Albero di Natale, tutti i trucchi per sceglierlo e mantenerlo vivo

Con la festa dell’Immacolata si è aperto il periodo natalizio per le famiglie italiane. Non tutti, però, hanno ancora comprato l’albero di Natale da addobbare. Ecco alcuni consigli per scegliere bene. Innanzi tutto, meglio la plastica o l’albero naturale? Se è vero che un albero tagliato è una ferita per l’ambiente, non va dimenticato però che l’albero di plastica è un derivato del petrolio.

Albero vero. Ecco come

L’ideale può essere comprare un abete vero, di piccole-medie dimensioni, che abbia le radici. Interratelo bene in un grande vaso, bagnatelo una volta ogni due giorni e infine riparatelo in un luogo fresco fino al prossimo Natale. Attenzione, però: non surriscaldatelo con centocinquanta lampadine accese 24 ore al giorno: i poveri rami si seccherebbero irrimediabilmente. E non usate prodotti sintetici tipo neve finta spray, meglio il cotone idrofilo. Quando è abbastanza cresciuto, ripiantatelo in piena terra (gli esperti dicono che attecchisce più facilmente se non supera il metro e mezzo d’altezza). Potrà stare nel giardino della casa di campagna o in un bel bosco libero. Anche l’idea di piantarlo in un parco cittadino un po’ spoglio è buona (chiedete il permesso ai vigili di zona). 

Quale specie?

Chi acquista l’albero di Natale “vero”, di solito lo fa perché, dopo le feste, intende coltivarlo in balcone o trapiantarlo in giardino. Se questo è l’intento, è importante scegliere la specie più adatta alla situazione.  Tra le specie più diffuse c’è l’abete rosso, o peccio: ha classica forma a cono con i rami superiori rivolti verso l’alto e quelli inferiori leggermente pendenti. Va bene in un giardino con terreno umido, perché le sue radici temono la siccità. Il peccio glauco, apprezzato per le sfumature bluastre degli aghi, ha la forma conica ma un’altezza più contenuta del peccio. è adatto a una siepe mista e alla coltivazione in vaso. Particolare è l’abete coreano, molto ricercato per le bellissime pigne violette che produce fin da giovane. Di piccole dimensioni, ha aghi non appuntiti, cresce bene in vaso e in coppia con un esemplare analogo sta benissimo ai lati di una scala. Per le zone fredde l’ideale è l’abete nobile. Ha profilo regolare e aghi di un bel verde tendente al blu. È adatto per il giardino in montagna, sempre che si possa innaffiare con una certa generosità in estate. 

Come trattarli

A prescindere dalla specie, tutte le conifere hanno bisogno di trattamenti particolari durante il soggiorno forzato in casa. È di fondamentale importanza sistemare la pianta in un angolo fresco, lontano dai termosifoni, meglio se vicino a una finestra, sia per questioni di luce sia il ricambio di aria, almeno una volta al giorno. Non dimenticate il sottovaso, che potrete nascondere da tela o carta colorata drappeggiata attorno, così da bagnare senza problemi. Con le cesoie si possono tagliare con tutta tranquillità due o tre rametti tra i più bassi (di solito, sono i più vecchi e hanno un aspetto secco): si alleggerisce la base del tronco ed è più facile innaffiare il terriccio. 

I trucchi per l’addobbo

Nell’addobbarlo bisogna fare attenzione a non danneggiare i rami con legacci troppo stretti o luminarie troppo fitte. Vietato l’uso di lucidanti fogliari o di spray che creino l’effetto neve. Anche l’uso del puntale andrebbe valutato con attenzione: se, per inserirlo, si dovesse danneggiare la gemma apicale, l’albero perderebbe la sua forma classica. Con queste cure, la pianta resisterà in casa per tre settimane.

Meglio se certificati

L’Imq (Istituto italiano del marchio di qualità, per informazioni tel. 02/50731) segnala le insidie presenti nei piccoli rituali che accompagnano le feste natalizie. “Che si tratti di luci di Natale, giocattoli o elettrodomestici da regalare e mettere sotto l’albero, i prodotti devono riportare la marcatura CE. La marcatura CE è obbligatoria per tutti i prodotti per i quali esiste una direttiva europea e rappresenta la dichiarazione da parte del fabbricante che il prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza, previsti dalle direttive o regolamenti europei applicabili”.I marchi di sicurezza volontari, come ad esempio IMQ, offrono una certezza in più poiché garantiscono che il prodotto, prima di essere immesso sul mercato, è stato sottoposto da un organismo indipendente a tutte le verifiche necessarie per accertarne la sicurezza e che, anche una volta sul mercato, è soggetto a sorveglianza periodica per garantire il mantenimento dello standard qualitativo.