Quali sono i sintomi dell’osteoporosi e come prevenirla

osteoporosi

L’osteoporosi è una piaga sociale e sanitaria, che colpisce 5 milioni di persone in un paese afflitto dall’invecchiamento della popolazione.  Questa patologia può essere corretta con la prevenzione, a partire dall’adolescenza

 

Il ministero della Salute stima che nel nostro paese 5 milioni di persone soffrono di osteoporosi, l’80% dei quali sono donne in post menopausa. Secondo i dati Istat relativi all’anno 2020, l’8,1% della popolazione italiana (il 13,5% delle femmine e il 2,3% dei maschi) ha dichiarato di essere affetto da osteoporosi, con prevalenza che aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età, in particolare nelle donne dopo i 55 anni, fino a raggiungere il 32,2% oltre i 74 anni (il 47% delle femmine e il 10,3% dei maschi).

In un paese che tende a invecchiare, dove le cattive abitudini alimentari e fisiche prendono il sopravvento, l’osteoporosi diventa una patologia sempre più cronica e in aumento.

Man mano che l’età avanza, nel corso della vita circa il 40% della popolazione incorre in una frattura di femore, vertebra o polso, in maggioranza dopo i 65 anni. Episodi accidentali traumatici che spesso portano alla morte in solitudine. I costi sanitari e sociali di questa deriva sono drammatici.

Che cos’è l’osteoporosi

L’Istituto Irccs Humanitas chiarisce che l’osteoporosi è una malattia cronica caratterizzata da alterazioni della struttura ossea con conseguente riduzione della resistenza al carico meccanico ed aumentato rischio di fratture. È come se lo scheletro del nostro organismo, l’impalcatura che regge tutto, si facesse sempre più insostenibile. Ci trasciniamo così, a fatica, il peso di un corpo che non risponde più alla sua impalcatura.

Non conosci il Salvagente? Scarica GRATIS un numero della nostra rivista cliccando sul pulsante qui in basso e scopri cosa significa avere accesso a un’informazione davvero libera e indipendente

Sì! Voglio scaricare gratis il numero di novembre 2021

Le cause dell’osteoporosi

In tutte le fasi della vita, l’osso va incontro ad un processo fisiologico di rimodellamento nel quale il tessuto scheletrico vecchio e danneggiato viene rimosso a opera degli osteoclasti e osso nuovo viene riformato a opera degli osteoblasti. Con l’avanzare dell’età, l’attività degli osteoclasti tende a essere maggiore rispetto a quella degli osteoblasti e infatti l’invecchiamento fisiologico si accompagna a una certa perdita di massa ossea.

L’osteoporosi si sviluppa quando tale perdita diventa eccessiva e patologica a causa di una persistente e dominante attività di riassorbimento osseo rispetto a quella di neoformazione. Quindi l’osteoporosi non è una condizione fisiologica correlata all’invecchiamento ma una malattia.

Ma il problema della massa ossea riguarda anche gli adolescenti, fase della vita in cui è fondamentale la prevenzione.

I sintomi dell’osteoporosi

Gli esperti dell’Humanitas ci ricordano che l’osteoporosi è una malattia silente. I segnali vanno accolti con molta attenzione, anche per prevenirne le peggiori conseguenze.

Le più comuni fratture da fragilità interessano la colonna vertebrale, il femore prossimale (collo) e il polso. Lo specialista può però identificare i soggetti a rischio anche in assenza di sintomi e valutare una diagnosi precoce di osteoporosi in base ad alcuni elementi clinico-anamnestici, tra cui familiarità per frattura di femore o di vertebre, patologie croniche, e terapie con farmaci che possono provocare alterazioni della struttura ossea come i glucocorticoidi, gli immunosoppressori e le terapie ormonali per carcinoma alla mammella e alla prostata. La prevenzione, come abbiamo detto, è fondamentale.

L’alimentazione e come prevenire l’osteoporosi

La prevenzione primaria dell’osteoporosi agisce sui fattori di rischio acquisiti e come tali modificabili, che influenzano per circa il 50% la salute delle nostre ossa in tutte le fasi della vita. L’altro 50% del nostro patrimonio scheletrico è geneticamente determinato e come tale non modificabile.

Quindi abbiamo una buona metà su cui è possibile agire.

Possiamo cominciare dall’alimentazione.

Gli esperti consigliano un adeguato introito di alimenti ad alto contenuto di calcio (latte e derivati, noci, nocciole, mandorle, acque minerali con contenuto calcico superiore a 100 mg/litro). Questi nutrienti favoriscono il corretto rimodellamento scheletrico e l’acquisizione ed il mantenimento della massa ossea.

Per garantire che il calcio introdotto con gli alimenti venga assorbito è necessario però avere normali livelli circolanti di vitamina D. La maggior parte del nostro fabbisogno giornaliero della vitamina D deriva dalla sintesi cutanea di colecalciferolo da parte di un sistema enzimatico regolato dai raggi ultravioletti.

I comportamenti sani

Abituarsi a una regolare esposizione al sole, anche di pochi minuti al giorno, naturalmente protetta è certamente un comportamento sano che aiuta a sintetizzare la vitamina D e ad assorbire il calcio.

Inoltre, è importante ricordare che con l’invecchiamento, il sistema enzimatico cutaneo è meno funzionante e pertanto si rende necessario l’utilizzo di farmaci contenenti vitamina D, essendo gli alimenti poveri di tale elemento.

L’esercizio fisico è un altro importante tassello nella strategia di prevenzione delle fratture, mediata da una “modulazione virtuosa” del rimodellamento scheletrico che favorisce la neoformazione rispetto al riassorbimento osseo.

Attività regolare e programmata possibilmente con l’ausilio di esperti, in modo da non trasformare questa necessità in ulteriori stress per le ossa e i muscoli, o peggio, andare incontro a attività fisica dannosa e inutilmente affaticante.

Infine, nella prevenzione primaria dell’osteoporosi è importante eliminare quei fattori di rischio che portano a una perdita progressiva di massa ossea, come l’abuso di alcol e il fumo di sigarette e di limitare, quando non strettamente necessario, l’utilizzo di farmaci a effetto osteopenizzante.

Tutte queste misure di prevenzione risultano efficaci quando intraprese prima dell’insorgenza dell’osteoporosi e soprattutto nelle prime decadi di vita, favorendo in tal modo la costituzione del patrimonio scheletrico e il raggiungimento del picco di massa ossea. Quando l’osteoporosi si è instaurata e soprattutto quando essa si complica con le fratture, alle modifiche dello stile di vita bisogna aggiungere una terapia farmacologica anti-osteoporotica.

Attenzione ai Pfas!

La vitamina D è indispensabile per l’assorbimento del calcio. Se è vero che non è sufficiente introdurla con l’alimentazione, è altrettanto vero che i Pfas interferiscono con essa, favorendo addirittura l’osteoporosi. È quanto emerso da uno studio italiano pubblicato su ‘Endocrine’, i cui dettagli sono disponibili in questo articolo..

I Pfas sono un nemico silenzioso e preoccupante. Si tratta di sostanze perfluoroalchiliche, o acidi perfluoroacrilici, usati prevalentemente in campo industriale. Finiscono in cibi o sostanze di largo consumo come acqua potabile, pesce, frutta, uova e prodotti a base di uova. (Qui la nostra inchiesta “Pfas, inquinanti per sempre”, per conoscerli meglio e proteggersi quanto possibile).

Quando è necessario l’uso dei farmaci anti osteoporosi

L’azione farmacologica può essere necessaria e importante, soprattutto nei soggetti cronici. I farmaci anti-osteoporotici agiscono sul rimodellamento scheletrico con l’obiettivo di migliorare il bilanciamento tra riassorbimento e neoformazione ossea. La maggior parte dei farmaci a disposizione (bisfosfonati, denosumab, Serm) agisce inibendo la funzione degli osteoclasti e quindi il riassorbimento osseo. A oggi, invece, abbiamo a disposizione farmaci anabolici in grado di stimolare la funzione osteoblastica e quindi la neoformazione ossea.

Tutti questi farmaci hanno dimostrato una efficacia rilevante nel migliorare i valori densitometrici e soprattutto nel ridurre il rischio di fratture: sono utili sia per la prevenzione primaria in pazienti interessati da osteoporosi che però non sono ancora andati incontro a fratture da fragilità, sia per i pazienti che hanno già sperimentato fratture per la prevenzione di nuovi eventi fratturativi.

La scelta del farmaco viene operata nel singolo paziente sulla base di fattori che tengono conto del profilo di rischio fratturativo individuale e della accettabilità e potenziale tollerabilità da parte del paziente.

Come in altre malattie croniche per le quali la terapia è necessariamente a lungo termine, la scelta del farmaco va sempre condivisa con il paziente nei suoi vari aspetti (razionale, potenziali effetti collaterali e risultati attesi).

Un discorso a parte va fatto per la vitamina D, che ha un ruolo fondamentale nell’assorbimento intestinale del calcio e, dunque, nella mineralizzazione ossea. Tuttavia sappiamo anche che l’osteoporosi non comporta solamente un difetto di mineralizzazione ma anche un’alterazione del rimodellamento scheletrico a cui consegue a sua volta la compromissione della microarchitettura ossea. La sua integrazione, dunque, nei pazienti osteoporotici non è sufficiente e sono necessari i farmaci antiosteoporotici che non possono essere sostituiti dalla sola vitamina D.

L’intervento della chirurgia

Nel paziente con fratture vertebrali cliniche o fratture femorali, oltre alla terapia farmacologica di prevenzione secondaria delle fratture, è necessario mettere in atto un percorso terapeutico chirurgico e riabilitativo per il trattamento in acuto delle complicanze fratturative e dei suoi esiti neuromotori. In genere i pazienti sono seguiti da un team multidisciplinare, in cui Ortopedico, Fisiatra, Neurochirurgo della colonna vertebrale e Terapista del dolore si occuperanno dei vari aspetti della patologia.

Come in fase di prevenzione, a maggior ragione anche i pazienti a cui è già stata diagnosticata l’osteoporosi devono seguire uno stile di vita adeguato, caratterizzato da una dieta equilibrata e priva di alcol e la pratica continuativa di attività fisica aerobica. Opportuno anche smettere di fumare.