Gli snack salutari? Contengono più sale di patatine e arachidi

SALE

I legumi secchi, gli snack a base di mais e le chips di ceci sono entrati nel nostro immaginario collettivo come spezzafame salutari. E in effetti se guardiamo al loro apporto calorico è un’affermazione vera. Meno se mettiamo a confronto la quantità di sale e la paragoniamo alle patatine in busta o agli arachidi da sempre considerati appartenenti alla categoria del cibo spazzatura.

I ricercatori inglesi di Action on Salt hanno messo a confronto 118 di questi snack scoprendo che più di uno du tre (43%) conteneva più di 1,5 g/100 g di sale, spesso più di quello contenuto nelle patatine e noci. I legumi secchi/tostati, gli snack di mais erano in media i più salati con 1,85 g/100 g.

Come ti distolgo l’attenzione del consumatore

Tutto questo mentre la maggior parte presentava indicazioni nutrizionali sulla confezione, che secondo Action on Salt fuorviano i consumatori creando un “alone di salute” distorto che scoraggia gli acquirenti dal controllare gli ingredienti in modo più approfondito.

Oltre l’80% degli snack intervistati includeva una dichiarazione basata sui nutrienti sulla confezione (ad es. “X kcal per porzione” “Meno grassi”, “Senza zuccheri aggiunti”, “Fonte / Alto contenuto di fibre / proteine”) e quasi tutti (93%) incluse affermazioni come “Senza glutine”, “Vegano”, “Tutto naturale” e “Senza conservanti artificiali”.

Uno snack su tre specificava l’uso del sale marino, che nonostante la consistenza più croccante e il sapore più forte, contiene generalmente gli stessi livelli di sodio e valore nutritivo del sale da cucina.

“Dovremmo tutti mangiare più fagioli e legumi, ma ci sono modi migliori per farlo e mangiare snack trasformati ricchi di sale non è uno di questi. Questa importante indagine ha messo in luce le quantità inutili di sale negli snack “salutari” e l’uso di indicazioni nutrizionali sugli alimenti HFSS deve essere messo in discussione. Invece di fuorviare i propri clienti, le aziende dovrebbero fare tutto il possibile per aiutare tutti noi a prendere decisioni più informate, compreso l’utilizzo di etichette con codice colore sul davanti della confezione ” ha commentato Sonia Pombo, Campaign Manager di Action on Salt.

Meno sale, ma non basta

Secondo un recente studio dell’Istituto superiore di sanità, tra gli adulti italiani diminuisce il consumo di sale ma non siamo ancora nei livelli di consumo raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità di 5 mg al giorno. L’assunzione media giornaliera di sale nella popolazione esaminata, infatti, è stata di 10,8 g negli uomini e 8,3 g nelle donne nel periodo 2008-2012 e rispettivamente di 9,5 g e 7,2 g nel periodo 2018-2019. È stata quindi osservata una riduzione significativa dell’assunzione di sale del 12% negli uomini e del 13% nelle donne in 10 anni.