Da Antitrust sanzione da 1,5 milioni a GoFundMe per scarsa trasparenza su commissioni e mance

Arriva la maxi-multa dell’Antitrust a GoFundMe, la maggiore piattaforma mondiale di raccolta fondi per donazioni e progetti benefici. Al centro della stangata da 1,5 milioni di euro ci sono le comunicazioni non chiare sulle commissioni per i pagamenti e il settaggio di default delle donazioni volontarie alla piattaforma.

Il successo con Fedez e Ferragni

GoFundme, che è diventata molto popolare nel nostro paese grazie al crowdfunding lanciato da Chiara Ferragni e Fedez nei primi mesi della pandemia, con cui è stato possibile costruire un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano, è l’unica piattaforma, tra le più popolari in Italia, che non chiede ai donatori una commissione per pagare il servizio (ovviamente per far funzionare una macchina in grado di raccogliere cifre a 10 zeri nell’arco di un anno, serve del personale stipendiato e delle infrastrutture in grado di reggere tecnicamente le operazioni). In sé la decisione di basarsi solo sulle donazioni volontarie dei cittadini e non imporgli una sorta di tassa per poter fare beneficienza, è un punto di forza. Purtroppo, però, la società ha messo in pratica il tutto con modalità scorrette, a giudicare da quanto scrive l’Autorità.

Le commissioni

La prima pratica contestata, secondo l’Autorità, consiste nell’aver fornito “informazioni ingannevoli sull’assenza di costi riguardo ai servizi erogati. Già dalla homepage e poi nelle pagine delle singole campagne di raccolta, la promozione dei servizi di raccolta fondi sul sito GoFundMe era pubblicizzata con claim immediatamente visibili quali “gratuita”, “senza costi” e “Veloce, gratuito e sicuro”. Si tratta di affermazioni non vere perché esistono costi connessi alle donazioni con carte di credito e di debito e commissioni su ogni transazione a favore della stessa GoFundMe”. Scrive Antitrust nel provvedimento: “Diversamente da quanto affermato dai richiamati claim circa l’assenza di costi, la gratuità del servizio e la facoltatività del contributo, la documentazione in atti fornisce evidenza del fatto che i servizi erogati da GoFundMe prevedono degli oneri a carico del consumatore che effettua una donazione. Tali costi incidono sull’importo donato, perché le commissioni per l’uso delle carte di credito e debito vengono da esso detratti, mentre le commissioni d. tip a favore di GoFundMe sono di fatto aggiunte all’importo donato, quale ulteriore spesa a carico del consumatore”.

Le donazioni pre-impostate

La seconda pratica sanzionata dall’Autorità riguarda la commissione a favore della piattaforma, “in teoria liberamente determinata da chi dona – scrive l’Antitrust – ma in realtà preimpostata da GoFundMe per valori pari al 10% o al 15% della donazione e modificabile solo dopo vari e non immediati passaggi, che non sempre risultano comprensibili”. L’Autorità ha considerato che il motivo per cui i consumatori si rivolgono a GoFundMe – ovvero effettuare versamenti in beneficenza in situazioni eccezionali – può comportare un’attenzione ridotta ai meccanismi di funzionamento del sito o una maggiore propensione a disporre delle proprie risorse finanziarie con il risultato di un indebito condizionamento del meccanismo di preimpostazione delle commissioni. A denunciare le pratiche scorrette, era stato lo scorso marzo il Codacons, che annuncia una class action contro la società e una diffida al Comune di Milano affinché ritiri l’Ambrogino d’oro assegnato ai “Ferragnez”. Va detto che già la preimpostazione della commissione nel frattempo è venuta meno, anche in seguito all’ordine di cessazione adottato dall’Antitrust in sede cautelare nel marzo scorso, nel pieno della prima ondata pandemica.

La difesa di GoFundMe

In merito alle due distinte pratiche, GoFundMe osserva che la sussistenza dei costi sulle transazioni bancarie è “pacificamente” visibile in quanto la nota, richiamata con asterisco e che specifica la sussistenza di tariffe standard per transazioni con carte di debito/credito, “non sarebbe riprodotta a caratteri troppo ridotti”. Il consumatore medio sarebbe quindi posto in condizioni di leggere la nota riportata sul sito e apprendere l’esistenza di commissioni di pagamento, il cui importo è indicato, secondo la Società, in modo chiaro e comprensibile, considerato anche che dalla homepage è possibile raggiungere altre pagine del sito in cui si ribadisce l’ammontare delle tariffe sulle transazioni. Peraltro GoFundMe ritiene che il consumatore che intenda effettuare una donazione tramite la Piattaforma sia “mediamente avvezzo a eseguire acquisti online e, come tale, sicuramente in grado di orientarsi nel sito per ottenere le informazioni necessarie”. E quindi anche per quanto riguarda le mance, “l’esperienza del consumatore su GoFundMe permette dunque una partecipazione attiva dello stesso; egli è messo nelle condizioni di notare il box con l’indicazione della facoltatività del tip e, attraverso un agile e funzionale menu a tendina, di procedere in pochi secondi all’eventuale modifica dell’importo”.

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Il commento di Unc

“Bene, siamo molto contenti che, finalmente, si sia definitivamente chiusa questa vicenda, che comunque era già stata risolta con il primo intervento dell’Antitrust del 22 marzo, quando l’Authority aveva autonomamente imposto le misure cautelari provvisorie, ottenendo di non preimpostare come commissione facoltativa il valore pari al 10 o al 15% della donazione, ma inserendo subito il valore zero” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Queste piattaforme, infatti, hanno consentito a personaggi famosi e amati dal pubblico, come ad esempio Fedez, di attivarsi meritoriamente organizzando raccolte fondi importantissime, donando ad esempio ben 4 milioni di euro al San Raffaele di Milano. In questo periodo di grave emergenza, riescono a sopperire alle tempistiche troppo lente con le quali si muovono talvolta i soggetti istituzionali. La trasparenza, quindi, e la correttezza della piattaforma è fondamentale” conclude Dona.