I documenti segreti di Solvay: sapeva dei danni dei Pfas ma non ha detto nulla

PFAS

Un vizietto duro a morire, quello di tacere i dati che dimostrano quanto una sostanza sia pericolosa per l’uomo. Specie quando si parla di Pfas e Pfoa.

Nel 2005 era stata multata la DuPont su denuncia dell’Ong EWG: 10,25 milioni di dollari, questa la “punizione” inflitta dall’Ente di protezione ambientale degli Usa per non aver divulgato gli studi sulla tossicità del PFOA usato per il suo Teflon.

Lo stesso anno, secondo quanto sostiene oggi l’Environmental Working Group, la Solvay Specialty Chemicals aveva puntato sui PFAS come alternativa al Teflon “più sicura”.

Peccato che già qualche anno dopo, nel 2011, a quanto risulta dai rapporti ottenuti dall’Ewg, un rapporto finito nelle mani della multinazionale citava numerosi effetti sulla salute sui ratti di laboratorio, inclusi problemi riproduttivi, danni al fegato e tossicità polmonare.

Per 8 anni – questa l’accusa di Ewg – Solvay non ha mai tirato fuori queste prove, nonostante dimostrassero che la sua nuova sostanza chimica PFAS era tossica tanto quanto il composto fluorurato che avrebbe dovuto sostituire.

L’Environmental Working Group per questa ragione ha chiesto all’Agenzia per la protezione ambientale, per molteplici violazioni del Toxic Substances Control Act e ha chiesto di imporre multe civili e penali per un totale di 434 milioni di dollari.

8 lunghi anni di silenzio

I documenti dell’EPA mostrano che Solvay non è riuscita fino al 2011 a comunicare i risultati dei test su due varianti della sostanza chimica sostitutiva, il cloroperfluoropolietere carbossilato. I test di Solvay, che non hanno rilevato alcun livello del composto che non danneggia i ratti, sono stati resi pubblici solo due mesi fa, quando Solvay ha detto che stava eliminando gradualmente la sostanza chimica e quindi le informazioni sulla tossicità non erano più di sua proprietà.

Nel 2019, Solvay aveva presentato un documento all’EPA che mostrava che stava testando il sangue dei suoi lavoratori ma secondo l’Ong, almeno dal 2011 sapeva che i composti carbossilati del cloroperfluoropolietere si stavano accumulando nei loro corpi. I lunghi intervalli tra il momento in cui sono stati condotti i due round di test e quando sono stati segnalati – più di cinque anni per lo studio sui ratti e otto anni per lo studio sui lavoratori – violano ogni regola statunitense.

“Hanno messo a rischio la salute di tutti”

“Solvay potrebbe aver ostacolato le valutazioni PFAS in corso da parte dell’EPA e messo a rischio la salute pubblica”, ha affermato Ken Cook, presidente di EWG. “Sospettiamo che Solvay abbia deliberatamente mantenuto segreti questi dannosi studi sulla tossicità dall’EPA, una grave violazione della legge federale che richiede alle aziende di segnalare immediatamente qualsiasi prova scoprono che una sostanza chimica può rappresentare un rischio sostanziale per la salute“.

Le lacune tra i test e la loro segnalazione da parte di Solvay sono state notate per la prima volta dallo scienziato senior EWG David Andrews, Ph.D., nel suo esame dei documenti EPA ottenuti attraverso il Freedom of Information Act, il diritto di chiedere e ricevere atti di rilievo pubblico.

“Chiediamo all’EPA di indagare su Solvay per aver apparentemente nascosto i risultati dei test che mostrano che la loro sostanza chimica sostitutiva PFAS è tossica e bioaccumulabile come PFOA o PFNA”, ha detto Andrews, riferendosi a un composto simile incluso nell’accordo di eliminazione graduale del 2005. “Solvay ha mantenuto segreti i suoi rapporti di laboratorio e allo stesso tempo ha partecipato pubblicamente al programma di amministrazione PFOA dell’EPA, che aveva lo scopo di porre fine all’uso di PFAS tossici e bioaccumulabili. Nascondere questi dati probabilmente ha consentito e prolungato l’uso di PFAS, mettendo in pericolo in modo significativo la salute umana e l’ambiente.

Inquinanti “per sempre”

PFOA, PFNA e altri PFAS a “catena lunga” sono chiamati “prodotti chimici per sempre” perché non si degradano nell’ambiente. Alcuni sono stati collegati a cancro, danni riproduttivi e dello sviluppo e ridotta efficacia dei vaccini. I composti carbossilati di cloroperfluoropolietere di Solvay sono tra le sostanze chimiche a “catena corta” che l’industria chimica sostiene essere meno dannose, sebbene alcuni studi dimostrino che potrebbero essere altrettanto dannose.

“Sebbene la gravità dei rischi causati dalle nuove sostituzioni di PFAS, come i carbossilati di cloroperfluoropolietere, sia sconosciuta, l’EPA deve disporre di tutti i dati di tossicità rilevanti al fine di valutare con precisione i rischi per la salute posti da queste sostanze chimiche”, ha affermato Olga Naidenko, Ph .D., Vicepresidente per le indagini scientifiche presso EWG. “Gli studi sulla salute per ogni composto PFAS dovrebbero essere resi pubblici. Le affermazioni di riservatezza che nascondono l’identità di una sostanza chimica rappresentano una minaccia per la salute pubblica. Ogni volta che cerchiamo queste sostanze chimiche per sempre, le troviamo “.

Uno studio peer-reviewed dei ricercatori di EWG stima che più di 200 milioni di americani potrebbero avere il PFAS tossico nella loro acqua potabile a una concentrazione di 1 parte per trilione, o ppt, o superiore. Studi scientifici indipendenti hanno raccomandato un livello di sicurezza per PFAS nell’acqua potabile di 1 ppt, uno standard approvato da EWG.

E in Italia l’incidente di Spinetta Marengo fa paura

Le scoperte fatte negli Usa riaccendo i riflettori anche nel nostro paese su timori mai sopiti. Anzi, riemersi proprio poche ore fa, il 25 gennaio, dopo la fuoriuscita di gas alla Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). Il Comitato Stop Solvay aveva subito chiesto di cessare alcune produzioni e di avviare lo screening medico di tutta la popolazione della provincia potenzialmente esposta all’inquinamento.

“L’ennesima perdita dallo stabilimento Solvay – dice il comitato – è avvenuta verso le 18, quando è stata dichiarata l’allerta al reparto Tecnoflon per un’ingente e improvvisa fuoriuscita di miscela di gas tetrafluoetilene, sostanze altamente tossiche e cancerogene, provocata dalla rottura di una valvola del reattore D. Noi abbiamo ben chiaro quali debbano essere i prossimi passi da fare: sospensione della produzione di PFAs, screening medico per tutta la popolazione della provincia di Alessandria potenzialmente esposta; bonifica integrale dell’area contaminata e monitoraggio di tutti i pozzi”.

Le Mamme No Pfas incontrano Costa

Altro fronte molto attivo su queste sostanze nel nostro paese è quello delle mamme No Pfas,  che da anni lottano contro l’inquinamento delle falde acquifere, a partire dalle drammatiche condizioni in cui si è trovata una larga parte del Veneto. E proprio qualche giorno fa hanno incontrato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa per sollecitarlo a passare all’azion denunciando come “La più grave ed estesa contaminazione da Pfas in Europa è in Italia”. E al ministro hanno detto che “I Pfas sono presenti come bombe ad orologeria pronte ad esplodere nei nostri figli. Non possiamo più tollerare che la cessazione della loro produzione e del loro utilizzo venga continuamente posticipata. Le alternative sicure esistono ed è su quelle che ci si deve concentrare per gli usi essenziali“.