Guerra Russia Ucraina, i diritti dei rifugiati ucraini in Italia

DIRITTI DEI RIFUGIATI UCRAINA

Quali sono i diritti dei rifugiati ucraini che arrivano in Italia, cos’è l’accoglienza diffusa e quali le iniziative che il nostro paese ha messo in atto per chi è costretto a scappare dalla guerra

Sono 7.567.024 ​i rifugiati dall’Ucraina che hanno attraversato i paesi vicini in cerca di sicurezza. Altri 8 milioni di persone sono sfollate all’interno dell’Ucraina. Si stima che 15,7 milioni di persone abbiano urgente bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Sono questi i numeri della guerra aggiornati al 16 giugno dall’Agenzia ONU Unhcr (United Nations High Commissioner for Refugees), ossia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, spesso chiamato anche Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. 

La Russia di Putin ha invaso il suolo ucraino il 24 febbraio 2022. Da quel giorno, dopo un mese di guerra, solo in Italia hanno trovato rifugio 9.589 persone, di cui 30.499 donne, 5.213 uomini e 23.877 bambini. Ad aprile questi numeri sono quasi raddoppiati raggiungendo quota 100.000. 

In un contesto di fake news e opinioni polarizzate, Unhcr ci ricorda che l’offensiva militare in Ucraina ha causato la distruzione di infrastrutture civili e vittime civili e ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le loro case in cerca di sicurezza, protezione e assistenza. 

Rifugiati ucraini in Italia: come funziona

Chiariamo subito che lo stato di rifugiato è definito dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Si tratta di una forma di protezione internazionale che permette di tutelare gli individui oggetto di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, opinioni politiche o per l’appartenenza a determinati gruppi sociali. 

La condizione essenziale per il riconoscimento dello status di rifugiato è che il richiedente si trovi al di fuori del Paese di cui ha cittadinanza, o da quello di residenza abituale nel caso di apolidia, mentre è irrilevante se il timore ragionevole di subire persecuzioni sia sorto prima o dopo l’uscita dal Paese di provenienza.

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In questo momento gli ucraini sono a rischio a causa dei frequenti bombardamenti delle città e del territorio invaso. In molti casi, dei quali si occuperanno i tribunali internazionali, sono anche vittime di crimini di guerra. 

Benvenuto in Italia! Ecco cosa fare

Sul sito del ministero dell’Interno sono riportate le istruzioni per richiedere questo status di rifugiato, in lingua italiana, inglese, ucraina e russa. Le istruzioni sono riportate in un documento dal titolo “Benvenuto in Italia”. Potreste scaricare il documento cliccando qui (https://www.interno.gov.it/it/info-utili-lingresso-dei-profughi-ucraini-italia).

Il profugo arrivato in Italia può presentare la richiesta di rifugiato all’Ufficio di Polizia, o Questura e Carabinieri, dove bisogna compilare dei moduli per spiegare le motivazioni per le quali si chiede questo diritto. L’Autorità competente alla decisione in merito alla domanda di protezione internazionale è la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Attualmente sono presenti sul territorio nazionale 20 Commissioni Territoriali affiancate da 21 Sezioni per un totale di 41 Collegi. 

La Commissione competente è quella del luogo nel quale la domanda è stata presentata, salvo il caso in cui sia disposto il trattenimento in un CPR, per il quale è competente la Commissione nella quale si trova il centro.

L’ingresso in Italia è consentito con visti per soggiorni di breve durata, validi fino a 3 mesi, e per soggiorni di lunga durata che comportano la concessione di un permesso di soggiorno (di lunga durata) con motivazione identica a quella del visto. Ma, in questo caso specifico, il governo ha messo a punto anche un DPCM, attuativo della decisione europea 384 2022, che prevede un permesso di soggiorno speciale, della durata di 12 mesi prorogabile per altri 6, definito di “protezione temporanea” per i profughi ucraini. Si tratta di una forma di tutela diversa dalla protezione internazionale.

I diritti del rifugiato

Una volta che le Commissioni Territoriali hanno riconosciuto la sussistenza dello status di rifugiato il cittadino straniero può godere di un importante pacchetto di diritti:

  • Accesso al lavoro;
  • Diritto al ricongiungimento familiare;
  • Diritto all’assistenza sociale;
  • Diritto all’assistenza sanitaria;
  • Diritto a richiedere un documento di viaggio equipollente al passaporto;
  • Diritto all’istruzione pubblica;
  • Diritto di circolare liberamente all’interno del territorio dell’Unione Europea (esclusi Danimarca e Gran Bretagna) senza alcun visto, per un periodo non superiore a 3 mesi;
  • Diritto a chiedere la cittadinanza italiana dopo 5 anni di residenza in Italia;
  • Diritto al matrimonio;
  • Diritto a partecipare all’assegnazione degli alloggi pubblici;
  • Diritto al rilascio della patente di guida.

L’accoglienza diffusa

Il governo ha stanziato ulteriori fondi per irrobustire il sistema dell’accoglienza diffusa. È previsto un contributo mensile di 300 euro pro capite più 150 euro per ogni figlio con meno di 18 anni, per un periodo massimo di 3 mesi a partire dalla presentazione della richiesta di protezione temporanea Ue e non oltre il 31 dicembre 2022. Con questo sistema, chi offre l’ospitalità non percepisce un contributo diretto ma sarà il rifugiato stesso a decidere come rimborsare chi lo ha accolto.

Il cuore degli italiani

Leggi e diritti a parte, sono numerose le iniziative private in Italia, in favore dei profughi ucraini. In rete ci sono numerose campagne di raccolta fondi, corsi di lingua italiana gratuiti, campi estivi. 

Molte famiglie italiane stanno accogliendo i profughi in casa propria. Queste famiglie devono comunicare la presenza dei profughi entro 48 ore dal loro arrivo tramite una dichiarazione di ospitalità all’autorità locale di pubblica sicurezza, ossia Questura o Commissariato della provincia dove si trova l’immobile che li ospiterà. Laddove non sia presente un Commissariato la dichiarazione va trasmessa al Comune. In molti casi i siti web di Comuni, Prefetture e Questure forniscono le istruzioni, i modelli e gli indirizzi email ai quali trasmettere le dichiarazioni, o indicano le altre modalità di invio (raccomandata postale, consegna diretta).