Gli spot di Corepla? Sono un regalo ai produttori della plastica

Non sono passati inosservati, soprattutto a Greenpeace, gli spot diffusi da Corepla, il Consorzio per il riciclo della plastica, dove alcune coppie di personaggi famosi, schiaffeggiandosi, si ripetono quanto utile sia la plastica, quindi quanto utile sia continuare a produrla per poi (anche) riciclarla. Gli interpreti vanno da Costantino della Gherardesca con Vittorio Sgarbi ad Ambra Angiolini con Camila Raznovich, fino a Filippo Solibello e Tommaso Zorzi e così via (continua dopo lo spot)

Gli spot sono finiti nel merino dell’associazione ambientalista perché sembrano “una sorta di tentativo di delegittimare chi afferma che non basta più riciclare la plastica, ma occorre smettere di produrla o comunque ridurne drasticamente produzione e utilizzo” e l’associazione ha proprio questa idea.

“Diffondere questo tipo di messaggio facendolo passare per “ecologia delle idee” e provare a farlo entrare nell’immaginario collettivo addirittura attraverso uno scambio di schiaffi è inaccettabile. Non condividiamo affatto questo modo di trattare un problema così importante come quello dell’inquinamento da plastica, facendo peraltro ricorso alla violenza che è in netto contrasto con le posizioni pacifiste di Greenpeace” spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna contro l’inquinamento di Greenpeace Italia.

«Con questo tipo di contenuto Corepla si schiera apertamente dalla parte dell’industria della plastica, ignorando anche tutte quelle criticità che mette in evidenza ogni anno nel proprio bilancio pubblico. I numeri sono eloquenti da questo punto di vista: non si riesce e non è possibile riciclare tutta la plastica, solo una parte di quella utilizzata per gli imballaggi si ricicla, e qui parliamo solo di quella che noi differenziamo a casa. Negli ultimi anni il riciclo è cresciuto di qualche punto percentuale ma non è stato in grado di bilanciare in modo appropriato l’aumento della produzione» prosegue Ungherese.

“Da Corepla ci saremmo aspettati un’operazione molto diversa. Lo scopo del Consorzio dovrebbe essere quello di prefiggersi obiettivi di riciclo sempre maggiori, non di schierarsi apertamente dalla parte del sistema che produce e usa sempre più plastica. Avrebbe dovuto ideare una campagna per esigere una maggiore riciclabilità degli imballaggi immessi al consumo e una riduzione della produzione – aggiunge Ungherese – E sulle nostre stesse posizioni sono allineate anche le Nazioni Unite: l’unica strada percorribile è quella di ridurre la produzione per arginare l’inquinamento da plastica del pianeta. Se già oggi siamo sommersi di plastica, cosa succederà se saranno rispettate le previsioni che annunciano che la produzione entro il 2050 sarà quadruplicata? Parlare di riciclo come unica via d’uscita è estremamente fuorviante. Ci auguriamo un rapido cambio di rotta da parte di Corepla”.

Nel rapporto di Greenpeace si legge che il 40% della plastica prodotta è destinata all’usa e getta, un uso opposto rispetto alle caratteristiche di questo materiale: durevole e resistente (e lo si vede dalla sua permanenza nell’ambiente) ma largamente utilizzato per applicazioni che vanno da pochi secondi ad alcuni minuti. “Le grandi multinazionali della plastica monouso non possono far finta di niente – prosegue Ungherese – Si deve smettere di scaricare tutte le responsabilità sul consumatore, che oggi è obbligato ad acquistare merce imballata in plastica perché ha pochissime alternative; gli viene chiesto di raccogliere, separare, differenziare correttamente i rifiuti; paga le tasse sulla nettezza per lo smaltimento, poi però continua ad imbattersi in notizie di smaltimenti illegali nel sud del mondo e grandi quantità di rifiuti non riciclati ma bruciati negli inceneritori. È evidente che il sistema è da correggere”.