Mele, non solo pesticidi, anche tanto lavoro nero

MELE LAVORO NERO

La guardia di Finanza di Bolzano a seguito di 100 controlli durante il periodo della vendemiia e della raccolta delle mele ha scoperto che un quarto delle aziende agricole ispezionate impiegava lavoratori irregolari: in totale sono state identificate 70 persone delle quali 52 utilizzati completamente in nero.

L’Alto Adige è una terra di record: primo produttore in europa di mele, l’area italiana più trattata con pesticidi (nel 2018 l’utilizzo medio dei fungicidi è stato di 24,1 kg/ha – ettaro – mentre la media nazionale si ferma a 3,55 kg/ha), i marchi del Trentino Marlene Alto Adige Igp, Pink Lady, Melinda e Val Venosta Sud Tirol fanno il pieno dei contributi pubblici europei della Pac (complessivamente 41 milioni di euro nel 2018) e ora si scopre anche la piaga del lavoro nero.

Il generale Gabriele Procucci, comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Bolzano, ha spiegato: “Ormai conosciamo quali sono i diversi tipi di prodotti che vengono raccolti e il momento in cui ciò avviene. Per questo siamo andati a colpo sicuro, in un periodo compreso tra metà agosto e la fine di ottobre. Praticamente si è trattato di un controllo porta a porta. Non avendo segnalato fenomeni di caporalato, non abbiamo riscontrato situazioni particolarmente critiche per quanto riguarda lo sfruttamento, da un punto di vista dei salari orari e della durata dell’impiego giornaliero”.

Alcune ispezioni sono state svolte dalla Finanza insieme agli ispettori dell’Inps e tra i lavoratori irregolari individuati, vi sono italiani, rumeni, bulgari, polacchi, slovacchi e, in misura minore, africani, asiatici, albanesi e pakistani. È stato anche accertato, riferisce la guardia di finanza, l’impiego irregolare di sei braccianti “in nero” privi del permesso di soggiorno e, quindi, presenti clandestinamente sul territorio nazionale. I datori di lavoro sono stati denunciati alla procura della Repubblica di Bolzano per violazione della legge “Bossi-Fini”, secondo cui l’impiego di lavoratori stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno costituisce reato ed è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.

“In virtù anche del perdurare dell’emergenza pandemica – ha concluso il comandante Procucci – l’azione di contrasto svolta dalla guardia di finanza a tutela della legalità fiscale e contributiva assume un particolare rilievo. Non soltanto per via delle ingenti risorse che il ‘sommerso’ sottrae al benessere della collettività, ma anche per il fatto che questo genere di condotte illegali altera le regole del mercato e danneggia i cittadini e gli imprenditori onesti”.

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