Maltrattamenti sulle galline, Eurovo cambia fornitore dopo l’inchiesta di Essere Animali

Dopo l’indagine di Essere Anamali in cui venivano documentati maltrattamenti sulle galline, il Gruppo Eurovo ha comunicato all’associazione di aver chiuso definitivamente i rapporti di fornitura con l’azienda proprietaria degli allevamenti in cui sono state filmate le violenze. Inizialmente il Gruppo aveva dichiarato di non avere alcun rapporto col fornitore.

“Per gli animali e per il movimento che vuole che siano riconosciuti i loro diritti questa notizia può avere ripercussioni positive. Non si tratta di una vittoria, come comunemente chiameremmo il raggiungimento di un obiettivo di una campagna in difesa degli animali, oppure un cambiamento politico o culturale che si traduce nella salvezza di animali prima sfruttati, ma è comunque un avvenimento che non deve passare inosservato” è il commento dell’associazione.

Cos’è successo

Nell’ottobre del 2019 Essere Animali ha diffuso un’ indagine realizzata in alcuni allevamenti di galline in gabbia e a terra, situati in diverse province dell’Emilia-Romagna e di proprietà di un’unica azienda che rifornisce marchi di uova che troviamo comunemente al supermercato, tra cui le Naturelle, un noto marchio del Gruppo Eurovo.

L’indagine, realizzata grazie a un investigatore sotto copertura assunto presso l’azienda, ha svelato comportamenti violenti degli operatori nei confronti degli animali, sia durante gli spostamenti che al momento dell’uccisione delle galline malate, alcune lasciate agonizzare. Da un punto di vista legale prosegue invece l’attività della magistratura, impegnata nel ricostruire tutti gli aspetti che avevamo messo in evidenza con la nostra denuncia, che si riferiscono non solo alle condizioni di detenzione degli animali e ai comportamenti violenti degli operatori, documentati in ogni allevamento di proprietà dell’azienda indagata, ma anche alla presunta “truffa bio”. In uno degli stabilimenti in cui ha lavorato l’investigatore di Essere Animali infatti le uova erano presumibilmente spacciate come biologiche anche se provenienti da galline allevate a terra, senza la possibilità di accedere a uno spazio aperto.