Disastro ambientale ex Ilva, condanne pesanti: 22 di anni per Riva e a 3 anni e mezzo per Vendola

Arriva dalla Corte d’Assise di Taranto la sentenza di primo grado per il disastro ambientale provocato dall’ex Ilva di Taranto e le condanne sono durissime: Ventidue anni a Fabio Riva a 22 anni, 20 al fratello Nicola, ex proprietari dello stabilimento siderurgico, e 3 anni e mezzo a Nichi Vendola, all’epoca dei fatti presidente della regione Puglia. Sono le prime condanne di Ambiente Svenduto, il processo per disastro ambientale all’Ilva di Taranto. La Corte dispone anche la confisca dell’area a caldo dello stabilimento.

Concussione per Vendola

In particolare, l’accusa dei pm per Vendola  era quella concussione aggravata in concorso in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato,  (condannato a un anno per favoreggiamento) per far ammorbidire la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive dell’Ilva. I Riva sono stati condannati per concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. “Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità” – ha commentato Vendola – È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata”.

Le associazioni presenti

Presenti alla lettura della sentenza i rappresentanti del movimento Tamburi Combattenti e delle associazioni che aderiscono al Comitato per la Salute e per l’Ambiente, tra cui Peacelink, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e Futuro per Taranto Libera, Genitori Tarantini, LiberiAmo Taranto e Lovely Taranto.

Peacelink: frutto di una lunga lotta

“Quella sentenza è il frutto di una lunga lotta a cui abbiamo dato il via nel febbraio 2008 – scrive Alessandro Marescotti di Peacelink – portando in un laboratorio specializzato un pezzo di pecorino contaminato dalla diossina. Il latte di quel formaggio proveniva da pecore e capre che avevano brucato nei pascoli attorno all’Ilva. Avevamo letto su un giornale che, attorno allo stabilimento, pascolava un gregge. La cosa ci incuriosì. Ci mettemmo alla ricerca del pastore. Una nostra ecosentinella, Piero Mottolese, lo incontrò. Non stava bene. Quel pastore morirà di cancro dopo non molto”. Marescotti conclude: “Oggi è una grande liberazione. I ficcanaso impiccioni, quelli che venivano chiamati “gli allarmisti”, avevano ragione”.