Prosecco, la querela di Coldiretti, Confagricoltura, Cia e consorzi per fermare il referendum contro i pesticidi

PESTICIDI

“È proprio faticoso lottare per la tutela della salute dei cittadini  e dell’ambiente, anche seguendo percorsi istituzionali, come la proposta di un referendum consultivo comunale contro l’utilizzo dei pesticidi di sintesi nel territorio del comune”. Il comitato Referendum Conegliano senza pesticidi commenta con amaro sarcasmo la notizia della querela ricevuta da Confagricoltura, Coldiretti, Cia, e dai consorzi Prosecco Doc e Prosecco Docg Valdobbiadene-Conegliano per l’azione messa in campo con lo scopo di fermare l’uso dei pesticidi nella zona di produzione del popolare vino con bollicine. Secondo quanto riporta il comitato,  l’atto di citazione al Tribunale di Treviso chiede al Giudice di far comparire ben sette soggetti privati e pubblici, tra cui il Comune di Conegliano, il comitato referendario, i ministeri di Interno, Salute, Politiche agricole, Ambiente,  per accertare l’illegittimità del comitato dei garanti, che dichiarava valido e legittimo il procedimento per il referendum consultivo comunale, e di conseguenza illegittimo il decreto con cui il sindaco stabiliva la data del referendum.

Il tentativo con il presidente della Repubblica

“La presente causa civile indirizzata al giudice ordinario è l’ultimo atto di un percorso affannoso che trae origine da un precedente ricorso straordinario al Presidente della Repubblica” scrive il comitato referendario, riferendosi al ricorso del 2 gennaio 2020. Dopo una serie di passaggi, il Consiglio di Stato aveva dichiarato inammissibile il ricorso al Presidente della Repubblica per difetto di giurisprudenza e aveva invitato i ricorrenti a rivolgersi alla magistratura ordinaria.

La querela

E così, i ricorrenti si sono rivolti al Tribunale di Treviso. “Non vorremmo che questa insistenza a produrre querele avesse l’obiettivo di allontanare la data per il referendum – scrive il comitato referendario – visti i tempi lunghi necessari per ottenere una sentenza dalla giustizia italiana. Ciò priverebbe gli oltre 2500 cittadini di Conegliano firmatari del loro legittimo diritto di far esprimere sul dettato referendario i residenti della loro città”.

“Delusione nei confronti di sindacati”

Anche perché il referendum comunale consultivo, in caso di successo, delega semplicemente il consiglio comunale a discutere e decidere sul dettato referendario. “Forse c’è il timore che la popolazione nel dibattito cominci a discutere e a prendere coscienza sul tema della tutela della salute degli abitanti e del territorio, due valori essenziali di sopravvivenza” scrivono i promotori, che continuano, “Lascia molto perplessi la partecipazione all’iniziativa di ben tre sigle sindacali agricole, che avrebbero prima di tutto il dovere di interessarsi alla tutela della salute dei propri associati, della popolazione residente e del territorio in cui vivono”.  Il Comitato referendario ha comunque nuovamente richiesto tre settimane fa al sindaco di Conegliano un incontro per conoscere  la data di indizione del referendum.

Il caso di Malles

Il precedente illustre riguarda Malles, un piccolo comune del Trentino Alto Adige. Che nel 2015 ha indetto il primo referendum contro i pesticidi nel 2014. Al referendum, 3 abitanti su 4 votano contro l’utilizzo di pesticidi e, in seguito ai risultati, nel 2015 il Comune di Malles approva un apposito regolamento comunale che recepisce le indicazioni provenienti dalla consultazione popolare. Oltre al divieto totale di utilizzo dei pesticidi tossici o molto tossici, il regolamento fissa per l’uso dei fitofarmaci una distanza minima di 50 metri dalle aree utilizzate dalla popolazione o dai gruppi vulnerabili, tra cui scuole dell’infanzia, asili nido, centri diurni, parchi gioco, strutture sanitarie, e giardini pubblici. Il regolamento entrato in vigore nel 2018, è stato bocciato nel 2019 da Tar e Corte di giustizia europea sul ricorso di un gruppo di contadini della zona (secondo i promotori del referendum rappresentano non più del 4% degli agricoltori locali). Nel 2020, invece, la Corte d’appello di Bolzano dà ragione ai promotori del referendum: avevano diritto a invitare la popolazione a esprimersi.

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