Da quando è stata introdotta la legge salva-cibo, in Italia viene sprecato il 25% in meno

Close-up of a woman sweeping the leftovers from a meal into a blue garbage bin. AdobeRGB colorspace.

Il 5 febbraio è la giornata nazionale di prevenzione contro lo spreco alimentare, e nonostante sia arrivata alla 7ma edizione, la strada da fare è ancora lunga. Se in 4 anni la nuova legge “salva-cibo” ha ridotto il food waste del 25% in Italia, secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, si continuano a buttare nella pattumiera prodotti alimentari per un costo medio settimanale per ogni famiglia di circa 5 euro, per un totale annuo che sfiora i 240 euro per nucleo familiare. La stima è di 6,5 miliardi gettati nella pattumiera in Italia, che arrivano a 10 miliardi se si includono anche gli sprechi derivanti dalla filiera produzione/distribuzione 2020.

Secondo Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, “Solo una filiera agroalimentare perfettamente integrata può contrastare il fenomeno dello spreco. Sprecare meno vuol dire impiegare le migliori tecnologie sostenibili in agricoltura, accorciare il più possibile la filiera”.

Per la Cia-Agricoltori Italiani, “è fondamentale recuperare efficienza nell’utilizzo delle risorse e dare nuovo impulso all’importante legge nazionale contro lo spreco alimentare, guardando anche al percorso segnato dall’Agenda 2030 dell’Onu sullo Sviluppo Sostenibile”.

Coop Italia fa sapere che nel 2019 il progetto “Buon Fine”, ovvero “la merce donata in solidarietà ha ottenuto un nuovo primato; le cooperative di consumatori hanno donato 6190 tonnellate di derrate alimentari –in grado di generare non meno di 7,5 milioni di pasti – per un valore pari a oltre 30 milioni di euro. A beneficiarne 948 associazioni di volontariato in tutta Italia”. C’è anche da dire che il 70% delle donazioni interessa prodotti freschi e freschissimi e questo spiega la particolarità del modello Coop rispetto ad altre organizzazioni. Un modello di donazione a chilometro zero perché immediatamente dai 661 punti vendita coinvolti si raggiunge attraverso la rete capillare delle associazioni e grazie al lavoro congiunto di dipendenti e soci la destinazione individuata (mensa, case di accoglienza etc).