Amazon licenzia dipendenti che criticavano le misure di sicurezza Covid-19

Amazon ha licenziato due dipendenti che avevano pubblicamente criticato il trattamento dell’azienda nei confronti dei magazzinieri durante la pandemia di coronavirus. A riportarlo è i quotidiano inglese The Guardian, secondo cui le designer del reparto user experience (che si occupa di rendere l’esperienza di acquisto più facile e piacevole) Emily Cunningham e Maren Costa hanno dichiarato martedì di essere state licenziate dopo aver fatto circolare internamente una petizione sui rischi per la salute dei magazzinieri Amazon durante la crisi di Covid-19. Costa lavorava nell’azienda da più di 15 anni e Cunningham era impiegata da più di cinque anni.

“Non mi pento di aver protestato”

“Non mi pento di aver protestato con i miei colleghi”, ha dichiarato Costa in una nota. “Riguarda le vite umane e il futuro dell’umanità. In questa crisi, dobbiamo difendere ciò in cui crediamo, avere speranza e pretendere dalle nostre società e dai nostri datori di lavoro una decenza di base che è mancata in questa crisi “. Un portavoce di Amazon ha confermato che le due dipendenti sono stati licenziate per “aver violato ripetutamente le politiche interne”. Il riferimento è al divieto per i dipendenti di commentare pubblicamente le attività interne senza giustificazioni aziendali e l’approvazione dei dirigenti. “Supportiamo il diritto di ogni dipendente di criticare le condizioni di lavoro del proprio datore di lavoro, ma ciò non comporta l’immunità generale contro qualsiasi politica interna”, ha affermato la portavoce.

Avevano criticato le politiche dell’azienda sul clima

Costa e Cunningham – scrive il Guardian – avevano ricevuto ripetuti avvertimenti per aver parlato dei dati sul clima che riguardano l’azienda insieme a Amazon Employees for Climate Justice, un gruppo che ha fatto appelli pubblici affinché l’azienda facesse di più per combattere la crisi climatica. Nell’aprile 2019, il gruppo ha coordinato una lettera aperta firmata da oltre 8.700 dipendenti per criticare l’incapacità dell’azienda di agire sul cambiamento climatico. A settembre, il gruppo ha organizzato uno sciopero di oltre 3mila lavoratori aziendali.

La censura sul confronto interno

Secondo Amazon Employees for Climate oltre a licenziare Costa e Cunningham, la società ha anche censurato gli inviti per un evento virtuale che avrebbe permesso ai magazzinieri di condividere le loro preoccupazioni sul lavoro durante la pandemia con impiegati. La società ha eliminato tutti gli inviti e le e-mail riguardanti l’evento, ha detto un portavoce del gruppo, anche dopo che migliaia di dipendenti avevano risposto. Amazon ha rifiutato di commentare l’evento, scrive il Guardian. L’ex dipendente, Costa, si chiede: “Perché Amazon ha così paura dei lavoratori che parlano tra loro?. Nessuna azienda dovrebbe punire i propri dipendenti per aver mostrato preoccupazione reciproca, soprattutto durante una pandemia”.

I licenziamenti precedenti

A marzo, Amazon aveva licenziato Chris Smalls, impiegato del magazzino, dopo che aveva denunciato condizioni non sicure in un magazzino di Staten Island, New York. Amazon afferma che Smalls è stato licenziato per violazione delle pratiche di distanziamento sociale. Questa settimana, la compagnia ha licenziato Bashir Mohamed, un magazziniere del Minnesota che aveva criticato le condizioni non sicure rispetto al Covid-19. Amazon ha confermato il licenziamento di Mohamed, dicendo che è stato licenziato per “violazione delle linee guida sul distanziamento sociale”. Kristen Kish, portavoce di Amazon, a proposito del licenziamento di Mohamed aveva dichiarato: “Rispettiamo i diritti dei dipendenti di protestare e riconosciamo il loro diritto legale di farlo; tuttavia, questi diritti non forniscono un’immunità totale contro le cattive azioni, in particolare quelle che mettono a repentaglio la salute, il benessere o la sicurezza dei loro colleghi”. Insomma, la strategia dell’azienda sembra quella di rivoltare la stessa accusa contro i dipendenti critici: mettere a rischio i lavoratori in piena emergenza coronavirus.

 

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