti erano veri e il dubbio sul conflitto di interessi rientra nel diritto di critica
“I fatti riportati sono veri e le espressioni non travalicano il limite della continenza espositiva, limitandosi a sollevare un dubbio sulla possibile esistenza di un conflitto di interessi”.
Con queste parole il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha disposto l’archiviazione del procedimento per diffamazione nato da una querela del presidente del Codacons Carlo Rienzi nei confronti del direttore del Salvagente, Riccardo Quintili
Il procedimento prendeva le mosse da un articolo pubblicato il 12 maggio 2021 dal Salvagente, dal titolo “Altro che conflitto di interessi! Se il Codacons scivola sull’olio”, in cui si sollevava un dubbio circa un possibile conflitto di interessi nella vicenda che aveva coinvolto l’olio Coricelli.
Il diritto di critica e l’interesse pubblico
Nel provvedimento, il giudice richiama il perimetro costituzionale del diritto di critica: espressione di un giudizio o di un’opinione, per sua natura opinabile, purché sussistano rilevanza sociale del tema, correttezza espositiva e attualità della notizia
Secondo il Tribunale, l’articolo contestato si inseriva in un contesto di interesse pubblico, nato dopo che lo stesso Codacons aveva sollevato dubbi su un presunto conflitto di interessi relativo ai test sugli oli pubblicati dal Salvagente. In quel quadro, il giornale si era limitato a replicare evidenziando un rapporto di parentela tra l’avvocata Mariacristina Tabano, associata dello studio legale Rienzi, e Francesco Tabano, direttore commerciale della Coricelli.
Per il giudice, si è trattato di una replica critica che non ha superato i limiti della continenza e che non integra il reato di diffamazione. Da qui la conclusione: “Non si ritiene che il fatto costituisca reato”
La vicenda: il test sugli oli e le accuse di conflitto
La controversia nasce nella primavera del 2021, alla vigilia della pubblicazione di un test del Salvagente su 15 oli extravergini di oliva acquistati in negozio. Sette di questi, secondo il panel test effettuato dall’Agenzia delle Dogane per conto della rivista, risultarono semplici “vergini” e non “extravergini”.
Pochi giorni prima dell’uscita del numero in edicola, il Codacons aveva diffuso un comunicato in cui, richiamando una segnalazione all’Antitrust presentata da Coricelli – azienda il cui olio era stato bocciato dal test – solleva il dubbio di un conflitto di interessi. Nel mirino, una partecipazione indiretta: Monini deteneva una quota del 12,29% in Startupbootcamp Foodtech Srl, incubatore in cui Matteo Fago, editore del Salvagente tramite EditorialeNovanta, possedeva il 24%.
Secondo il Codacons, tale intreccio avrebbe potuto incidere sull’indipendenza del test. Il Salvagente respinse l’accusa, sostenendo che Monini non aveva alcuna partecipazione nell’editrice e che, in ogni caso, le analisi erano state effettuate da un ente pubblico terzo, l’Agenzia delle Dogane.
L’“osservatorio” e lo scontro pubblico
Alla polemica mediatica seguì uno scambio di comunicazioni formali. Il Codacons propose l’istituzione di un organismo per ripetere le analisi sugli oli, con il coinvolgimento di un ente pubblico e la partecipazione delle aziende interessate, in contraddittorio.
Il Salvagente respinse la proposta dell’osservatorio, ritenendo che un organismo con la partecipazione diretta di aziende e associazioni non avrebbe garantito l’indipendenza necessaria e ribadendo che eventuali verifiche dovessero essere affidate esclusivamente all’autorità giudiziaria e agli organi pubblici di controllo.
Il nodo del rapporto di parentela
Nel pieno dello scontro, l’articolo contestato da Rienzi aveva però messo in evidenza un elemento ulteriore: l’avvocata Mariacristina Tabano, associata dello studio legale Rienzi e già responsabile Ambiente del Codacons, è sorella di Francesco Tabano, all’epoca direttore commerciale della Coricelli e presidente di Federolio.
È in questo passaggio che il Salvagente scriveva che, quando si parla di conflitti di interessi, “bisognerebbe forse guardare prima in casa propria”.
Secondo il Tribunale di Roma, quella affermazione non ha travalicato i limiti della critica, ma si è limitata a sollevare un dubbio, fondato su fatti veri e di interesse pubblico.
Con l’archiviazione, il giudice ha quindi riconosciuto la legittimità dell’esercizio del diritto di critica nell’ambito di una vicenda che intreccia informazione, controlli sulla qualità degli alimenti, interessi economici e ruolo delle associazioni dei consumatori.









