È giusta la stretta dell’Ue sull’uso degli antibiotici negli allevamenti?

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“L’antibiotico-resistenza è un fenomeno preoccupante e in costante crescita. Trovare un modo per arginarlo è di importanza fondamentale: al momento l’unico di nostra portata e che può dare risultati è vietare l’uso di alcune molecole sugli animali”. Enrico Moriconi, medico veterinario nonché garante degli animali del Piemonte, interviene così nel dibattito europeo sulla stretta all’uso dei farmaci in zootecnica. Le due associazioni di categoria dei veterinari, Anmvi e Fnovi, si sono già dette contrarie alla mozione di risoluzione che a breve dovranno votare gli europarlamentari: una posizione a difesa dell’uso degli antibiotici che Moriconi non condivide.

Quello che andrà in Aula la prossima settimana è un provvedimento che mette al bando l’uso di alcune molecole antibiotiche negli allevamenti lasciandone l’uso esclusivo agli uomini: uno stop che può essere compensato da trattamenti sanitari e pratiche di allevamento alternativi.

Una visione che però viene contestata dai veterinari, tra cui l’Anmvi, l’associazione italiana di categoria. “Chiediamo agli eurodeputati di respingere la mozione – si legge in una nota – Gli animali rischiano di essere privati di terapie salva vita. Se questa mozione non sarà respinta, fra pochissimi mesi, dal 28 gennaio 2022, alcune classi di antimicrobici (fra cui antibiotici) essenziali potrebbero essere vietate all’uso veterinario, nonostante siano fondamentali per curare infezioni batteriche gravi e potenzialmente letali negli animali di tutte le specie”.

L’Anmvi ha lanciato un appello su Change.org, che è stato sottoscritto da diversi medici. “La veterinaria italiana – si legge ancora nella nota dell’associazione italiana – chiede all’Europarlamento di appoggiare la posizione della Commissione europea che riconosce invece la necessità di mantenere l’uso veterinario di classi di antimicrobici/antibiotici nei casi indispensabili e privi di alternativa terapeutica: nell’interesse di 200 milioni di animali da compagnia (…) e per la salute e il benessere degli animali allevati per la produzione di alimenti”. Appello simile è stato lanciato dalla Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani: “Se la risoluzione trovasse la maggioranza, il conseguente divieto dell’uso degli antibiotici comporterebbe effetti drammatici sulle terapie per la cura di tutti gli animali; molte infezioni batteriche non potranno più essere più trattate adeguatamente e le immediate ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza alimentare dei cittadini sarebbero gravissime” scrive la Federazione

Mi fa specie – aggiunge Moriconi – è che i miei colleghi non prospettano soluzioni eppure è un dato di fatto che la resistenza agli antibiotici si è sviluppata e continua a farlo anche a causa dell’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti: attraverso gli animali, i farmaci entrano nella filiera alimentare e creano, anche a basse dosi, una residenza ad alcune molecole. Non è un’eventualità remota trovare tracce di antibiotici in alcuni alimenti di origine animale: un nostro test condotto a gennaio 2020 tra trovato tracce di alcuni farmaci (tra cui antibiotici) in più della metà di 21 confezioni di latte (fresco e Uht) analizzati.