Vitamina D e Covid, le risposte ai vostri dubbi

VITAMINA D COVID

Il successo di raccontare o nel provare ad approfondire un argomento, qualsiasi esso sia, è nella misura di quante discussioni, quanti dubbi e di quante lecite contrapposizioni riesca a creare. La bellezza di questo successo può essere superata solo dalla libertà di tornare a parlare in maniera equilibrata e scevra di sovrastrutture quanto e cosa si è discusso senza per questo negare le proprie convinzioni, ma solo per metterle alla prova nella propria solitudine di pensiero. Citando Fabrizio De Andrè “La solitudine può portare a forme straordinarie di libertà”. Dunque dopo le tante reazioni della scorsa settimana all’articolo pubblicato, torniamo a parlare di vitamina D, cercando di rispondere ai vostri dubbi e alle osservazioni che avete espresso.

L’eccesso di qualsiasi vitamina può portare problemi di salute. La vitamina D non fa eccezione e non è una novità

VERO Il termine vitamina implicitamente porta ad associarlo alla parola “vita” ed è così la loro mancanza è vitale tanto che la loro deficienza per motivi alimentari, sociali, antropologici, etc. può e deve essere superata grazie ad esempio agli integratori alimentari. Il termine composto, sostanza o ingrediente naturale non è sinonimo di “innocuo” ovvero senza alcun effetto altrimenti l’arsenico, la cicuta, le muffe etc. sarebbe tutte da classificare come “artificiali” perché di certo non sono innocue per l’uomo. Nel caso delle vitamine esiste un valore stabilito con studi scientifici e/o osservazionali che rappresenta un limite di tolleranza o per dosi maggiori di vero e proprio rischio. Questi valori di sicurezza variano per le diverse sostanze, per l’età, il sesso, le patologie esistenti in chi ne entra in contatto, ma variano anche nel tempo. Per similitudine, i limiti di velocità massima ammessi per le auto dipendono dal tipo di strada, dalle condizioni del tempo, dallo svilupparsi tecnologico dei freni etc. Tutte le vitamine hanno dei valori di riferimento e per la
Vitamina D si parla di circa 10 ug al giorno e questo lo afferma l’Istituto Superiore della Sanità attraverso questo link. Attraverso questo differente link è possibile comprendere dalla Tabella 1 che ad esempio l’AGS negli USA definisce tossica una quantità di Vitamina D superiore a 150 ng/mL e nella tabella successiva suggerisce come 4.000 ui il valore giornaliero consigliato. Prestigiose società statunitensi consigliano dosi di attacco per i pazienti ad esempio obesi anche di 400.000-600.000 ui da distribuire in 8 settimane. È chiaro che oltre 200.000 ui al giorno rappresentano un eccesso anche per i tolleranti medici americani. Per ulteriormente sostanziare questo aspetto dell’abuso, la vitamina C in questo recente lavoro scientifico risulta essere la causa di calcoli renali in pazienti maschi, se consumata oltre fino a 1,5 grammi al giorno.

Basta e avanza l’esposizione al sole per 15 minuti al giorno, questa è la dose giornaliera, che è necessario prendere, altro che dei costosi integratori.

VERO Sembra straordinario,  ben il 90% del fabbisogno di Vitamina D potrebbe arrivarci dal semplice stare esposti al sole. Purtroppo, dire 15 minuti per tre giorni alla settimana è un valore medio che tiene conto del colore della pelle, del metabolismo individuale, dalla latitudine e di mille altre concause. È possibile aiutare questo fabbisogno giornaliero con una dieta equilibrata, ricca di alimenti come uova, latte, pesce, verdure  oppure integrare con degli integratori a base di pesce oppure nel caso di chi adotta una dieta vegana utilizzando delle alghe marine come Kombu, Klamath, Dulce etc. Naturalmente, un’esposizione eccessiva al sole non porta ad un abuso di Vitamina D perchè il nostro organismo si autolimita nella sintesi di questa Vitamina/ormone e stare troppo al sole può essere pericoloso per altri motivi ma non di certo perché crea un abuso di Vitamina D. Diverso è se si decide di autosomministrarsi senza controllo dosi di un farmaco che viene utilizzato per una terapia di attacco con un dosaggio settimanale di 100.000 ui per la durata di uno o due mesi e solo dietro prescrizione medica.

Le linee guida americane della società di endocrinologia già nel 2011 consigliavano fino a 6.000 ui al giorno di Vitamina D negli adulti in caso di carenza

FALSO Le società scientifiche forniscono delle linee guida per quanto riguarda i valori accettabili, tollerabili o addirittura tossici di alcuni composti. Questi valori possono differire perché ogni società scientifica ha un focus differente per i geriatri hanno necessità differenti dagli endocrinologi o dai nutrizionisti senza per questo essere in contrasto tra loro. In altre parole, lo stesso capolavoro pittorico può essere apprezzato per il soggetto dipinto, per la cornice, per il tipo di colori che sono usati senza per questo non essere più un capolavoro. La FDA negli Usa suggerisce un valore di 800 ui per chiunque abbia oltre 4 anni, in questo lavoro scientifico pubblicato nel 2011 Evaluation, treatment, and prevention of vitamin D deficiency: an endocrine society clinical practice guideline, J. Clin. Endocrinol. Metab. 96 (7) (2011) 1911–1930 si ammette un valore preventivo di 2.000 ui al giorno per gli adulti che viene triplicato ad esempio per gli obesi. Nel lavoro pubblicato nel 2018 si è cercato di rivedere tutti i valori di linee guida che si adottano nel mondo e si individua un valore anche di 10.000 ui come dose senza che si osservino fenomeni collaterali. Questo valore assicura che la terapia di attacco per le deficienze è sicura, ma questo non significa che valori così elevati di supplementazione siano sicuri se adottati senza controllo. Nello stesso lavoro scientifico viene affermato che “Less is sometimes more beneficial” ovvero che la locuzione “abundare quam deficere” non è applicabile tout court.

La carenza di vitamina D è molto più frequente dell’eccesso

VERO I valori consigliati di Vitamina D sono stati nel tempo modificati, nel passato ci si è limitati al “recinto” del rachitismo e questa patologia infantile, negli adulti la deficienza di Vitamina D è definita come osteomalacia, era contrastabile con appena 400-600 ui al giorno per salire sino a 6.000 ui per il suo trattamento. Oggi lo stile di vita si è modificato per cui si è sempre meno esposti al sole, si gioca meno all’aria aperta preferendo la sicurezza della casa, si è più spesso coperti per motivi culturali o climatici etc. per cui la deficienza di Vitamina D si è riproposta come problema da riaffrontare. Questa deficienza, che si presenta più spesso di quanto si pensi, e aggredibile con l’integrazione di Vitamina D oppure con la nascita di alimenti funzionali arricchiti in questa Vitamina ma senza dimenticare la necessità di mangiare verdure, pesce, uova etc. magari stando di più all’aperto quando le condizioni lo consentono senza rischi così da riportare i livelli a valori di prevenzione. Resta il fatto che per aggredire terapeuticamente una patologia dove la Vitamina D ha degli effetti noti occorre ricorrere al proprio medico e a evitare passaparola o il Dott. Google.

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La maggior parte dei deceduti per Covid aveva una mancanza di D, quindi non cura ma protegge, la dose massima consigliata dipende dal paziente

VERO I dati riportati nel lavoro riportano che una mancanza di Vitamina D è associabile all’esito peggiore se si contrae un’infezione da Covid 19, indipendentemente dal peso corporeo, dall’età, dalla presenza del diabete etc. In altre parole una deficienza di Vitamina D è associata a un rischio maggiore di gravità, di ricovero in terapia intensiva e a tutte le conseguenze dell’infezione da Covid 19. I dati scientifici non permettono di individuare nella Vitamina D un presidio terapeutico che curi il Covid 19, ma la sua deficienza crea rischi maggiori, ma non è autogestibile la dose da assumere giornalmente senza un parere medico che, tornando all’esempio del capolavoro pittorico di cui sopra, ha la visione complessiva del quadro e può decidere in scienza e coscienza la migliore strada da percorrere e le giuste dosi da integrare per riportarsi in una fascia di minore rischio e contrastare le conseguenze provocate dal Covid 19.