L’industria alimentare europea vuole l’etichetta digitale. Il no dei consumatori

ETICHETTA DIGITALE

I mezzi digitali possono essere un’opportunità per i consumatori anche per fornire loro maggiori informazioni riguardo ai prodotti che portano in tavola. A sostenerlo sono le associazioni del settore AIM – European Brands Association e diverse organizzazioni intersettoriali – che in una lettera indirizzata alla Commissione europea chiedono che all’etichetta fisica sia affiancata una digitale che possa fornire informazioni maggiori e soprattutto aggiornate.

“Sebbene sia necessario che alcune informazioni rimangano sul supporto fisico (confezione, etichetta, volantino ecc.), la digitalizzazione può essere un modo pertinente e sostenibile per garantire che le informazioni siano aggiornate, leggibili e comprensibili” scrivono le associazioni sottolineando che “gli strumenti digitali possono coinvolgere e informare i consumatori in modo innovativo, efficace ed efficiente, creando così una cultura di cittadini dell’Ue meglio informati, che è fondamentale per raggiungere gli obiettivi sia della trasformazione verde che di quella digitale. Inoltre, le informazioni digitali sui consumatori possono supportare gli obiettivi di sostenibilità riducendo gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”.

“L’utilizzo di mezzi digitali in alcune circostanze per fornire informazioni obbligatorie e volontarie sui prodotti è previsto nelle iniziative legislative in corso della Commissione europea in settori quali vino, batterie e detersivi” continua la lettera aggiungendo che “vari settori spingono avanti l’informazione del consumatore digitale senza un obbligo legale nella convinzione che l’informazione del consumatore digitale sia il modo per garantire che i consumatori ricevano le informazioni che cercano in modo affidabile, trasparente ed efficace”.

Secondo le associazioni l’esecutivo europeo “come primo passo verso un approccio coordinato e inclusivo sull’informazione digitale” dovrebbe “stabilire un dialogo formale con le parti interessate, come un forum europeo dedicato delle parti interessate per l’informazione digitale dei consumatori, al fine di sviluppare una tabella di marcia per la possibile dematerializzazione di alcune informazioni di prodotto e come mezzo per le parti interessate per scambiare le migliori pratiche”.

È bastata la lettera perché Monique Goyens, Dg del Beuc, prendesse posizione al riguardo. In un tweet ha scritto: “Vorrei essere molto chiara: come consumatore non voglio essere costretto a fare tutta la mia spesa con il mio smartphone in mano, né voglio cucinare. Le informazioni chiave devono essere sulla confezione. E che dire del non connesso, non digitalizzato!”