“Il pesticida ci ha resi sterili” Il dramma dei braccianti dei campi di banane in Nicaragua arriva nei tribunali di Parigi

Qualcuno non l’avrà dimenticato. Lo scandalo degli anni 90 dei campi dell’America centrale dove aerei spargevano pesticidi sui campi di banane (così come su quelli di ananas) mentre i braccianti lavoravano, senza sospettare dei rischi che correvano. Nel 1999 il Centro nuovo modello di sviluppo di Pisa lanciò una campagna di pressione in Italia, dal titolo azzeccato Il Bastone e la Banana per costringere Chiquita, Dole e altri grandi aziende a rispettare i diritti – anche quelli più elementari come la sicurezza – dei lavoratori.

Di certo non hanno dimenticato quelle pratiche i braccianti che lavoravano nei campi di banane nicaraguensi che, colpiti dal fitofarmaco Nemagon, dopo anni si sono visti consegnare la terribile diagnosi: sterilità probabilmente legata all’esposizione al pesticida. In migliaia, come racconta il New York Times cercato un risarcimento nei tribunali nicaraguensi, vincendo spesso le cause ma non ottenendo mai neppure un centesimo da parte di multinazionali come Dow Chemical, Shell Oil e Occidental Chemical (ora OxyChem), le aziende chimiche che producevano il Nemagon. Per loro la temporanea soddisfazione di aver ottenuto un risarcimento complessivo di 805 milioni di dollari si è immediatamente trasformata in delusione, visto che le compagnie si sono rifiutate di pagare, dicendo che i tribunali non avevano giurisdizione e avevano negato loro processi equi.

Ora, alcuni sopravvissuti e le loro famiglie stanno facendo causa a tre grandi produttori chimici in Francia per recuperare i danni non pagati concessi. 1.245 ex lavoratori e parenti stanno cercando di raccogliere i soldi per affrontare il giudizio nei tribunali francesi. E martedì, racconta il New York Times, un tribunale francese ha consegnato alla Dow France documenti che congelavano provvisoriamente azioni per un valore di 99 milioni di euro, ovvero circa 110 milioni di dollari, in attesa di un processo previsto per gennaio presso il tribunale di Parigi.

Dow Chemical, ovviamente, ha contestato il congelamento, sostenendo che la società madre con sede negli Stati Uniti non possedeva alcun capitale in Dow France, detenuto da altre entità europee di Dow.

L’azione è una misura precauzionale per impedire a Dow di spostare beni fuori dalla Francia fino al processo, ha affermato al NYT François-Henri Briard, uno degli avvocati francesi del team legale internazionale che rappresenta ex lavoratori e parenti. Il giudice francese sarà chiamato a dire se i pareri del tribunale di altri paesi – in questo caso, il Nicaragua – possono essere applicati in Francia e nell’Unione europea.

“Viviamo in un mondo globalizzato in cui è facile per le multinazionali nascondere i beni in modo da non consentire l’esecuzione della giustizia e degli ordini del tribunale”, ha affermato Briard. “Questo è quello che hanno fatto le compagnie statunitensi in Nicaragua: hanno avvelenato le persone, sono state condannate dai tribunali e se ne sono andate senza pagare nulla”.

Il dibromocloropropano chimico, o DBCP, un ingrediente attivo nel Nemagon, è stato vietato nella maggior parte degli Stati Uniti nel 1977 dopo che si era scoperto che aveva causato sterilità tra migliaia di lavoratori maschi che erano stati esposti nelle piantagioni di Dow, Shell e Occidental in tutta l’America. I coltivatori delle aziende che lavoravano in altri paesi americani, grazie a legislazioni meno restrittive, hanno però continuato a spargere Nemagon per anni, senza le più minime accortezze.

Difficile non concordare con Stuart H. Smith, un avvocato ambientale di New Orleans che fa parte del team legale dei querelanti che al New York Times ha sointetizzato: “Migliaia di persone sono state consapevolmente esposte al rischio di questo pesticida dopo che era stato bandito.”