Donato Metallo, sindaco di Racale: “Perché ho fermato le antenne 5G nel mio territorio”

Già lo scorso anno centinaia di Comuni avevano protestato per non essere stati coinvolti nell’accensione delle antenne 5G da parte delle compagnie di telecomunicazione. Sugli effetti per la salute della sovraesposizione da onde elettromagnetiche la comunità scientifica ha pareri discordi, come anche il Salvagente ha raccontato lo scorso luglio. Ora un sindaco di un piccolo comune pugliese, Racale (Lecce) emette un’ordinanza per bloccare l’installazione delle prime antenne della rete di onde elettromagnetiche più avanzata sul territorio da lui amministrato. Donato Metallo spiega al Salvagente il perché della sua decisione.

Sindaco Metallo, cosa è successo a Racale?
Avevamo una richiesta da parte di Iliad per due installazioni di antenne per il 5G. Ho emesso l’ordinanza sindacale con il divieto di installazione, e l’ho notificata all’ufficio tecnico, e l’ho comunicato alla compagnia, che per adesso non ha fatto ricorso.

Perché l’ha fatto?
Sinceramente sono stato molto in dubbio. La titubanza che hai è quella di fermare lo sviluppo, non sapendo se la tecnologia fa male. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale mi aveva dato parere positivo per l’installazione. Sono andato avanti, ho fatto delle ricerche personali e la comunità scientifica si divide con studi autorevoli da entrambi le parti.

Dunque, come ha scelto?
L’unica cosa che mi è sembrato potesse orientare la mia scelta era la mancata sperimentazione, accertata un po’ da tutti gli organi scientifici. Dicevano: “Non è stato mai testato, non sappiamo quali sono gli effetti, lo possiamo desumere dal punto di vista teorico ma non pratico”. Quello mi ha spinto a dire “va bene, se non c’è questa sperimentazione, perché la devono fare su di noi?” e a scegliere per il principio di precauzione.

Era un’occasione per aumentare la potenza di connessione in zona.ù
In realtà, un’altra considerazione che ho fatto è che in questo territorio sia il 3G che il 4G funzionano con un potenziale molto basso rispetto al massimo teorico. Una velocità su un decimo di quella possibile. Quindi montare il 5G che senso ha?

Le antenne che voleva installare Iliad avrebbero insistito su aree a rischio?
Erano due installazioni che rispettavano le distanza minime. Noi abbiamo redatto il nuovo Pug e pire per l’inquinamento elettromagnetico siamo stati abbastanza ferrei, mettendo le distanze minime dai punti sensibili, come scuole materni, asili nido. Queste, tra l’altro, sarebbero state montate su antenne preesistenti.

Non è bastato a tranquillizzarla?
Il problema è che, come mi hanno spiegato dei tecnici, queste due antenne da sole non sarebbero servite a nulla, perché avrebbero servito una porzione di territorio davvero minuscola, quindi era come dire “comincio con queste due, ma ne devo mettere molte altre”, perché hanno un raggio d’azione molto ravvicinato, e quindi questo sarebbe stato solo l’inizio.

Sbagliano dunque gli altri comuni nel territorio pugliese che accettano di far installare le antenne 5G?
Non mi permetto di dire che gli altri sbagliano. Certezze ce n’è poche. Però da quello che ho potuto leggere e capire, il principio di precauzione è quello che dobbiamo applicare. Poi va detto che in questo caso la decisione di un Comune non è simbolica. Se io non faccio montare l’antenna del 5G, questo elettromagnetismo sul mio territorio non c’è. Non è come un tipo di inquinamento che ti arriva lo stesso dai territori vicini.

 

Belpoggi (istituto Ramazzini): “Relazione tra 5G e coronavirus? Voce infondata”