Troppo mercurio nel tonno: la conferma dalle analisi su 20 pesci diversi

Lo studio ha analizzato 20 specie di pesci diversi, tra cui aringa, merluzzo, nasello, orata e salmone. Si salvano tutti tranne il tonno che conferma livelli elevati di metilmercurio, il metallo più pericoloso per la salute 

Il tonno si conferma un pesce pieno di mercurio. Lo rivela un nuovo studio condotto su 20 specie ittiche in vendita sul mercato polacco che, da un lato presenta dati rassicuranti rispetto alla presenza (molto limitata) di metalli pesanti in pesci come aringa, merluzzo, sgombro e sogliola, dall’altro lato mette in guardia sul tonno, che presenta livelli di metilmercurio superiori rispetto agli altri pesci. Il consiglio è quindi quello di consumarlo con moderazione.

Troppo mercurio nel tonno, nessun rischio per gli altri pesci

Lo studio ha preso in esame 20 specie molto diffuse, tra cui aringa, merluzzo, nasello, orata, salmone, sgombro, trota, sogliola, carpa e tonno. Alcuni esemplari provenivano dal Mar Baltico, altri sono stati acquistati nei mercati tra il 2021 e il 2022. Per ogni specie sono stati analizzati almeno dieci campioni. I laboratori hanno misurato i livelli di cadmio, piombo, mercurio totale, metilmercurio (MeHg), la forma più tossica, arsenico totale e arsenico inorganico (iAs), il più pericoloso per la salute.
L’obiettivo era valutare sia i livelli effettivi nei pesci sia il rischio per i consumatori attraverso indicatori tossicologici standard (THQ e CR).

I risultati mostrano concentrazioni generalmente contenute, inferiori ai limiti di sicurezza europei e internazionali:

  • Cadmio: 0,002–0,009 mg/kg

  • Piombo: 0,010–0,033 mg/kg

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  • Metilmercurio: 0,010–0,108 mg/kg

  • Arsenico inorganico: sotto 0,02 mg/kg

Anche gli indicatori di rischio calcolati dagli autori risultano bassi, segno che, nel complesso, il consumo regolare di queste specie non dovrebbe comportare problemi per la salute.

L’unica criticità emersa riguarda il tonno, che ha registrato livelli medi di mercurio totale di circa 0,9 mg/kg e di metilmercurio di 0,68 mg/kg, valori molto vicini al limite europeo di 1 mg/kg e, in alcuni campioni, persino superiori.

Gli indici di rischio (THQ) per il metilmercurio risultano circa il doppio rispetto al valore di sicurezza raccomandato, suggerendo che un consumo frequente o abbondante potrebbe aumentare l’esposizione oltre soglie prudenti. Non significa che il tonno sia “pericoloso” in sé, ma che andrebbe consumato con moderazione, soprattutto da bambini, donne in gravidanza o che allattano, e categorie più vulnerabili agli effetti neurotossici del metilmercurio.

Perché i pesci accumulano metalli?

Il problema della presenza di metalli pesanti non nasce dalla lavorazione, ma dall’ambiente. I metalli pesanti sono persistenti, non si degradano facilmente e tendono a concentrarsi lungo la catena alimentare. I pesci, soprattutto quelli predatori e di grandi dimensioni, ingeriscono contaminanti presenti nell’acqua, nei sedimenti e negli organismi di cui si nutrono. Più si sale nella catena trofica, più aumentino le concentrazioni nei tessuti. Non a caso i pesci “grandi” e longevi sono spesso i più problematici.

Un dato interessante è che, secondo gli autori, negli ultimi dieci anni i livelli di metalli nel pesce venduto in Polonia sono rimasti sostanzialmente stabili. Non si osservano peggioramenti diffusi, ad eccezione dell’aumento di mercurio nel tonno, che conferma il suo status di “sorvegliato speciale”. Gli esperti suggeriscono di variare spesso le specie di pesce, di alternare pesci piccoli (sardine, alici, sgombri) a quelli grandi e di limitare il consumo di tonno e pesce spada. 

Il test del Salvagente su 16 scatolette di tonno

Il tema della presenza del metilmercurio nel tonno è caro al Salvagente che sul numero di ottobre 2023 ha pubblicato i risultati del test effettuato su 16 marchi di tonno in scatola all’olio di oliva tra cui i più noti Nostromo, Rio mare, Angelo Parodi, Mareblu e As do mar. Le sorprese non sono mancate. Sul mercurio, il cui composto metilmercurio è ritenuto “possibile cancerogeno umano” dalla Iarc dell’Oms, tutti i campioni analizzati hanno rispettato il limite di legge (1 mg/kg) anche se sono state riscontrate concentrazioni più elevate di altre: da un minimo di 0,06 mg/kg nel Palmera a circa 0,40 nel tonno Carrefour.

Sul numero di dicembre 2024 abbiamo riportato i risultati delle analisi effettuate dall’Ong francese Bloom che ha portato in laboratorio 148 scatolette, di cui 28 acquistate in Italia, scoprendo una forte presenza di mercurio, in 5 casi superiore al consentito (tra questi il tonno in scatola Rio Mare leggero).

Per quanto riguarda i rischi di un’esposizione ripetuta a metilmercurio, abbiamo scritto che questa può portare a disturbi neurologici. I bambini sono i più vulnerabili al metilmercurio che altera il normale sviluppo del cervello causando difficoltà di apprendimento e ritardo mentale, disturbi della memoria, disturbi dell’attenzione, disturbi del linguaggio, e disfunzioni motorie e visive. Molto pericoloso è l’assorbimento del metilmercurio in gravidanza, la mamma che mangia pesce contaminato, può esporre il feto al contatto con il mercurio causando problemi allo sviluppo dello stesso.

Proprio la pericolosità di questo minerale ha spinto molti Paesi, nel 2013  a siglare la Convenzione internazionale di Minamata, che prende il nome dalla città giapponese colpita negli anni ’50 da un grave disastro ambientale e sanitario causato da un forte inquinamento industriale da mercurio. La Convenzione, firmata anche dall’Italia, prevede controlli, riduzioni e proibizioni dell’uso di mercurio in molti prodotti, ad esempio nei termometri, e in processi industriali in cui viene utilizzato, rilasciato o emesso mercurio. Oltre all’impegno da parte dei governi, si possono utilizzare piccoli accorgimenti per la salvaguardia della salute umana e ambientale, come il corretto smaltimento di rifiuti contenenti mercurio, come i vecchi termometri e le lampade fluorescenti, e osservare le indicazioni sul corretto consumo di pesce.