No, non basta un the caldo a 27 gradi per uccidere il coronavirus

In queste ore lo sforzo principale di tutti deve essere contenere la diffusione del virus. Ma fare un bel respiro ed evitare che a diffondersi siano le bufale sul coronavirus, è senz’altro utile. Una di quelle che sta girando più insistentemente, su whatsapp, facebook e sugli altri social, è che basterebbe un bel the caldo per uccidere il virus del covid-19, visto che “con 26-27 gradi” di temperatura, lo stesso non resiste. Falso. Prima di spiegare perché vediamo uno dei messaggi che stanno circolando a riguardo: “Il virus non resiste al calore e muore se esposto a temperature di 26-27 gradi : quindi consumate spesso durante il giorno bevande calde come the, tisane e brodo, o semplicemente acqua calda: i liquidi caldi neutralizzano il virus e non è difficile berli. Evitate di bere acqua ghiacciata o di mangiare cubetti di ghiaccio o la neve per chi si trova in montagna ( bambini)! Per chi può farlo, esponetevi al sole!”.

Cosa dice la scienza

Partiamo dal fatto che al momento nessuna ricerca sul nuovo coronavirus, diffusa da Oms e dagli organi sanitari italiani, come l’Iss, e quindi scientificamente credibile, ha mai stabilito un esatto punto di mortalità del virus del covid-19. Ad esprimersi a riguardo sono stati, per esempio, gli esperti della Azienda sanitaria toscana che sul sito chiariscono: “In generale, i coronavirus sono termolabili, il che significa che sono sensibili alle normali temperature di cottura (70 ° C)”. La risposta riguarda una domanda relativa ai cibi crudi e cotti, ma per estensione, possiamo ritenere che a quella temperatura, è probabile che anche questo coronavirus si comporti come gli altri. Parliamo però di una temperatura quasi tre volte superiore ai famosi 26-27 gradi centigradi. Provando a bere un the a 70 gradi si rischia di ustionarsi, e per lo più inutilmente, dato che il virus agisce sugli organi respiratori e può essere introdotto anche tramite occhi e naso, oltre che dalla bocca. A questo si aggiunga, intuitivamente, che il nostro corpo ha una temperatura mediamente di 36-37 gradi, dunque non si capisce perché non basterebbe la temperatura corporea a bloccare il contagio.

Da dove nasce la bufala?

Ma da dove è partita questa bufala? difficile dirlo. Forse dall’errata interpretazione del meteorologo Paolo Sottocorona, intervistato da Affaritaliani.it, a cui ha dichiarato che tra le componenti utili a rallentare il virus c’è anche quella “climatica. Indicativamente con una temperatura di 26, 27, 28 gradi centigradi il virus, anche se non muore, ha difficoltà a riprodursi. Ad esempio su una superficie metallica potrebbe sopravvivere 2 ore e non 12 come oggi e sulle mani 15 minuti e non 2 ore. Il caldo quindi rende più difficile il contagio, visto che la durata della vita del virus viene più che dimezzata”. Dunque ipotesi di rallentamento, non di uccisione del virus, da parte di un non esperto del settore.

L’ultima parola a Ricciardi (Oms)

L’ultima parola la lasciamo, invece, a Walter Ricciardi, consigliere della direzione della Regione Europea dell’Organizzazione mondiale della Sanità e consulente del ministro della Salute, che ai microfoni di Rai Radio2, durante la trasmissione “I Lunatici”, ha chiarito: “Il caldo alleato contro il Coronavirus? Può essere un blando alleato perchè si verificano due cose. Primo, durante l’inverno la gente sta in luoghi chiusi, mentre in estate tende a stare all’aperto e a distanziarsi. E poi il caldo è nemico dei virus respiratori, che albergano soprattutto nel naso e sono amici delle temperature più fredde. Ma il caldo non sarà la risoluzione. Dobbiamo cambiare i nostri comportamenti”.