Perché leggere bene l’etichetta e non accontentarsi del Nutri-score

NUTRI-SCORE

Un rapporto di fiducia richiede una conoscenza quanto più approfondita possibile il che permette di apprezzare al meglio tutti i pregi ma anche di conoscere le possibili criticità più o meno nascoste che possono creare dei problemi. Non fanno eccezione a questa regola tutti gli alimenti e la loro carta di identità si traduce nell’etichetta alimentare che permette di conoscere a fondo quello che stiamo per comprare o mangiare e di sceglierli con maggiore responsabilità verso sé stessi, gli altri e l’ambiente. L’etichetta alimentare comprende la parte nutrizionale ed è di fatto un contratto fra chi propone un alimento e chi lo sceglie: se il consumatore accetta il costo del prodotto, chi produce assume l’impegno di mantenere quanto promesso sull’etichetta alimentare. Nessuno acquisterebbe mai qualcosa di prezioso per la propria salute senza leggere a fondo quanto ci viene raccontato sulla confezione, e l’impegno di chi ci offre informazioni va premiato da parte nostra con la loro lettura responsabile e puntuale.

L’etichetta di un alimento indica solo poche informazioni e spesso sono superflue

FALSO Le informazioni sono sempre utili, specie se sono lette e comprese. L’etichetta alimentare deve indicare la marca, l’elenco degli ingredienti, il lotto di produzione o anche il modo di conservare o utilizzare l’alimento aggiungendo anche una cosiddetta quota di “servizi” per meglio godere dell’acquisto. Nell’etichetta alimentare sono comprese anche le indicazioni nutrizionali che si riassumono graficamente in una tabella nutrizionale, più rapida e veloce. L’elenco degli ingredienti ha anche lo scopo di fornire le informazioni necessarie per seguire al meglio un’alimentazione corretta e bilanciata in maniera di vivere meglio il nostro tempo. Tutte queste informazioni non si possono riassumere senza perderne il valore, ma un elenco valutato come lungo è associato in maniera troppo semplice ad una scarsa qualità del prodotto. Occorre dire che non è la quantità di informazioni a creare dei sospetti sulla sicurezza ma la qualità delle informazioni fornite. In altre parole, uno sconosciuto che si presenta deve elencare tutte le sue virtù ma non deve né mentire né nascondere i suoi difetti altrimenti il nostro giudizio verrebbe falsato. Citando uno statista come Aldo Moro “Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta…”, dunque una scelta consapevole fatta sulla base dell’etichetta alimentare, aiuta a difendere la nostra salute e a prevenire le patologie cronico-degenerative, l’obesità oltre che a migliore lo stato di benessere generale.

Quando leggo in etichetta i tanti additivi aggiunti ho l’impressione che l’alimento sia rischioso per la mia salute

VERO/FALSO La presenza di determinati additivi sia di origine naturale che non, ci ha permesso di avere alimenti più sicuri perché ammuffiscono di meno, perché le contaminazioni microbiche hanno più difficoltà a colonizzare e questo si riflette sul livello della sicurezza dell’alimento. Inoltre, una conservazione più lunga nel tempo, quella che è definita come “shelf life” del prodotto, aiuta a ridurre in parte gli sprechi alimentari, riduce l’impatto sull’ambiente e, almeno in teoria, ci permette una migliore gestione delle risorse del pianeta. Purtroppo, può accadere di eccedere nelle quantità degli additivi e nell’utilizzare alcuni tipi e gruppi di additivi non sempre necessari. Questo approccio rende l’alimento una fonte di pericolo per i consumatori aumentando il rischio di esposizione a determinate sostanze che vanno a interferire con vari metabolismi. A nostro sollievo occorre aggiungere che le attuali normative europee sugli additivi sono puntuali e precise sia in termini di concentrazione che di cocktail di molecole presenti, ma la “carne è talvolta debole” parafrasando il testo della Genesi.

L’etichetta alimentare non si è modificata dal momento della sua nascita

FALSO Come tutte le regole si modificano nel tempo – basti pensare che solo dal 1924 si può segnare direttamente da calcio d’angolo mentre oggi ci sembra del tutto normale – e si adattano alle nuove realtà. Ad esempio, la dicitura della presenza di oli e grassi vegetali è cambiata nel 2011 per cui da allora si deve indicare in etichetta la presenza di olio di palma o di cocco o di soia e si elencano anche i componenti delle miscele di oli vegetali. Anche nel caso delle possibili allergie provocate da alcuni ingredienti alimentari, occorre indicare se sono presenti ingredienti come il “latte” che è un termine più semplice di “proteine del latte” per chi è intollerante o allergico, oppure di indicare l’eventuale presenza di residui di frutta secca, come noci, mandorle, nocciole, pistacchi, arachidi, anacardi, noci di pecan, noci del Brasile o di fitosteroli. Tutto ciò per fornire al consumatore più indicazioni possibili perché possa evitare il contatto, ad esempio, con allergeni e per maggiore sicurezza si devono usare colori, caratteri, stili di stampa tali da far risaltare questa presenza nell’etichetta in maniera visibile, chiara e immediata. L’attuale etichettatura in taluni casi sembra iperprotettiva per il consumatore, per cui si legge spesso di eventuali allergeni da frutta secca che potrebbero scatenare risposte non sempre semplici da gestire. Questo possibile pericolo evidenziato dalle aziende può anche essere considerato preventivo per le aziende stesse nei confronti degli eventuali rischi a cui è esposto il consumatore.

Non mi sento al sicuro leggendo l’etichetta alimentare

FALSO I livelli di controllo per la sicurezza microbiologica, chimica e il rispetto delle etichette alimentari, in Italia sono valutati in Europa più che sufficienti. Le fasi di controllo coinvolgono la materia prima, i semitrasformati, i prodotti finiti e gli scarti, questo sia se di provenienza nazionale che di importazione. La rete di protezione è fitta, ma come sempre, ogni cosa è perfettibile per cui maggiori risorse per aumentare il numero, la frequenza e la tipologia dei controlli è sempre auspicabile. In prima battuta è possibile attuare una migliore sinergia fra i vari enti preposti al controllo, e necessita rendere capillari i controlli senza però avere delle duplicazioni o creare dei vuoti nella sorveglianza. Si potrebbero anche cooptare alcune regole sull’etichetta alimentare che sono applicate in paesi come gli Usa dove è necessario riportare i livelli di colesterolo, di grassi trans, di ferro o dei livelli di calcio. Come sempre un passo avanti potrebbe essere fatto uniformando verso il meglio il numero e la tipologia dei controlli così da rendere comparabili prodotti anche provenienti da mercati non europei. Questo approccio significa accettare di elevare universalmente la qualità degli ingredienti e degli alimenti destinati alla nostra tavola e non tutti i mercati sono del tutto pronti.

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Si può adottare come accade in Francia il Nutri-score, una forma grafica a semaforo più facile e completa

FALSO L’impegno della ricerca anche nel settore alimentare è costante, ma si può concordare che il punto critico della trasmissione delle informazioni è identico a quello delle altre filiere produttive. In altre parole, valutare un rischio e gestirlo in maniera corretta sono due fasi rese inutili se la comunicazione del rischio è zoppicante o addirittura deleteria. Nel caso degli alimenti la semplice somma di calorie, di grassi, di zuccheri semplici, può portare a valutare come rischiosi degli alimenti come l’olio extravergine di oliva che invece è un “nutraceutico convenzionale” ovvero un portatore di molecole salutistiche come i polifenoli. Al contrario, la mancanza di zuccheri semplici sostituiti da edulcoranti sintetici, rende questi prodotti addirittura vantaggiosi rispetto agli alimenti naturalmente zuccherati. Queste e altre prove dimostrano che l’apparenza come accade talvolta “inganna” l’occhio e la mano del consumatore inducendolo a valutare in maniera errata un alimento. La mera somma aritmetica di valori può ingannare, mentre una valutazione più olistica dell’alimento dove anche la parte non numerica assume un peso, talvolta è più realistica. Il Nutri-score non ha memoria dell’utilizzo storico di un alimento, dei composti salutistici che sono presenti, del suo sinergismo con altri ingredienti. Una somma di semplici addendi come il il sistema a semaforo francese dà solo un totale dei singoli ingredienti; il valore reale del prodotto nasce dalle sinergie, dalle interferenze e dal “sentiment” che produce in chi lo consuma e può nascondere più di una sorpresa per il consumatore.