Amianto e acqua potabile: finalmente l’Europa scopre il principio di precauzione

AMIANTO

L’amianto nell’acqua potabile? Fino a oggi, nonostante la pericolosità di queste fibre minerali siano note dagli anni 70 e i casi di absestosi abbiano fatto tanti, troppi morti anche in Italia, nessuno se ne è preoccupato. Almeno a livello legislativo, tanto in Italia che in Europa. E sì che non mancano, a distanza di 50 anni dai primi allarmi, ancora impianti di raccolta delle acque condominiali realizzati in queste fibre.

Nessuna direttiva comunitaria protegge i cittadini, sia in termini di monitoraggio che di prevenzione primaria.

L’associazione Isde Italia-Medici per l’ambiente si occupa da anni di questo problema a livello internazionale ed ha prodotto due studi dai quali è emersa la presenza di un possibile rischio per la salute pubblica, non considerato dalla normativa vigente. Tali pubblicazioni hanno richiamato l’attenzione dell’Anses (Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria e alimentare) e, soprattutto, del Parlamento Europeo.

L’Anses, sulla base delle pubblicazioni Isde, ha istituito nel 2017 un gruppo di lavoro con l’obiettivo di riesaminare la letteratura disponibile sull’argomento. Il rapporto finale, pubblicato a novembre 2021, conferma che, nonostante le evidenze disponibili non consentano di raggiungere conclusioni definitive sui rischi per la salute derivanti dall’ingestione di fibre libere di amianto con l’acqua potabile, “segnali” suggeriscono “la possibilità di un’associazione”, sia in termini di incidenza che di mortalità, con i tumori maligni di esofago, stomaco e colon.

Notizia di rilievo è che il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una mozione che contiene raccomandazioni specifiche sulla prevenzione primaria dei rischi da amianto assunto per ingestione.

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L’Europarlamento: “Sull’amianto troppe incertezze per fare finta di nulla”

Nella parte nella quale si raccomanda “Una direttiva quadro europea per le strategie nazionali di rimozione dell’amianto”, l’Europarlamento cita espressamente il lavoro di Isde a supporto della richiesta di applicare il principio di precauzione da parte dei Paesi membri:

“Ricorda che scienziati italiani hanno sollevato in uno studio l’importante questione relativa alla possibilità che l’ingestione di acqua contenente fibre di amianto aumenti il rischio di cancro gastrico e colorettale; sottolinea che le potenziali malattie correlate all’amianto eventualmente causate dall’ingestione di acqua contenente tali fibre provenienti da canalizzazioni in amianto potrebbero impiegare diversi decenni per manifestarsi; sottolinea inoltre che, sebbene lo studio italiano non consenta di per sé di giungere, in questa fase, a una conclusione definitiva in merito alla correlazione tra l’ingestione di amianto attraverso l’acqua e lo sviluppo di carcinomi del tratto gastrointestinale, si dovrebbe applicare il principio di precauzione viste le incertezze al riguardo; ritiene che sia opportuno effettuare ulteriori ricerche su questa importante questione; invita pertanto gli Stati membri a procedere a un monitoraggio regolare della qualità dell’acqua utilizzata per la produzione di acqua potabile e ad adottare le necessarie misure di prevenzione e attenuazione qualora si riscontri un rischio per la salute umana”.

“Monitorate la rete di distribuzione dell’acqua potabile”

L’Europarlamento “Esprime preoccupazione quanto allo stato della rete di distribuzione dell’acqua potabile nell’Unione e alla presenza di canalizzazioni in amianto-cemento il cui deterioramento rilascia fibre di amianto nell’acqua; rammenta altresì che, in linea con le raccomandazioni dell’OMS, le canalizzazioni in cemento-amianto non dovrebbero più essere utilizzate o approvate per l’acqua potabile[23]; ritiene che, nel quadro della strategia europea per la completa eliminazione dell’amianto e attraverso il piano europeo di ripresa e i piani degli Stati membri, dovrebbe essere elaborato e attuato un piano globale di ristrutturazione e rimozione dell’amianto per la rete europea di distribuzione dell’acqua potabile”.

Positivo, ovviamente, il commento dell’Associazione Isde-Italia Medici per l’Ambiente, soddisfatta di aver contribuito al conseguimento di questo importante risultato per la prevenzione primaria dei possibili rischi per la salute legati all’esposizione ad un potente cancerogeno come l’amianto. L’associazione ha aggiunto che “continuerà ad impegnarsi affinché quanto prima venga promulgata una direttiva della Commissione Europea volta a perseguire un maggior livello di tutela della salute pubblica”.