Bonus caldaie, occhio ai prezzi gonfiati

Quando l’inverno si fa rigido, poco altro conta in una casa quanto una caldaia perfettamente funzionante. Per quelle che hanno sulle spalle decine d’anni di attività, è il caso di pensare a una sostituzione, soprattutto in questo periodo: la presenza del bonus caldaia, messo in campo dal governo, permette un risparmio fino al 65% tra acquisto e installazione, ed è un’ottima ragione per sbrigarsi. La fretta, però, può fare il gioco dei produttori e dei distributori che potrebbero alzare i prezzi, con un doppio danno: guadagnare a spese dello Stato e ridurre la convenienza per noi. Nel servizio dedicato all’argomento sul numero di dicembre del Salvagente, sono riportate alcune delle offerte dei maggiori gruppi, Enel X, Eni, Engie e Leroy Marlin.

La storia della nostra lettrice

Per capire meglio quali sono i rischi in questo senso, siamo partiti da una segnalazione di una nostra lettrice, Raffaella Rusconi da Como, che ci ha raccontato: “La mia caldaia Beretta si era rotta due volte in poco tempo. Siccome aveva più di 20 anni, ho deciso di cambiarla. Lo stesso centro di assistenza mi ha indirizzato verso un tecnico che è arrivato, ha fatto un sopralluogo e mi ha proposto un preventivo per conto della società Engie di 4.900 euro di cui solo 1.700 a mio carico grazie alla cessione del credito per il bonus caldaia. Il mio idraulico di fiducia, che non fa la cessione del credito perché la sua azienda è piccola e non se la può permettere, ritiene che il prezzo proposto da Engie sia alto”. La nostra lettrice fa delle ricerche, trova da un grossista lo stesso modello proposto da Engie a 1.397 euro. Ma è difficile fare un raffronto: nel preventivo di Engie non è mai indicato il costo secco dell’impianto, così come neanche sul sito del gruppo.

La signora Rusconi decide di andare sul sicuro: “Avendo l’impressione che ci fossero prezzi gonfiati, richiamo il mio idraulico che mi fa un preventivo per una caldaia Buderus a 2.200 euro. Un modello in tutto e per tutto analogo a quella proposta da Engie. Considerando che posso usufruire del bonus riqualificazione energetica al 50%, alla fine pagherò 1.100 euro. È vero che senza la cessione del credito lo sconto lo vedrò come detrazione spalmato in 10 anni, ma comunque ho risparmiato 600 euro e soprattutto non mi sono prestata a quello che mi sembra un brutto andazzo ai danni dei cittadini che pagano le tasse con cui si finanziano i bonus”.

Cosa controllare

Abbiamo girato le perplessità della signora Rusconi a Engie, che ha risposto che il preventivo della società non è confrontabile con quello dell’idraulico, perché le voci indicate non sono le stesse. Anche Diego Prati, Responsabile nazionale installatori impianti Cna, visualizzando le carte, fa alcune precisazioni. Innanzitutto si lamenta della “cattiva abitudine di tutti di non produrre un contratto d’opera, che rende impossibile fare un confronto completo. Quando si parla di contratto d’opera o di lavoro, si intende un documento che riporta cosa vuole il cliente, la situazione in essere dell’impianto e cosa propone l’impresa, con il dettaglio esaustivo delle opere che andrà a realizzare e i tempi”. È importante ricordarlo, lo si può richiedere alla compagnia prima di avviare i lavori. Nel caso della signora Rusconi, secondo Prati, il preventivo dell’idraulico che ha realizzato la sostituzione dell’impianto “non menziona il cronotermostato, nessuna attività di lavaggio e, solo in parte, il trattamento dell’acqua (obbligatori per legge). Posso solo ipotizzare che siano ricompresi nella voce caldaia ma il prezzo non giustifica l’attività”. L’indraulico specifica che i cronotermostati c’erano già, e che il lavaggio non era necessario. In ogni caso, secondo l’esperto, c’è un costo complessivo troppo basso. Ma è possibile ipotizzare che proprio per riuscire a fare concorrenza ai grossi gruppi che puntano sullo sconto in fattura, i piccoli installatori stiano riducendo i margini di guadagno pur di continuare a lavorare.

Cosa è obbligatorio

Prati ricorda che, secondo la nuova norma Uni 8065 2019, “il lavaggio è obbligatorio in occasione di ogni modifica sull’impianto, come la sostituzione della caldaia. È infatti indispensabile per evitare di danneggiare i nuovi scambiatori”. Ma parliamo di un’operazione che aumenterebbe il costo di 200-250 euro, non di più.
E infatti, il responsabile installatori impianti Cna non nega che i costi delle caldaie siano aumentati. “Gli impiantisti negli ultimi anni, grazie alle detrazioni hanno avuto grande mercato, ma innegabilmente con la possibilità dello sconto in fattura c’è stata una crescita accelerata, tanto che le imprese hanno trovato difficoltà a reperire i materiali” spiega, elencando i fattori critici: “Con la pandemia, dato che molti materiali provengono dalla Cina, c’è stato un ritardo nelle consegne. Si aggiunga un aumento dei costi di trasporto e dunque un aumento del costo complessivo degli impianti”.

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Attenzione agli specchietti per le allodole

Pur escludendo prezzi gonfiati, Diego Prati, ammette che a volte di fronte alle mega offerte presenti sui siti di grandi gruppi ci può essere il “meccanismo dello specchietto per le allodole. Presentano solo il costo del cambio della caldaia e spostano il problema dei costi legati agli interventi collaterali a valle”. In generale, un consumatore che si appresti a cambiare la caldaia, deve avere chiaro una cosa: “I grandi gruppi di distribuzione di energia hanno un altro scopo per fare queste offerte: quello di fidelizzare e vincolare il cliente. Quando il rapporto è diretto tra cliente e installatore, quest’ultimo ha l’interesse a mantenere una sua credibilità” spiega Prati, che sottolinea un’altra questione: “I grossi gruppi di distribuzione fanno un accordo con i produttori e poi si affidano a degli installatori. Purtroppo a volte per essere competitivi, gestiscono direttamente le offerte ai clienti, ma poi vanno a cercare imprese border line, che per tirare giù il prezzo fanno un lavoro non a regola d’arte”.

L’installatore:”Ma i listini sono molto più alti della media”

Certo che li gonfiano i prezzi!”. Walter Sordelli è un installatore di caldaie con 35 anni di esperienza alle spalle. Lavora nel comasco, e dal suo angolo di osservazione non ha dubbi sulla speculazione in corso a causa del bonus riqualificazione energetica. Sardelli è rimasto stupito dei preventivi della concorrenza: “Nel caso di un grosso gruppo si arrivava quasi a 5mila euro, parliamo di più del doppio di quanto ho le ho fatto io, e cioè 2mila più Iva. Io ho proposto un prezzo normale inclusivo di caldaia più installazione. Secondo l’installatore i prezzi medi per un’installazione domestica chiavi in mano, senza dover andare incontro a grandi complicazioni, stanno attorno ai 2.000-2.500 euro più Iva. “Tanti gonfiano i prezzi – spiega Sordelli – Non mi riferisco alla piccola azienda, ma ai grandi gruppi che si sono buttati nell’affare grazie al bonus. Raddoppiano i preventivi, tanto paga lo Stato. C’è ovviamente qualcosa che non va”. Una voce che è difficilmente controllabile dal consumatore, e quindi passibile di aumenti spropositati, è quella dell’installazione. Qual è un prezzo onesto rispetto al costo totale? “È difficile dare una cifra precisa, perché in effetti dipende da una serie di fattori e dalla difficoltà dell’intervento. Ma possiamo dire che generalmente l’operazione d’installazione pesa per un 30-40% sul costo totale” spiega Sordelli. Siamo comunque lontani dai 4-5mila euro di preventivi che si rilevano in certi casi. Tra le operazioni che possono far alzare il costo, c’è il lavaggio dell’impianto, l’installazione dei filtri defangatori, la pulizia delle canne fumarie. Alcuni di queste vanno operate solo se necessarie. Sordelli non ha aderito al bonus caldaie perché non si può permettere di recuperare lo sconto in dieci anni sull’Irpef. “I grandi gruppi invece ci sguazzano. E mi da fastidio perché se gonfi i prezzi poi a pagare sono tutti i cittadini tramite le tasse” conclude.