“Nickel free” o “nickel tested”: qual è il claim che tutela di più?

NICKEL

Caro Salvagente

sono allergica al nichel e gestisco un gruppo di 3000 persone su Facebook con la stessa allergia

Abbiamo notato che anche con i prodotti nichel tested abbiamo reazioni allergiche. Al che, facendo varie ricerche ho scoperto che la sola dicitura nichel tested nei prodotti vuol dir poco.

Noi allergici abbiamo bisogno di prodotti che siano testati e abbiano presenza di nichel max di 1 parte per milione. Invece quando viene riportata la sola dicitura nichel tested senza la percentuale di nichel vuol dire che è testato sotto 5 parti per milioni. Ovvero una quantità che non farà mai scaturire l’allergia al nichel a chi non ce l’ha ma che comunque farà reazione a noi che allergici invece lo siamo già! Non se ne esce vivi

Sara Bartoli

 

Cara Sara, la sua richiesta d’aiuto ci ha dato l’opportunità di chiarire un argomento di sicuro interesse. Per risponderle abbiamo coinvolto Marco Trifuoggi docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e responsabile del Laboratorio ACE-Analytical Chemistry for the Environment.

Circa il 20% della popolazione femminile e tra il 2 e il 10% di quella maschile, manifesta una ipersensibilità al nichel acquisita a seguito di contatto diretto della pelle con oggetti di bigiotteria o altri prodotti che lo contengono e, solo più raramente (circa nel 20% dei casi), per inalazione o ingestione tramite cibi o acqua. Una volta sensibilizzati al nichel, un successivo contatto con il metallo, indipendentemente dalla modalità di esposizione, quindi anche per ingestione, produce una vera e propria reazione allergica che si manifesta, come primo disturbo, con una dermatite da contatto caratterizzata da un visibile arrossamento, da prurito e dalla presenza di piccole vesciche localizzate. Per esposizioni prolungate a basse dosi nei mammiferi il nichel ha dimostrato di avere effetti sul sistema riproduttivo e per prevenire questi effetti, nel 2020 l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha derivato una Dose giornaliera accettabile o tollerabile (TDI) di 13 µg/kg di peso corporeo al giorno).

Nei lavoratori esposti a livello professionale, generalmente per inalazione e a dosi molto più alte di quelle cui è soggetto il resto della popolazione, sono stati osservati effetti e reazioni sulla pelle e sui reni ma, soprattutto, si è notata la comparsa di bronchiti croniche, di una ridotta funzionalità del polmone e, anche, di tumori al polmone e ai seni nasali. Per questo motivo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato alcuni composti del nichel, assunti solo per inalazione, nel gruppo 1 tra le sostanze cancerogene per l’uomo, mentre ha inserito il nichel metallico nel gruppo 2B, vale a dire tra le sostanze possibilmente cancerogene per l’uomo, per mancanza di evidenze scientifiche sufficienti.

Non ci sono, inoltre, indicazioni scientifiche che il nichel ed i suoi composti siano cancerogeni, qualora ingeriti o dopo contatto con la pelle.

Fatta questa premessa, veniamo ai claim che spesso vediamo apposti principalmente sui prodotti cosmetici e di bigiotteria facendo una distinzione tra la dicitura “nickel free” e “nickel tested”. La prima – spiega Trafuoggi – è una dicitura antiquata e, ad oggi, senza alcun valore. In chimica lo zero non esiste, esiste il limite di quantificazione dello strumento che i laboratori hanno a disposizione per quantificare la presenza di questo metallo. Dunque, la dicitura “nickel free” indica che gli strumenti in uso in quel laboratorio non hanno rilevato la presenza di nickel in quell’oggetto. Molto probabilmente – continua il professore – ad un’analisi in un altro laboratorio con uno strumento più sensibile, nello stesso prodotto viene rilevata una quantità di nickel.

Diverso è il claim “nickel tested”: questo – aggiunge Trifuoggi – sta ad indicare che su quel prodotto è stato eseguito un test di cessione. Questo ci assicura una dose di nickel che la letteratura scientifica definisce “sicura” per la popolazione in generale, di meno per quella fascia considerata iper-sensibile. Il manifestarsi delle reazioni allergiche in seguito al contatto con il nichel varia generalmente da persona a persona, ma esistono indicazioni che possono valere per la maggior parte della popolazione. Ad esempio, nel caso dei cosmetici (in cui il nichel può essere contenuto come “impurezza” rispetto all’impiego delle materie prime, visto che un suo uso volontario è proibito nell’Unione Europea) si considera che 5 microgrammo di nichel per grammo di prodotto cosmetico (equivalente ad una parte per milione-ppm) sia una soglia al di sotto della quale non si hanno reazioni allergiche.

Dunque – conclude il professore – le considerazioni della vostra lettrice sono corrette e condivisibili ma la normativa pone dei limiti basati su studi epidemiologici condotti nel corso degli anni. Non è detto che sarà sempre così: la popolazione evolve e con essa gli studi e non escludo che un giorno i limiti diventeranno più stringenti.