Contrordine: la vitamina D non protegge dalla depressione

vitamina D

La vitamina D è chiamata anche la “vitamina del sole” perché la pelle può produrla naturalmente se esposta alla luce solare. È stata ritenuta per anni anche molto utile per combattare la depressione e i cali di umore. Numerosi studi infatti avevano in precedenza concluso che bassi livelli ematici di vitamina D sono associati a un rischio maggiore di depressione in età avanzata, ma, come spiega Foodnavigator, ci sono stati pochi studi randomizzati su larga scala necessari per determinare la causa. Ora uno studio diretto da Olivia Okereke, direttrice del programma di ricerca e clinica di psichiatria geriatrica presso il Massachusetts General Hospital, negli Stati Uniti, e pubblicato sull’autorevole Jama ha stabilito che “non vi è stato alcun beneficio significativo nell’assunzione di vitamina D” visto che “non ha prevenuto la depressione né migliorato l’umore”.

Lo studio, condotto su 18.000 uomini e donne di età pari o superiore a 50 anni, ha previsto che la metà dei partecipanti ha ricevuto un’integrazione di vitamina D3 (colecalciferolo) per una media di cinque anni e l’altra metà ha ricevuto un placebo corrispondente per la stessa durata. I risultati? “I ricercatori hanno scoperto che il rischio di depressione o sintomi depressivi clinicamente rilevanti non era significativamente diverso tra coloro che ricevevano integratori di vitamina D3 e quelli trattati con placebo, e non sono state osservate differenze significative tra i gruppi di trattamento nei punteggi dell’umore nel tempo”.

Ovviamente, come ha precisto la dottoressa Okereke “non è il momento di smettere di assumere la vitamina D, almeno non senza il consiglio del proprio medico“, anche perché l’assunzione della vitamina D è propedeutica anche per altri scopi curativi.