Abbiamo testato 16 creme solari: promosse in poche

CREME SOLARI

Il sole è un grande amico dell’uomo, se non ci fosse non ci sarebbe la vita. Aumenta la serotonina, l’ormone della felicità, permette la sintesi della vitamina D, regola il ritmo circadiano. Ma un’esposizione errata può essere molto rischiosa per la nostra pelle.
I rischi di un’abbronzatura errata ed eccessiva sono eritemi, scottature e tumori della pelle.

È oramai cosa nota, come è nota l’esigenza di ricorrere alle creme solari per proteggerci. Magari ad alta protezione, specie nei primi giorni di esposizione.E proprio a 16 solari 50+ è dedicato il test del Salvagente pubblicato nel mensile in edicola.

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Chi rischia di più

Ci spiega Aldo Morrone, dermatologo, direttore scientifico dell’Irccs San Gallicano di Roma: “È stato dimostrato che un’esposizione cronica e periodica più intensa renda più suscettibili a sviluppare tumori non melanoma mentre esposizioni intense e intermittenti con ustioni residue, soprattutto in età infantile, predispongano di più all’insorgenza del melanoma cutaneo. Chi ha molti nei è più a rischio e dovrebbe sempre utilizzare un filtro con elevato fattore di protezione-SPF (Sun Protection Factor, Fattore di protezione solare, ndr)”.
L’impiego di filtri solari è il metodo più diffuso per proteggersi dai raggi ultravioletti. Solari a base di filtri chimici o fisici e sotto forma di creme, latte corpo, gel o olio offrono ai consumatori diversi livelli di protezione e texture. Ma quali e come scegliere?
Il primo criterio riguarda il proprio fototipo. “Il fototipo – precisa Morrone – corrisponde a un certo grado di tolleranza verso le radiazioni Uv. Per i fototipi chiari (I-II) è consigliabile usare filtri ad altissima protezione. A prescindere dalla presenza o meno di nei, il filtro va applicato su tutto il corpo poiché il melanoma può insorgere anche su cute sana”. Un punto chiave della protezione dai danni del sole è la gradualità, ma, suggerisce l’esperto, se proprio non se ne può fare a meno “nel caso di esposizioni intense per brevi periodi è consigliabile l’uso filtri solari con SPF elevato, con applicazione in copiosa quantità ogni 2 ore per poi riapplicarlo dopo l’immersione in acqua anche se si tratta di filtri water resistant”.

Morrone: “Meglio controllare l’Inci delle creme solari”

La vera alternativa è tra l’impiego di filtri fisici o chimici. I primi agiscono riflettendo e disperdendo la radiazione Uv e secondo il dermatologo “sono preferibili nei bambini e nei pazienti con atopia, allergie ed ipersensibilità cutanee. I filtri chimici invece agiscono assorbendo la radiazione Uv e la riflettono sprigionando calore; sono più economici ma frequentemente danno luogo a fenomeni di ipersensibilità. Studi di laboratorio indicano che alcuni filtri chimici, e in particolare l’oxybenzone, possano aver un comportamento simile a quello degli ormoni umani”.
“In generale – conclude Morrone – bisogna controllare sempre l’Inci (la lista degli ingredienti, ndr) e scegliere la formulazione più semplice che contenga il minor numero di elementi”. Ed è quello che abbiamo fatto nelle prossime pagine dove abbiamo messo a confronto 16 prodotti di latte o crema con SPF 50 mettendo in evidenza i filtri solari e altri ingredienti dubbi.

I risultati del nostro test

Nessun eccellente, né ottimi. Difficilmente un nostro test si è concluso con tanti voti negativi come quello che trovate in edicola questo mese. Il miglior prodotto tra quelli testati si è limitato a un “buono” penalizzato dall’utilizzo di nanoparticelle. Per gli altri abbiamo dovuto fare “di necessità virtù”, cercando di trovare i “meno peggio” tra interferenti endocrini, fenossietanolo e altre sostanze indesiderate.

Filtri fisici

I filtri fisici sono principalmente due: il biossido di titanio e l’ossido di zinco. Riflettono la radiazione solare ma sono poco accettabili esteticamente perché nella loro applicazione lasciano una patina bianca sul corpo. Si tratta di un inconveniente a cui la scienza è corsa ai ripari con le versioni “nano” di queste sostanze. Dal punto di vista della tutela della salute il tema è controverso e c’è chi paventa il rischio penetrabilità nella pelle delle nanoparticelle. Inoltre, il biossido di titanio è considerato cancerogeno se inalato e nelle ultime settimane l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha concluso che la sostanza, come additivo alimentare, non può più essere ritenuta sicura.

Filtri chimici

Tra i filtri chimici riscontrati nella lista degli ingredienti abbiamo messo in evidenza quelli dubbi. Tra questi l’oxybenzone (nell’Inci indicato come benzophenone-3), l’octocrylene e l’homosalate. Tre dei sei filtri per i quali la Food and Drug administration negli Usa aveva rilevato un assorbimento da parte della pelle e una permanenza nel flusso sanguigno anche per molto tempo. In particolare, per l’oxybenzone e l’homosalate a marzo 2021 il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori Ue (Cssc) ha proposto livelli di concentrazione massimi più bassi di quelli attuali. Tra i filtri Uv evidenziati nei prodotti confrontati ci sono quelli considerati probabili interferenti endocrini. Di questa categoria di sostanze ne parliamo nel paragrafo successivo dedicato al tema.
Se invece parliamo di filtri chimici, ci sono anche versioni nanometriche che non abbiamo mancato di segnalare: è bene ricordare che la normativa li vieta nelle applicazioni che possano comportare un’esposizione dei polmoni per inalazione.
Probabili interferenti endocrini
Sono numerose le sostanze allo studio rispetto alla potenziale interferenza endocrina che provocano effetti avversi sulla salute umana. Abbiamo fatto riferimento a quelle contenute in un elenco di 28 molecole (di cui 14 con valutazione prioritaria) sulla base di una valutazione scientifica dei rischi effettuata dal Cssc. Tra gli ingredienti individuati in questo gruppo troviamo alcuni filtri solari chimici più usati come il benzofenone (oxybenzone), il 4-methylbenzylidene camphor, l’ethylhexyl methoxycinnamate, l’homosalate e l’octocrylene.

Sostanze allergizzanti

La normativa europea ha individuato 26 sostanze a rischio allergia. Si tratta principalmente di fragranze ed estratti vegetali ma anche di conservanti come il benzyl alcohol. I profumi (“parfum” o “fragrance” nell’Inci, l’elenco degli ingredienti) sono stati riscontrati in tutti i prodotti tranne Equilibra e Garnier. Potrebbe trattarsi di sostanze contenenti allergeni in quantità così minime da non dover essere per legge dichiarate in etichetta.

Peg

I Peg o polietilenglicoli sono derivati dell’ossido di etile e potrebbero contenere la molecola del diossano, giudicata pericolosa per la salute. Inoltre, sono accusati di rendere la pelle permeabile da agenti esterni e sostanze sgradite. Meglio evitarli nelle creme solari.

Altri ingredienti sgraditi

Sul fenossietanolo il dibattito è aperto: i dubbi riguardano la sua tossicità e l’interferenza con il sistema ormonale. La trietanolammina può produrre le pericolose nitrosammine mentre beheneth-25 e ceteareth-20 sono due etossilati: come i Peg il rischio è che rilascino residui di diossano.
Abbiamo segnalato le sostanze contenenti alluminio, un metallo riconosciuto come potenzialmente pericoloso per l’uomo. Si tratta di molecole sicure ma non dimentichiamo che sono numerose le fonti di esposizione dell’uomo a questo metallo.
Il dimethicone, invece, è un silicone che crea una pellicola sulla pelle (impedendone l’idratazione) ed è considerato poco biodegradabile, dunque poco amico dell’ambiente. Sempre sotto questo punto di vista, dito puntato verso quelle sostanze nemiche degli organismi acquatici come l’hydroxyacetophenone e gli Edta.