Panettoncini e minipandori: il test su 13 dolci “a misura di bambino”

PANETTONCINI PANDORI

Abbiamo portato in laboratorio 13 panettoncini e minipandori destinati ai bambini: micotossine sotto controllo, ma ingredienti discutibili e coloranti sollevano qualche dubbio

Un dolce da bambini? Non proprio, almeno non sempre. Non secondo le norme europee, che relegano la definizione prima infanzia ai minori di tre anni e considerano pienamente adulti tutti coloro che hanno superato, anche di un giorno, i 36 mesi.

Ma non essendo giuristi, i nostri lettori non faticheranno a catalogare i panettoncini o i pandorini, molto evidenti in questi giorni sugli scaffali della grande distribuzione, come un dolce da regalare ai propri figli. E come potrebbe essere altrimenti con quel formato e quelle scatolette, spesso arricchite da invitanti personaggi dei cartoni o dalle squadre del cuore? E poi è proprio la scelta degli ingredienti a orientare l’acquisto: niente canditi in gran parte dei panettoni (così invisi ai più piccoli), largo invece all’uvetta amata proprio dai bambini.

Rompiamo le scatole

Si tratta davvero di un dolce da bambini? È questa la domanda che si è fatta il Salvagente e che abbiamo rivolto ai laboratori FoodLab del Dipartimento di Farmacia  dell’Università Federico II di Napoli, coordinati dalla dottoressa Luana Izzo.

Abbiamo chiesto di “rompere le scatole” di 13 tra panettoncini e minipandori venduti nella grande distribuzione e di cercare le micotossine presenti. Un’analisi che ha preso tutte le principali, dal Don, alle aflatossine, dalle enniatine alle ocratossine, per un totale di 17 sostanze cercate.

Perché proprio le micotossine? Perché la loro tossicità è nota e perché gli organismi più indifesi sono proprio quelli dei bambini.

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Abbiamo poi cercato di valutare gli ingredienti utilizzati proprio in funzione del fatto che questi dolci siano destinati ai consumatori più piccoli.

Le buone notizie

SEGUE DOPO L’INFOGRAFICA

PANETTONCINI PANETTONI

Partiamo subito dalle buone notizie: nelle analisi che abbiamo realizzato non è stata rinvenuta alcuna traccia di Don (la micotossina diventata famosa per la sua presenza regolare nel grano utilizzato per la pasta), né delle pericolose e cancerogene aflatossine.

Stessa conclusione rassicurante l’abbiamo ottenuta anche dalle analisi sulla micotossina T-2. In questo caso, pur non essendoci limite europeo, probabilmente perché si tratta di sostanze meno diffuse e più rare, il profilo tossicologico esiste. Come e più del Don, possono interferire sulla sintesi proteica cellulare e dare infiammazioni intestinali: si calcola che abbiano effetti cento volte superiori a quelli del Don. Per fortuna anche in questo caso non abbiamo trovato alcuna presenza nei 13 dolci.

Più frequenti, invece, le tracce di enniatine che sono considerate dall’Unione Europea delle micotossine emergenti e quindi tenute sotto stretta sorveglianza da qualche tempo: per il momento l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha concluso che in mancanza di dati rilevanti sulla loro tossicità, non è stata possibile una valutazione del rischio. Dunque non ci sono limiti e la loro presenza in diversi campioni che abbiamo analizzato non può essere considerata preoccupante per mancanza di prove tossicologiche a conforto.

Cosa tenere sotto controllo

Discorso più complesso per lo zearalenone micotossina che ha un limite per i bambini di 20 mcg/kg. Lo Zearalenone è una micotossina prodotta da alcune specie di funghi del genere Fusarium che attaccano i prodotti vegetali, in particolare il mais. Fa parte del gruppo delle micotossine che, pur non essendo classificate come cancerogene certe per l’uomo (come l’Aflatossina B1), sono state oggetto di studio per la loro attività ormonale.

Il pericolo principale associato allo Zearalenone è la sua capacità di agire come interferente endocrino e l’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (Anses), in uno studio sulla dieta totale per i bambini sotto i 3 anni (novembre 2016), lo ha incluso tra le nove sostanze per le quali il rischio non può essere escluso, suggerendo una forte vigilanza e raccomandando di limitare il consumo di prodotti a base di soia sotto i 3 anni.

Nel nostro test lo abbiamo ritrovato in 5 prodotti su 13, sempre in quantità inferiori al limite per la prima infanzia.

Gli ingredienti? Non sempre amici dei bambini

SEGUE DOPO L’INFOGRAFICA

PANDORI MINIPANDORI

Per finire la nostra tornata di analisi, ci siamo presi la briga di controllare anche gli ingredienti e abbiamo assegnato un punteggio più alto ai panettoncini o ai pandori preparati con uova, latte e burro fresco (e non reidratato in polvere) e puntando la lente sugli ingredienti sgraditi. Tra questi ci sono i mono e digliceridi degli acidi grassi (E471), purtroppo presenti in tutt’e 13 i dolci. Nonostante l’Efsa li consideri sicuri, diversi studi hanno evidenziato preoccupazioni, specialmente per i bambini. In particolare hanno effetti negativi sul microbiota intestinale, danneggiando la barriera intestinale.

Uno studio del 2024 condotto dall’Università La Sorbonne di Parigi ha poi associato l’assunzione di E471 e altri emulsionanti a un rischio significativamente più elevato di sviluppare il cancro (in particolare al seno, alla prostata e ad altri organi).

Altro ingrediente molto comune nei panettoni che includono la frutta candita è lo sciroppo di glucosio-fruttosio. In questo caso il rischio dell’assunzione nella forma liquida (al contrario di quanto avviene naturalmente con la frutta) è di produrre danni epatici e predisporre all’obesità.

Infine i coloranti, presenza davvero singolare nel minipanettone di cioccolato Carrefour che ne fa contare ben 7, davvero troppi in un prodotto che non ne sentiva davvero il bisogno.