I malati oncologici: “Il coronavirus ha fermato molte terapie, abbiamo paura”

La drammatica e improvvisa emergenza del covid-19 ha purtroppo oscurato la condizione di altri malati di patologie purtroppo molto gravi e in alcuni casi letali. Tra questi ci soni i malati oncologici, che da quando gli ospedali hanno visto arrivare migliaia di persone per il coronavirus, hanno dovuto far spazio. I reparti sono stati riconvertiti all’accoglienza dei nuovi pazienti, e probabilmente anche il timore di non poter garantire completamente dal contagio persone immunodepresse, ha contribuito al rallentamento, quando non allo stop, delle terapie per i malati di cancro.

Il questionario che rivela cosa è cambiato

Codice viola, associazione che supporta i malati di tumore al pancreas (uno dei più letali)  i loro familiari, ha pubblicato i risultati di un questionario tra 484 pazienti. I risultati confermano quanto detto:  chi aveva prenotato una prima visita si è visto cancellare l’appuntamento nel 37% dei casi. Un 11% dei pazienti invece si è visto cancellare gli appuntamenti fissati per le chemioterapie. Il dato più eclatante riguarda gli interventi chirurgici, che sono stati rinviati a data da destinarsi nel 64% dei casi.

Le associazioni mediche di settore rassicurano

Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Airo (Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica) e Sie (Società italiana di ematologia) hanno lanciato un appello a pazienti, istituzioni e cittadini per ribadire che i percorsi oncologici e onco-ematologici sono attivi e protetti in tutti gli ospedali italiani: “L’emergenza sanitaria e sociale da Covid-19 impone di rivolgere particolare attenzione ai pazienti oncologici e onco-ematologici, resi vulnerabili dalla malattia tumorale o dagli effetti dei trattamenti farmacologici e radioterapici. La continuità delle terapie farmacologiche, dei trattamenti radioterapici e dei controlli previsti è di fondamentale importanza per la salute e la vita di questi pazienti. Le Direzioni sanitarie, i medici, e tutti gli operatori sanitari sono impegnati in tutta Italia ad assicurare sia la continuità delle cure ma anche l’adozione delle norme previste al fine di ridurre il rischio di infezioni”.

Ma l’esperienza dei malati è diversa

Eppure, a parlare con i diretti interessati, i malati, la situazione, almeno finora, è stata tutt’altro che tranquillizzante, come ci racconta Alessandra Capone, romana, malata di tumore al seno, con metastasi al fegato e cerebrali: “All’inizio sembrava che ci fosse una razionalizzazione degli stop, valutare caso per caso. Nella realtà non è successo. Fino a qualche giorno fa so di persone che ancora non facevano terapia”. I problemi sono accresciuti dal fatto che la situazione in generale nella sanità italiana è a macchia di leopardo. “Pensiamo al pendolarismo sanitario che dal Sud va al Nord – dice Alessandra – si è aggiunta la difficoltà del raggiungere le sedi di cura e una evidente incapacità di poter garantire in misura e in sicurezza le cure come prima. Oltre a questo c’è il problema che questa cosa ha creato su persone anche fragili una confusione e un terrore, forse esagerato, ad andare in reparti dove ci sono state contaminazioni”.

La storia di Alessandra

Per Alessandra, poi, c’è un ulteriore problema che riguarda la sua situazione personale: “Io il primo di aprile avrei dovuto fare il trattamento a Francoforte, iniziato da un anno. Vado lì perché la situazione del mio fegato era molto compromessa e una mia amica che era già stata trattata da lui mi aveva parlato di questo radiologo interventista della clinica universitaria, molto bravo, e in effetti è riuscito dal 5% di fegato sano a farmi recuperare il 50% di fegato sano. Oltre a questo sono state trovate delle metastasi al cervello da trattare urgentemente. Mi trovo in difficoltà rispetto alla terapia sistemica, la chemio. Avevo una serie di appuntamenti per valutare la mia situazione. Mi trovo in una fase di transizione e di valutazione cambio terapia che il covid sta rendendo complicata. Loncologa tedesca che dovrei incontrare non riesco nemmeno a contattarla, forse perché anche lì sono in emergenza. E poi ho paura che la mia situazione al fegato peggiori, quindi devo trovare il modo di andare a Francoforte”.

La sicurezza dei voli

Alessandra pensava che tra autorizzazioni a viaggiare e voli, le prime sarebbero state le pratiche più difficili da completare. Si sbagliava: “Il problema sono le compagni aeree. I voli per Francoforte sono pochi e possono essere cancellati all’ultimo e accorpati. E le compagnie al massimo garantiscono un sedile di distanza, che non mi fa sentire tranquilla, essendo io immunodepressa“. Alessandra, come altri pazienti oncologici italiani, sa che ogni giorno risparmiato per la sua terapia, è un colpo in più contro la malattia. La speranza è che con la discesa della curva dei ricoverati per coronavirus, sia davvero arrivato il momento per il ritorno alla normalità negli altri reparti.