Pfas nel sangue: raddoppiati i cittadini veneti contaminati

Da luglio a marzo i cittadini veneti residenti nella zona rossa tra la provincia di Vicenza, Padova e Verona con concentrazioni elevate nel sangue di Pfas, sostanze perfluoro alchiliche, sono raddoppiati passando da 7.716 a 16.400. Lo si apprende dall’ultimo report pubblicato dalla Regione Veneto (Rapporto n. 9 – marzo 2019) in cui si precisa che su “47.213 persone invitate a partecipare allo screening” c’è stata un’adesione del 60% e sono “già disponibili gli esiti di tutti gli esami effettuati per 25.288 di loro; a 16.400 cittadini sono stati riscontrati valori di Pfas elevati e alterazioni delle pressione arteriosa o degli esami bioumorali; a tutti è stato suggerito e offerto, gratuitamente, un percorso di approfondimento di secondo livello“.

Nela Rapporto della Direzione Prevenzione della Regione si conferma, come già specificato nelle precedenti rilevazioni, che sono 4 i composti rinvenuti in più del 50% della popolazione monitorata: si tratta di PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA.

“Le concentrazioni nel siero – si legge nella nota della Regione – risultano aumentare con il passare del tempo trascorso nell’area identificata. Tra gli adolescenti e gli adulti, si osservano concentrazioni sieriche di PFOA, PFOS e PFHxS significativamente più elevate nei maschi rispetto alle femmine, e nei residenti dell’Area Rossa A rispetto a quelli dell’Area Rossa B. Tali differenze, per il momento, non sono state invece riscontrate nella popolazione pediatrica, ma poiché il numero di soggetti con referti di laboratorio già completi è ancora relativo (272) sarà necessario rivalutare la questione quando la numerosità del campione sarà più consistente. Per quanto riguarda gli esami bioumorali, si evidenzia che il colesterolo risulta essere il parametro con più valori ‘fuori norma’ e tale percentuale aumenta all’aumentare dell’età”.