Microplastiche, vince l’industria: slitta il divieto e non sarà totale

Mentre viene scoperta per la prima volta la presenza di microplastiche nella placenta umana l’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, pubblica un parere – in base al quale la Commissione europea dovrà valutare una stretta sull’aggiunta intenzionale di microplastiche – che sulla carta stabilisce il divieto d’uso di queste sostanze nel 2022 ma lo diluisce nel tempo fino al 2028 per dare tempo alle aziende di adeguarsi. Un lasso di tempo giudicato troppo lungo. Non solo. Come denuncia Greenpeace, dalla messa al bando sarebbero escluse le nanoparticelle plastiche – quelle inferiori a 100 nanometri – le più pericolose per la salute umana e dell’ambiente perché capaci di penetrare tra i tessuti.

In Italia vietate da un anno, nel resto d’Europa bisognerà aspettare 6 anni

È probabile che a pesare sul parere espresso dal Seac, il comitato di analisi socio-economica dell’Echa, siano state le richieste e le pressioni dell’industria della cosmesi, dei detersivi e delle vernici, che così hanno più tempo per togliere dai prodotti queste sostanze. Un vero e proprio paradosso se pensiamo che in Italia è già vietato da gennaio 2020 vendere cosmetici da risciacquo, come lo scrub, con microplastiche aggiunte intenzionalmente. “E allora perché il resto d’Europa deve aspettare il 2026?” si chiede polemicamente Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace, l’associazione che ha lanciato da tempo una petizione (firma qui) per chiedere alla Ue il divieto immediato delle micro e nano plastiche.

I tempi di attesa per l’effettiva messa al bando di queste sostanze sono diversi: per i cosmetici da riscacquo entro 4 anni dalla decisione (2022) mentre per le altre sostanze (detersivi, vernici, cosmetici senza risciacquo) entro 6 anni ovvero nel 2028.

“Nanoparticelle salve: una scappatoia per l’industria”

“Parliamo di tempi troppo lunghi e ingiustificati – aggiunge Ungherese – senza considerare che a nostro giudizio il parere Seac dell’Echa contiene un’altra norma molto grave: di fatto vieta le microplastiche inferiori a 5 millimetri e maggiori di 100 nanometri, inserendo a tutti gli effetti un limite minimo entro le quale le nanoplastiche possono essere utlizzate. Una scappatoia per le aziende ma pericolosa per l’uomo e l’ambiente: sono proprio queste nanoparticelle le più insidiose perché capaci di passare attraverso i tessuti“.

Una decisione, quella del Seac, che di fatto contraddice il parere del comitato scientifico di Echa che nel giugno scorso si era pronunciato per un bando totale delle microplastiche inferiori a 5 millimetri senza stabilire un limite minimo.

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Ora Echa dovrà fare la sintesi dei due parere e poi sarà la Commissione europea che, una volta registrato il parere degli Stati membri, avrà l’ultima parola. “Chiediamo alle istituzioni europee la massima severità possibile su queste sostanze”, conclude Ungherese