Caccia, allevamenti e pandemie: domani lo speciale choc di Sabrina Giannini

ALLEVAMENTI SABRINA GIANNINI

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. A Sabrina Giannini, probabilmente non piacerà molto il proverbio, ma resta il fatto che si attaglia bene a quella che a Roma si chiamerebbe tigna, ossia all’ostinazione di tornare su un tema come il binomio pandemia-condizione degli animali.  Lei non molla e torna sabato su Rai3 (alle 21,45) con una puntata speciale di Indovina chi viene a cena.

Per nulla intimorita dalle polemiche che avevano suscitato le sue inchieste con tanto di richiesta degli industriali della carne al direttore di Rai3, al presidente della Rai e al ministro delle Politiche agricole di turno di fermarla. L’abbiamo sentita alla vigilia della trasmissione, se possibile ancora più determinata di sempre.

Sabrina perché una puntata speciale di “Indovina chi viene a cena”?

È una sorta di monografia ma c’erano davvero troppe cose di attualità da trattare. Pensa la storia dei visoni e dello spillover: l’unico caso di salto di specie documentato per il Covid. Pensa alla caccia…

La caccia?

Sì, la caccia. In pochi raccontano la mattanza delle anatre in Francia ed è di pochi giorni fa la notizia di 8 possibili casi di salti di specie, tutti da confermare. Il problema? I cacciatori usano richiami che – come ci spiega Lorenzo Serra dell’Ispra – snaturano le rotte migratorie degli uccelli. Insomma rischiamo di pagare a caro prezzo i danni del giochetto di miliardari come Riello che si divertono a cacciare le anatre nelle riserve che hanno in concessione.

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Che altro ci propone la puntata di domani sera?

Un reportage esclusivo in Indonesia dove continuano a cacciare e macellare i pipistrelli. Alla faccia delle raccomandazioni dell’Oms…

Ce l’hai un po’ con l’Oms, sbaglio?

Non con l’istituzione ma è evidente che in questa pandemia ha subito politica e interessi. Basti guardare quanto sta accadendo con i visoni, l’unico caso per il momento accertato di salto di specie tra animale e uomo. Tra l’altro una bomba virale nella zona di Italia più esposta, la Lombardia dove sono entrata in allevamenti anche di 30mila animali.

Che c’entra l’Oms coi visoni, Sabrina?

Prima ancora che l’Organizzazione mondiale della Sanità visitasse una Wuhan già ripulita ad arte, nell’anno del Covid gli allevamenti di visone erano stranamente diminuiti di 9 milioni di pellicce. Come mai? Perché l’Oms non è andata a vedere e non ha studiato cosa era successo nei 3mila allevamenti di visoni cinesi?

Secondo te, perché?

Perché in questo modo un’industria che fattura 20 miliardi di dollari non è costretta a dare spiegazioni. Più facile dare la colpa a qualche animale che non è al centro di un business di questo genere, come lo zibetto.

A proposito di business, ti occupi ancora di allevamenti in questo speciale.

Di allevamenti parlerei tutte le settimane. In questo contesto non potevo non farlo, visto che il tema sono le zoonosi. Tra l’altro un passaggio sarà sulla storia degli antibiotici nel latte documentata dal Salvagente e sull’antibiotico-resistenza, ma abbiamo trovato dei documenti dell’Istituto superiore di sanità che dimostrano anche la presenza di stafilococco aureus meticillino-resistente (MRSA), resistente a un antibiotico del gruppo delle penicilline, di importanza vitale per l’uomo. La MRSA è una zoonosi che può uccidere l’uomo (soprattutto allevatori di suini e bovini, ma in Danimarca le “epidemie” si sono allargate ad altri) ma non uccide l’animale.

E immancabilmente ti attirerai altri fulmini dagli industriali della carne…

Non saranno questi a fermarmi. Pensa che a marzo inizierà la causa civile di Granarolo contro di me per un servizio sul benessere animale. In mediazione hanno sostenuto che “facessi il gioco dei concorrenti francesi”. Più che assurdo ma dovrei quererarli io per diffamazione? Guardassero i miei servizi, la mia storia. La prima puntata di “Indovina chi viene a cena” era dedicata proprio a uno dei gioielli della Lactalis, la Galbani. Io faccio il mio lavoro, se vogliono che nessuna voce critica li turbi hanno sbagliato interlocutore.

L’allevamento intensivo, insomma, rimane nel mirino delle tue telecamere…

Servono altre prove del suo impatto devastante per convincere la politica? In 40 anni ha distrutto la biodiversità: oggi il 60% dei mammiferi è ristretto in allevamenti, il 36% siamo noi umani e solo il 4% è nella biosfera selvatica.

La politica, sembra però non capire.

E invece ci deve raccontare cosa vorrà fare. Magari partendo dal Recovery fund. I soldi andranno al vero bio al pascolo o, come è già successo per la Pac – e come avete ben documentato anche voi del Salvagente – finiranno nelle tasche dei soliti noti, i giganti della produzione intensiva? Sono come un brutto disco: sul lato A ci raccontano la favoletta del Green Deal, sul lato B continuano a fare i loro affari. Ma anche i consumatori debbono fare la loro parte.

In che senso Sabrina?

Vogliamo davvero pagare un uovo 10 centesimi senza preoccuparci del prezzo che ha per il pianeta ciò che mangiamo? In questo modo chi sceglie di alimentarsi in modo sostenibile paga un prezzo doppio: quello che spende per il suo carrello e il costo ambientale, sanitario ed economico causato da chi non se ne preoccupa. Servirebbe invece che gli alimenti avessero anche un prezzo legato all’impronta ecologica.

Appuntamento insomma alle 21 e 45 di domani. Non è un po’ scomoda come fascia oraria?

Prima c’è Gramellini e le sue “Parole della settimana”. E si tratta di un ottimo traino anche per “Indovina chi viene a cena”.