
Ombretti, fondotinta, eyeliner e creme viso: sono tra i prodotti in cui è più alta la presenza di Pfas. L’agenzia americana ammette: “dati tossicologici insufficienti” per valutare la sicurezza della maggior parte dei composti.
Centinaia di cosmetici e prodotti per la cura personale utilizzati ogni giorno potrebbero contenere Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche note come “inquinanti eterni”, perché estremamente persistenti nell’ambiente e capaci di accumularsi nell’organismo. A dirlo è un rapporto della Food and Drug Administration (Fda), che fotografa una situazione preoccupante: oltre 50 Pfas risultano aggiunti intenzionalmente a cosmetici venduti negli Stati Uniti, per un totale di quasi 1.700 prodotti diversi.
Secondo la Fda, gli ingredienti Pfas vengono impiegati con l’obiettivo di migliorare la “performance” dei cosmetici: rendere più uniforme la texture, aumentare durata e resistenza all’acqua, potenziare l’effetto “levigante” sulla pelle o la brillantezza. Ma l’altra faccia della medaglia riguarda i rischi: molte di queste sostanze sono collegate a effetti negativi sulla salute anche a basse dosi, dall’indebolimento del sistema immunitario alla riduzione dell’efficacia dei vaccini, fino all’aumento del rischio di alcuni tumori e a possibili danni allo sviluppo fetale.
1 prodotto su 250 con Pfas aggiunti di proposito
L’ente nordamericano ha analizzato i dati relativi a 430.134 prodotti comunicati all’agenzia tra dicembre 2023 e agosto 2024. Il risultato è che 1.744 cosmetici (0,41%) contenevano Pfas “intenzionalmente aggiunti”, cioè usati deliberatamente come ingredienti e non come contaminanti accidentali.
Tra i punti chiave emersi:
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51 Pfas diversi sono stati indicati come ingredienti cosmetici
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le categorie più interessate sono:
ombretto (20,5%), skincare viso e collo (15,9%), eyeliner (8,4%), cipria (6,6%), fondotinta (4,5%) -
l’ingrediente più frequente è il Ptfe (politetrafluoroetilene), segnalato in 490 prodotti, pari al 28,1% dei cosmetici contenenti Pfas
È un dato che dovrebbe far riflettere: parliamo di cosmetici applicati spesso su palpebre, contorno occhi, labbra e viso, quindi in zone delicate e con uso ripetuto, a volte più volte al giorno.
“Dati insufficienti”: la Fda non sa valutare la sicurezza
Il rapporto evidenzia un nodo cruciale: mancano dati tossicologici adeguati per stabilire se e quanto l’esposizione cutanea quotidiana a queste sostanze sia sicura. In altre parole, la stessa agenzia che dovrebbe vigilare non è oggi in grado di dire con certezza se applicare questi composti sulla pelle ogni giorno comporti un rischio reale e in quale misura.
La Fda ha però segnalato un caso particolare: il perfluorohexylethyl triethoxysilane è stato indicato come potenziale problema di sicurezza nelle lozioni corpo, quando utilizzato alle concentrazioni più alte, sulla base di uno studio su animali che mostrava effetti sul sistema nervoso.
Per altri Pfas l’agenzia parla invece di possibili “basse preoccupazioni” se usati come previsto. Ma la prudenza resta d’obbligo, anche perché la letteratura scientifica sugli effetti è ampia e in crescita, e la classificazione “a basso rischio” in campo cosmetico rischia di sottovalutare l’esposizione cumulativa.
Il quadro normativo: dal 2023 nuove regole (ma senza obbligo di test)
Il rapporto è figlio del Modernization of Cosmetics Regulation Act del 2022, la prima grande riforma americana sulle regole dei cosmetici dopo decenni. La legge ha imposto che, dal 2023, i produttori comunichino ogni anno alla FDA tutti i prodotti messi in commercio e gli ingredienti utilizzati.
Ma attenzione: la riforma non introduce un principio che in Europa diamo spesso per scontato, cioè la verifica preventiva della sicurezza. Il rapporto ricorda che le aziende non sono obbligate a testare gli ingredienti (compresi i Pfas) prima di usarli nei cosmetici.









