“A tutto gas. Ma nella direzione sbagliata”. Manifestazioni in tutta Italia contro la politica energetica

Manifestazioni in 20 città italiane per protestare contro la politica energetica del governo che, per uscire dal carbone, “sbaglia strada”. 44 sigle, tra associazioni ambientaliste, sindacati e comitati locali, tra cui Legambiente, Wwf, Greenpeace, A Sud, hanno convocato per sabato 12 febbraio la protesta “A tutto gas. Ma nella direzione sbagliata. Contro le bufale fossili e nucleari”. La manifestazione parte da un manifesto secondo cui “il nostro Paese non ha bisogno di nuove centrali a gas fossile né del nucleare, ma di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.

Il ruolo centrale del capacity market

Massimiliano Varriale, esperto climatico del Wwf spiega: “Manifestiamo perché questo governo e il ministro Cingolani, invece di incentivare il passaggio alle rinnovabili, continua a investire su combustibili del passato come il gas e a strizzare l’occhio al nucleare”. Al centro delle proteste, spiega l’esperto Wwf, c’è “la quantità esorbitante di progetti presentati e approvati riguardo il capacity market, che è il meccanismo che prevede l’apertura di impianti energetici da mettere in funzione in caso di necessità, per esempio quando si rischiano black out per il troppo caldo d’estate o il troppo freddo d’inverno”. Varriale spiega qual è il problema secondo loro: “Questi progetti sono tutti basati su centrali a ciclo combinato o a turbogas, che verranno pagate 75mila euro per megawatt di potenza per 15 anni. Secondo i nostri calcoli, anche se non entrassero mai in funzione, costerebbero allo stato due volte e mezzo il costo per costruirle”. Gli ambientalisti, per il capacity market, invece, chiedono altro: “Per una vera transizione ecologica, serve puntare su rinnovabili, sistemi di accumulo efficienti, reti intelligenti, tutta una serie di tecnologie pulite che proiettano il sistema nel futuro invece che tenerlo ancorato al passato. Sappiamo che non è una passeggiata, che non si fa dall’oggi al domani, ma ci sembra totalmente sbagliato continuare a finanziare impianti a gas, quando la comunità scientifica internazionale e la stessa Comunità europea ci chiede di avviare in maniera decisa l’uscita dai combustibili fossili” spiega Varriale.

Cosa dice il manifesto

“Pretendiamo che il governo faccia la sua parte nel contrastare la crisi climatica – scrivono le associazioni – definendo immediatamente un piano di uscita dal gas fossile e che gli investimenti previsti in questo settore, comprensivi di capacity market e che ci costeranno almeno 30 miliardi di euro, vengano direzionati sull’unica vera soluzione: le fonti rinnovabili”. Occorre “accelerare lo sviluppo e la diffusione delle fonti pulite, a partire da solare ed eolico, efficientamento energetico, accumuli e innovazione” aggiungono.
Tra le altre proposte, indicano che “si proceda al più presto alla semplificazione della normativa per rendere possibile ogni anno l’installazione in Italia di oltre 8 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili; che regioni e amministrazioni comunali sviluppino politiche finalizzate a favorire la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili” e “che si adottino strumenti e azioni, come quelli delle comunità energetiche, efficientamento dell’edilizia popolare, risparmio energetico, mobilità sostenibile e riassetto e rinaturalizzazione del territorio”.

Il manifesto spiega: “Il cambiamento climatico continua la sua inarrestabile corsa e il limite di 1,5°C è sempre più vicino. Continuando con le attuali politiche globali si avrà un aumento delle temperature fino a circa 2,7°C, di molto oltre gli obiettivi fissati negli Accordi di Parigi. Eppure, gli eventi catastrofici che già oggi viviamo dimostrano come ogni minimo ritardo nell’avviare un processo reale di transizione ecologica abbia effetti tangibili e drastici sulle vite di miliardi di esseri umani”.

Le 7 ragioni per un no

I promotori della manifestazione elencano le ragioni perché il metano è parte del problema e non può essere una soluzione.

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1) Per affrontare l’uscita dal carbone, non abbiamo bisogno di nuove centrali a gas fossile. Quelle esistenti sono più che sufficienti ad accompagnare la transizione verso un utilizzo diffuso e massiccio di rinnovabili.

2) Gli investimenti previsti nel gas fossile ci costeranno almeno 30 miliardi di euro, che verranno sottratti alle energie rinnovabili, unica vera soluzione al cambiamento climatico.

3) La molecola CH4 (metano) ha un effetto climalterante fino a 83 volte superiore alle CO2 ed è comunque una fonte fossile la cui combustione contribuisce al peggioramento dell’attuale situazione climatica.

4) Le capacità occupazionali di impianti rinnovabili sono in larghissima misura maggiori rispetto a quelle di centrali a gas, producendo in alcuni casi anche il triplo di posti di lavoro.

5) L’Italia importa il 94% del gas naturale che utilizza e ciò porta ad un’eccessiva dipendenza dal contesto internazionale e una conseguente vulnerabilità, non mitigabile da eventuali nuove estrazioni sul territorio nazionale, che non si avrebbe se investissimo nelle rinnovabili.

6) L’aumento dei costi in bolletta è da considerarsi come diretta conseguenza di questa politica di dipendenza dal gas fossile indipendentemente dalla sua provenienza e non è imputabile alla necessaria transizione ecologica.

7) Considerati i tempi di vita di infrastrutture del metano, un’eventuale realizzazione nel 2025 condannerebbe l’Italia all’utilizzo del gas fossile almeno fino al 2050/2060, tempi incompatibili persino con gli obiettivi UE.

Le richieste al governo

La piattaforma di sigle chiede al governo, tra le altre cose, di “assumere seriamente l’emergenza climatica come prioritaria nelle agende politiche e di trattarla al pari di altre emergenze, mettendo da subito in campo azioni di sviluppo di fonti rinnovabili, accumuli, valorizzazione dei pompaggi esistenti e di investimento nelle reti smart”; di avviare un piano di uscita dal gas fossile allo stesso modo di come si è fatto per il carbone; di aggiornare il Piano Nazionale integrato Energia e Clima entro 3 mesi, in linea con le indicazioni della comunità scientifica per evitare l’innalzamento della temperatura globale di 1.5°C rispetto al periodo preindustriale, e di costruire un piano per una reale transizione ecologica da qui al 2050 definendo chiaramente tappe, obiettivi, strumenti e mezzi, escludendo false soluzioni come il CCS e il nucleare e nuove autorizzazioni per estrazioni, stoccaggio, gasdotti e centrali legati al gas.