Stufe e camini, quanto costa la sostenibilità?

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La normativa su stufe e camini è stringente soprattutto nelle aree più inquinate d’Italia. Le regole prevedono pesanti sanzioni. Ma la sostenibilità ha un costo ancora alto. Il caso di Rimini e i prezzi delle nuove tecnologie (vedi le stufe pirolitiche), rivelano un paese fragile, che teme più il freddo e la povertà, che le questioni ambientali

 

Nel 2022 i venti di guerra hanno soffiato costantemente sui prezzi del gas, aggravando ulteriormente una crisi energetica che già da anni si accompagnava al cambiamento climatico.
Molti governi studiano come diffondere pratiche di consumo di energia più consapevole e nuovi stili di vita. Gli stati membri dell’Unione europea sono concordi sul futuro: meno sprechi e meno dipendenza da energie troppo inquinanti. La sfida cruciale è riuscire ad abbracciare un futuro sostenibile.

 

Quanto inquinano stufe e camini

La normativa per stufe e camini in realtà era stringente già prima degli eventi bellici alle porte d’Europa. Basti pensare che solo in Italia, secondo stime, i camini a camera aperta di tipo tradizionale producono 3.679 tonnellate di PM10 all’anno. Quelli a camera chiusa rilasciano in atmosfera 2.401 tonnellate di polveri sottili annue.

Non sono da meno le stufe a legna che scaricano nell’aria 2.651 tonnellate di polveri sottili all’anno.

European environmental bureau (Eeb), la più grande rete europea di organizzazioni ambientaliste, aveva già lanciato l’allerta nel 2021: la metà di polveri sottili nell’area geografica dell’Unione europea dipende da stufe e caldaie a legna. La combustione di legname domestico è l’inquinante peggiore, causando i costi sanitari più elevati, oltre ai danni all’ecosistema ambientale.

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L’Associazione italiana energie agroforestali (Aiel) ha aperto la strada ai riscaldamenti per ambienti e acqua domestica tramite biomasse. “Le biomasse legnose – fa notare l’Aiel – rappresentano la principale fonte energetica rinnovabile in Italia e sono una scelta economicamente vantaggiosa per molte famiglie, ma anche un’opportunità concreta nell’ottica del contrasto al cambiamento climatico”. Aiel sostiene che il ricambio tecnologico di stufe e caldaie obsolete con impianti moderni e più performanti, sia in grado di abbattere le emissioni di polveri sottili. Questo perché “le moderne tecnologie nel riscaldamento domestico a legna, pellet e cippato riducono le emissioni di polveri sottili”.

Ma cosa dicono la normativa su stufe e camini?

La normativa su stufe e camini

Nell’Italia del 2022 le stufe e i camini non sembrano più essere solo elementi di arredo, come lo sono stati per tanti anni. Molti si ingegnano, come possono, per calmierare l’impatto delle bollette sul costo della vita e sul termometro dell’inflazione che nel 2022 è salito del +8,1% (dato fino a novembre). Tuttavia, il caro energia ha spinto alle stelle anche i prezzi del pellet.

Nel 2017 è stato emanato un decreto del ministero dell’Ambiente (il numero 186 del 7 novembre 2017) tramite il quale si è introdotta una classificazione che distingue stufe e camini per categorie inquinanti. Il potenziale inquinante di un apparecchio viene valutato a seconda delle stelle, da 1 a 5. Meno stelle significa che l’apparecchio è più inquinante. Un numero maggiore di stelle indica una maggiore qualità ambientale del prodotto, con un rapporto sempre migliore tra rendimento di calore e emissioni di inquinanti nell’aria. Una stufa, per definirsi ecologica, deve essere etichettata con una classe ambientale pari ad almeno 4 stelle.

L’Aiel, tramite un Comitato di certificazione e un Comitato tecnico composto da Enea, Legambiente, Enama (Ente nazionale meccanizzazione agricola), Unione nazionale consumatori ed Etifor (società di consulenza sui servizi e i prodotti per la natura), ha introdotto la certificazione energetica Aria Pulita” che interessa stufe, camini e caldaie a pellet ad uso domestico con potenza inferiore a 35 kW e verifica la conformità rispetto alle emissioni e al rendimento.

Perciò gli apparecchi devono riportare informazioni utili in etichetta, tra i quali un codice identificativo dal quale si evincono l’azienda produttrice, l’anno di certificazione, il numero progressivo dell’apparecchio certificato, un QR Code per verificare la certificazione e consultare l’elenco completo dei prodotti certificati con le relative informazioni tecniche.

La normativa regionale su stufe e camini

Gli italiani devono fare i conti anche con il complesso quadro normativo regionale su stufe e camini, il cui utilizzo è regolamentato (e limitato) anche dalle singole regole regionali, in particolare quello di stufe a legna, stufe a pellet e camini. Le leggi regionali hanno l’ambizione di ridurre le emissioni di CO2 allo stretto necessario, applicando anche delle sanzioni in alcune aree geografiche piuttosto salate.

Le regioni più inquinate hanno adottato misure più restrittive. Ecco quali.

  • Stufe e camini in Lombardia

La Lombardia è tra le regioni ad aver adottato normative più severe. Oltre a essere la più popolosa, è anche tra le zone più inquinate per polveri sottili e biossido d’azoto, in particolare nella pianura Padana e nel centro di Milano.

La Legge regionale del 2006 (comma 4 dell’articolo 27) prevede in Lombardia sanzioni da 500 a 5mila euro per l’utilizzo di stufe e camini tradizionali o di classe energetica inquinante. Nella provincia di Brescia, e nei comuni di altezza sotto i 300 metri, l’uso di stufe a pellet e a legna è consentito fino al 15 ottobre 2024 e solo sotto i 10 Kw di potenza.

Su tutto il territorio lombardo sono ammessi soltanto i modelli più recenti di stufe o camini a legna o biomasse di categoria 4 o 5 stelle. Dal 2018 le stufe a pellet con potenza inferiore a 35 kW devono utilizzare soltanto biomassa di classe A1.

 

  • Stufe e camini in Veneto

In Veneto le restrizioni riguardano stufe e camini a legna sotto le 3 stelle come categoria di classe inquinante. I generatori di calore non possono essere di livello inferiore a 4 stelle. Dal 2019 non è consentito installare in casa impianti di riscaldamento di classe inferiore alle 4 stelle.

 

  • Stufe e camini in Piemonte

Il Piemonte soffre la presenza di Torino, tra le città più inquinate d’Europa, con presenza media di Pm2,5 nell’aria tra 15 e 25 microgrammi al metrocubo. L’ex capitale sabauda è come intrappolata in una conca “murata” dalle Alpi, con lo smog che ristagna, ma ha intrapreso politiche ecosostenibili e di incentivo all’uso dei mezzi pubblici. Le misure regionali riguardano i generatori di calore a biomassa di potenza sotto i 35 Kw e di classe minore alle 3 o 4 stelle. Dal 2019 non si possono più attivare i generatori di classe inferiore alle 4 stelle.

 

  • Stufe e camini in Emilia Romagna

Il Piano Aria Integrato Regionale dell’Emilia-Romagna prevede il divieto di utilizzo di camini e stufe a legna o pellet di classe inferiore alle 2 stelle. Nei comuni di altitudine sotto i 300 metri vige il divieto di accendere stufe, camini e termostufe di classe 1 e 2 stelle in case dove sono presenti altri metodi di riscaldamento, come i termosifoni. Sono esclusi da questa limitazione i comuni montani.

 

  • Stufe e camini in Toscana

In Toscana è stato attivato il Piano Regionale per la qualità dell’aria che prevede l’obbligo di efficienza minima a 4 stelle solo per stufe e caminetti a pellet e legna installati ex novo in nuove costruzioni o ristrutturazioni.

Gli italiani preferiscono ancora il riscaldamento a gas o petrolio

I metodi di riscaldamento aria e acqua più produttive dal punto di vista del rapporto efficienza/costi, e in relazione al mercato di vendita, restano quelli a pompa di calore e pannelli fotovoltaici, o sistemi ibridi. Spinti soprattutto dagli incentivi fiscali e dagli Ecobonus (qui per i bonus e gli aggiornamenti) ancora disponibili.

Tuttavia, secondo un recente sondaggio Eurostat, questi sistemi sono tra i preferiti per appena il 5,3% degli italiani. Mentre il 65% degli italiani preferisce ancora metodi a gas o petrolio.

In ogni caso il percorso verso la transizione ecologica, con consumi energetici ecosostenibili, sembra ormai tracciato, anche per effetto degli scenari internazionali e per gli obiettivi fissati dall’Unione europea. Proprio nel 2022 Bruxelles ha stabilito lo stop alla vendita di auto a benzina e auto a diesel dal 2035. L’accordo europeo è stato raggiunto il 27 ottobre 2022 da Consiglio, Parlamento e Commissione Ue. Sarà una corsa al nuovo oro: il litio. Una corsa contro il tempo per cercarne altro e conquistarlo, perché è l’elemento base per il funzionamento delle batterie delle auto elettriche.

La stufa pirolitica fa risparmiare?

Una delle soluzioni più in tendenza è quella del riscaldamento con la stufa pirolitica (Qui per i dettagli). La stufa pirolitica è semplice da utilizzare e da installare, non richiede grande manutenzione, è efficiente dal punto di vista energetico perché brucia anche il gas di scarto prodotto, è sostenibile a basse emissioni e non necessità di alcun collegamento all’energia elettrica).

Il problema è che non è ancora diffusa sul mercato, quindi i modelli per ambienti domestici interni sono ancora pochi e più costosi. Per scaldare un ambiente interno di appena 30 metri quadrati, bisogna sborsare dai 4000 ai 6000 euro. Anche se nel lungo periodo porterebbe a notevoli risparmi economici e di inquinamento ambientale.

Molti italiani non possono permettersi stufe e camini moderni

Nell’ottobre 2022 ha fatto molto discutere la scelta del sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad. Il primo cittadino ha “riacceso” stufe e camini a legna o pellet fino alla classe 2, sacrificando la questione ambientale per alleggerire le tasche dei riminesi dissanguate dal caro bollette, come del resto è accaduto a tutti gli italiani. Alcuni esponenti politici rilevano inoltre che molti italiani non possano permettersi stufe e impianti di ultima generazione, nonostante gli incentivi fiscali.