Efficienza energetica, il Parlamento Ue approva la direttiva che stravolgerà il mercato immobiliare

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Il parlamento Ue approva la direttiva europea sulle performance energetiche degli edifici, che impone il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati in Ue, seguendo alcuni step, da qui al 2033. Il divieto o meno della compravendita degli edifici fuori legge dipenderà dai singoli stati

 

“Un grande passo avanti per il lavoro sul clima in Europa!” così la promotrice della direttiva europea sulle performance energetiche degli edifici (Epbd), l’europarlamentare svedese Jessica Polfjärd commenta l’approvazione della norma che inciderà pesantemente anche sul settore immobiliare in Italia. “Felice di vedere la legge che ho negoziato – che stabilisce obiettivi nazionali per ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030 in tutti i settori, tra cui agricoltura, edilizia e trasporti – adottata a larga maggioranza dal Parlamento europeo” scrive su Twitter Polfjärd.

Ma cosa stabilisce la direttiva al centro di tante polemiche? Vediamolo nel dettaglio. Dopo le tante polemiche scatenate dalle prime indiscrezioni, la Commissione europea ha presentato a dicembre le proposte legislative dedicate all’efficienza energetica nell’edilizia pubblica e privata, smentendo alcuni notizie che avevano preoccupato milioni di italiani proprietari di casa. Non è vero che Bruxelles ha intenzione di proibire l’affitto o la vendita di case “sciupone” dal punto di vista energetico, mentre altre misure sono state confermate.

Il pacchetto presentato

All’interno del pacchetto per la politica ambientale “Fit for 55”, che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 rispetto al 1990, lo stop a partire dal 2030 per le emissioni nocive dei nuovi edifici privati (2027 per gli edifici pubblici) che “dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili, e non dovranno emettere in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili”.

Le novità

Verranno proposti nuovi standard minimi, per migliorare l’efficienza energetica e avvicinarla verso il top della scala (A) allontanandolo dalla classe meno efficiente (G). Bruxelles chiede che il 15% del patrimonio edilizio con le peggiori prestazioni di ciascun paese membro debba passare per gli edifici pubblici e non residenziali dalla classe G alla classe F entro il 2027 e alla classe E entro il 2030, mentre per gli edifici residenziali ci sarà tempo fino al 2030 per portare il proprio certificato a livello F e fino al 2033 per portarlo alla classe E. Gli Stati membri dovranno rinnovare ogni anno almeno il 3% della superficie totale degli edifici di proprietà di enti pubblici. La decisione se e come agire su limitazioni su vendite e affitti, invece, viene demandata ai singoli paesi. Difficile che l’Italia, paese con tante case di proprietà, e tra queste tanti edifici storici con difficoltà di ristrutturazione energetica, imponga una misura così impopolare per la sua popolazione.

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Stop a incentivi caldaie e nuovi reati ambientali in arrivo

A partire dal 2027, dovrebbero finire anche gli incentivi per l’installazione di caldaie a combustibili fossili, e dalla stessa data i paesi membri potranno anche vietare l’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici. Allo studio anche una direttiva per rafforzare la protezione dell’ambiente con la creazione di nuovi reati ambientali, con livelli minimi di sanzione, tra cui il commercio illegale di legname, il riciclaggio di navi o l’estrazione illegale di acqua.