Grano Cappelli, così penalizzavano anche la pasta biologica

Malt in the hands of the brewer close-up. Holds grain in the palms of your hands

Sis, la Società italiana sementi che dal 2016 ha avuto dal Crea l’esclusiva per riprodurre e vendere il grano Cappelli, in virtù della “preponderanza commerciale risultata insormontabile”, richiedeva ad Alce Nero un “un cospicuo sovrapprezzo a favore di Sis (8 euro/quintale) per un’intermediazione nella cessione della granella” di cui l’azienda leader del bio avrebbe “fatto volentieri a meno” perché rappresentava a tutti gli effetti “un passaggio inutile“.

Un passaggio “inutile” e costoso

Tra le pratiche commerciali scorrette imputate alla Sis e sanzionate per 150mila euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’Antitrust ha rilevato anche i condizionamenti nella fornitura ad Alce Nero che non era più “libera” di approvvigionarsi della granella direttamente dai suoi soci-agricoltori in quanto quest’ultimi erano costretti a vendere a Sis il raccolto a 80 euro al quintale; a questo punto  Alce Nero si ritrovava costretta a riacquistare da Sis – a 88 euro al quintale – la granella per poi trasformarla in pasta.

Un passaggio in più – “inutile”, come l’ha definito la stessa Alce Nero dinanzi all’Antitrust – che non sappiamo se e quanto abbia pesato in questi ultimi anni sul prezzo finale della pasta acquistata dai consumatori.

La filiera chiusa

Vale la pena leggere la ricostruizione effettuata dall’indagine dell’Antitrust partendo da un assunto, come sottolinea la stessa Agcm: “Nel corso degli anni Alce Nero ha sviluppato un ampio numero di prodotti a base di grano Cappelli, legando fortemente il proprio marchio alla riscoperta di tale varietà“.

E quali condizioni di fornitura venivano “proposte” da Sis? La Società italiana sementi, forte della sua posizione, vendevasementi bio ai coltivatori-soci indicati da Alce Nero” a un 1,80 euro/kg. A quel punto “Sis riacquista dai coltivatori-soci l’intero raccolto al prezzo di 80 euro/q“. Alla fine Alce nero non poteva fare altro che “acquistare da Sis il proprio intero fabbisogno di grano Cappelli al prezzo di 88 euro/q, dunque con un sovrapprezzo riconosciuto a favore di Sis pari a 8 euro/q rispetto al prezzo pagato da questa per la medesima granella ritirata dai coltivatori-soci di Alce Nero”.

Del resto, come ha spiegato all’Antitrust la stessa Alce Nero, “mentre Sis ci proponeva di acquistare la granella Cappelli da lei medesima – cosa di cui noi avremmo fatto volentieri a meno essendo, al di là della questione economica, dal nostro punto di vista un passaggio inutile – per noi restava assolutamente imprescindibile l’utilizzare il grano raccolto dai nostri Soci Agricoltori“.

“Squilibrio contrattuale” e prezzi in aumento

Questa vicenda, aggiunge Antitrust, mostra “in modo evidente lo squilibrio contrattuale a favore di Sis, la quale rispetto ad Alce Nero è riuscita addirittura a imporre una propria intermediazione”.

Sul fronte dei prezzi poi l’Antitrust rileva come una delle due precedenti società sementiere che avevano la licenza per la riproduzione del grano Cappelli fino al 2016, vendeva la semente bio a 1 euro al chilo mentre con l’arrivo di Sis già dalla campagna 2018 aveva fatto aumentare il prezzo a 1,80 euro al chilo. Un aumento di prezzo “ingiustificato” per la stessa Antitrust che anche per questa pratica commerciale scorretta ha multato Sis per complessivi 150mila euro.