Deposito dei rifiuti nucleari , la politica continua a rimandare. Sogin: “Siamo al limite”

“Siamo in attesa del nullaosta da parte dei ministeri per pubblicare la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee” per il deposito nazionale dei rifiuti nucleari. “Se eravamo al limite a dicembre, oggi siamo ancora più al limite”, visto che la data stabilita per la sua operatività è il 2025. Con queste parole, Luca Desiati, amministratore delegato di Sogin, la società a cui lo stato italiano ha affidato il delicato compito di smantellare quel che resta dei siti nucleari nel territorio nazionale e mettere in sicurezza le scorie, certifica il continuo rimando a data da destinarsi per una scelta importantissima. E aggiunge: “Invito la politica a prendere una decisione, per un uso più efficiente delle risorse economiche pubbliche”.

La politica rimanda

La dichiarazione arriva durante la presentazione da parte della Sogin del bilancio dei risultati per il 2018, e segue di poco meno di un anno quanto affermato durante l’analoga conferenza stampa precedente. In poche parole, è tutto pronto per avviare il deposito nazionale dove stoccare i rifiuti radioattivi, ma la politica continua a non voler prendersi la responsabilità di una scelta, preoccupata per l’effetto Nimby (acronimo inglese per intendere “non nel mio cortile”) con proteste e barricate da parte dei territori interessati. Lo scorso anno, era stato l’allora ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, a promettere che la lista sarebbe venuta fuori prima delle elezioni del 4 marzo, ma non successe. Così come è probabile non succeda prima delle elezioni europee. Intanto Desiati ha spiegato come per rendere più digeribile il via libera alla popolazione dell’eventuale territorio scelto, accanto al deposito, nascerà un polo tecnologico di ricerca, che dovrebbe essere un volano di sviluppo per l’occupazione locale. Sono oltre 35mila le tonnellate di rifiuti radioattivi da smaltire, mentre a oltre un milione di tonnellate arrivano i residui in metallo e calcestruzzo che costituiscono il 94% del materiale riciclabile proveniente dalle centrali dismesse.  Desiata ha ribadito anche un’altra richiesta avanzata alle istituzioni: “C’è bisogno di un potenziamento, un rafforzamento tecnico dell’Agenzia per la sicurezza nucleare”.

I numeri della Sogin nel 2018

Intanto, ecco alcuni dei numeri presentati da Sogin per il 2018: Miglior risultato di sempre delle attività di smantellamento, pari a 80,4 milioni di euro, con un aumento di oltre il 40% rispetto alla media 2010-2017. Prosegue la riduzione strutturale del personale di Gruppo: -9,5% nei due anni, e incremento delle commesse per terzi in Italia e all’estero: nel biennio 2017/2018 stipulati contratti per 35,7 milioni di euro, un valore superiore alla somma degli anni precedenti.